VITERBO – Un nuovo lutto scuote il carcere Nicandro Izzo di Mammagialla, a Viterbo. Nelle prime ore di domenica 26 luglio un detenuto di 29 anni, originario del Marocco, è stato trovato senza vita nella propria cella. Secondo le prime informazioni si sarebbe tolto la vita impiccandosi.
L’allarme lanciato dal compagno di cella ha fatto scattare l’intervento immediato degli agenti della polizia penitenziaria e del personale sanitario, ma per il giovane non c’è stato più nulla da fare. La salma è stata rimossa dall’agenzia funebre locale Il Cero.
Sull’accaduto indaga ora la squadra mobile della Questura, coordinata dalla Procura di Viterbo, che dovrà ricostruire con precisione la dinamica del decesso. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della polizia scientifica per i rilievi.
Massimo Costantino, segretario della Fns Cisl Lazio, ha sottolineato come la tragedia non sembri collegata all’incendio divampato appena il giorno prima, ma ha comunque rimarcato come nelle carceri italiane si continui a morire.
Il rogo nella sezione precauzionale
La morte del 29enne arriva a meno di ventiquattr’ore da un altro episodio grave avvenuto nello stesso istituto. Nella serata di sabato 25 luglio, intorno alle 20, un incendio è divampato nella sezione precauzionale del carcere, con ogni probabilità appiccato da alcuni detenuti che avrebbero dato fuoco a dei materassi, in quello che le autorità ritengono un rogo di origine dolosa scoppiato nel reparto poi evacuato con l’intervento dei vigili del fuoco.
Il fumo si è propagato rapidamente in tutto il reparto, arrivando fino all’infermeria e rendendo necessario un ampio dispiegamento di soccorsi. Ares 118 ha attivato il Nucleo maxiemergenze, allestendo il posto medico avanzato di Orte e mettendo in preallerta i piani d’emergenza degli ospedali della provincia, inviando sul posto due automediche e quattro ambulanze di soccorso avanzato per assistere una ventina di detenuti con sintomi di intossicazione da fumo.
Il bilancio complessivo è stato di circa 20 persone soccorse: un detenuto è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Santa Rosa di Viterbo per le condizioni più critiche, altri sei sono stati trasferiti in codice giallo, mentre dieci persone sono state assistite direttamente all’interno del carcere, di cui una in codice giallo e nove in codice verde per lievi disturbi da inalazione.
Il precedente: l’omicidio di Mohammed Channoun
Quello di domenica è il secondo decesso registrato a Mammagialla in poco più di una settimana. Il 16 luglio scorso, durante l’ora d’aria, aveva perso la vita Mohammed Channoun, detenuto marocchino di 26 anni, colpito a morte da una coltellata alla schiena nel corso di una violenta rissa scoppiata nel cortile dei passeggi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, lo scontro avrebbe coinvolto nove detenuti divisi in due gruppi contrapposti, armati con lame artigianali realizzate all’interno del carcere.
La Procura di Viterbo ha aperto un’inchiesta per omicidio in concorso e rissa aggravata, iscrivendo nel registro degli indagati dieci persone, tra cui due cittadini italiani. Le indagini, coordinate dal pm Flavio Serracchiani, si basano in particolare sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza dell’area passeggi, ritenute decisive per stabilire le singole responsabilità.
Una struttura sotto pressione
I ripetuti episodi di violenza e le condizioni critiche del penitenziario viterbese hanno spinto negli ultimi giorni diverse sigle sindacali della polizia penitenziaria a denunciare una situazione di sovraffollamento e carenza di personale, chiedendo interventi urgenti da parte dell’amministrazione penitenziaria per riportare sicurezza e legalità all’interno della struttura.
















