Questa mattina si è schiuso il nido di Caretta caretta deposto a fine giugno sulla spiaggia di Pescia Romana. Quando i primi bagnanti se ne sono accorti, i piccoli erano già in acqua: sulla sabbia restavano soltanto le tracce. Alle ultime due ritardatarie è toccato un applauso — e nessuna mano addosso, che è il modo giusto di volere bene a un animale selvatico
PESCIA ROMANA (VT) – C’è un tipo di notizia che non ha bisogno di essere gonfiata, perché arriva già intera.
Questa mattina, sulla spiaggia in località Stella Marina di Pescia Romana, si sono schiuse le uova che una tartaruga marina Caretta caretta aveva deposto qualche settimana fa, risalendo la battigia nel buio e scavando la sua buca lontano dall’acqua.
Quando i primi frequentatori della spiaggia hanno notato quel disegno inconfondibile sulla sabbia — decine di minuscole tracce parallele, tutte orientate nella stessa direzione — il lavoro era già finito. I piccoli avevano raggiunto il mare. Sono rimaste soltanto due ritardatarie, accompagnate negli ultimi metri dagli applausi e dalle fotografie dei presenti. Ma senza mani, senza aiuti, senza interventi: e questa è la parte della storia che merita di essere raccontata per prima.
Un nido difeso da tutti
Il nido era stato individuato a fine giugno all’altezza dello stabilimento Stella Marina, e messo subito in sicurezza dalla Guardia Costiera con una delimitazione dell’area che ne ha garantito la tranquillità per tutta l’incubazione. Da quel momento in poi la custodia è diventata un fatto collettivo: i gestori dello stabilimento adiacente, i bagnanti, i volontari delle associazioni. Sei settimane di ombrelloni spostati un po’ più in là, di cartelli rispettati, di bambini a cui è stato spiegato perché non si scavalca quella recinzione.

È un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché la letteratura sulla conservazione delle tartarughe marine è piena di nidi persi non per predatori o mareggiate, ma per distrazione umana: un lettino piantato nel punto sbagliato, un fuoristrada di servizio, una luce lasciata accesa. Qui non è successo. Il litorale ha funzionato.
Che cosa succede in quei quarantacinque giorni
L’incubazione di un nido di Caretta caretta dura in media tra i quarantacinque e i sessanta giorni, e la sabbia fa quasi tutto il lavoro. È la temperatura, infatti, a determinare il sesso dei nascituri: sotto una certa soglia prevalgono i maschi, sopra le femmine. Un nido ne contiene abitualmente un centinaio.
L’uscita avviene quasi sempre di notte o nelle primissime ore del mattino, quando la sabbia si raffredda, e i piccoli emergono tutti insieme: è una strategia, non un caso, perché la massa serve a saturare la fame dei predatori. Poi si orientano verso il punto più luminoso dell’orizzonte, che in una spiaggia sana è il riflesso del cielo sul mare. È per questo che le luci artificiali sono così pericolose in questa fase, e per questo che vale la regola di non usare torce e flash puntati verso i nidi.
Quella corsa di pochi metri verso l’acqua è anche il motivo per cui non si toccano. In quel tragitto il piccolo registra le caratteristiche della spiaggia in cui è nato: molti anni dopo, se sarà tra i pochissimi ad arrivare all’età adulta — le stime parlano di circa un individuo su mille — sarà proprio una femmina di questa covata a tornare qui a deporre. Prendere in braccio una tartaruga per aiutarla, o anche solo per la foto, significa cancellarle quella bussola.
Chi stamattina ha applaudito da bordo battigia, insomma, ha fatto esattamente la cosa giusta.
Un’estate buona per il litorale laziale
La schiusa di Pescia Romana si inserisce in una stagione riproduttiva particolarmente vivace lungo le coste del Lazio, monitorate dalla rete regionale TartaLazio insieme agli enti parco, alle capitanerie e a un piccolo esercito di volontari. La prima schiusa laziale dell’anno è arrivata a Sabaudia, nel Parco nazionale del Circeo, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto; ai primi di agosto il conteggio regionale dei nidi individuati era già arrivato a dodici, distribuiti tra il litorale pontino, quello romano e la costa alta.
La Caretta caretta è una specie protetta a livello europeo e internazionale, e la sua progressiva risalita verso nord lungo il Tirreno è uno dei fenomeni che i ricercatori seguono con maggiore attenzione: spiagge che fino a pochi decenni fa erano considerate marginali per la nidificazione stanno diventando ordinarie. È una buona notizia e, insieme, un indizio sul riscaldamento del Mediterraneo. Le due cose convivono.

Perché festeggiare
Resta il fatto nudo, e va bene così. Su una spiaggia della bassa Tuscia, in una mattina di agosto, un centinaio di animali di pochi centimetri ha attraversato la sabbia ed è entrato in mare per la prima volta, e nessuno li ha disturbati.
La nascita è sempre un evento che emoziona. Quando è la natura a regalarcelo, e quando per una volta siamo stati capaci di limitarci a guardare, il festeggiamento è doppio: per loro, e un po’ anche per noi.
Se trovi un nido o tracce sulla spiaggia: non toccare nulla, non calpestare l’area, segnala subito alla Capitaneria di Porto al numero blu 1530. Se assisti a una schiusa, resta a distanza, niente flash né torce, e lascia libera la via verso il mare.

