Ascoltato anche il compagno quarantenne della ragazza
VITERBO – Iniziano a emergere nuovi elementi sulla morte di Benedetta Marino, la ragazza viterbese trovata senza vita sabato mattina, 8 agosto, in una stanza all’ultimo piano di una palazzina abbandonata da anni all’interno dell’ex Consorzio agrario di viale Francesco Baracca, nella zona della Teverina, alle porte del quartiere Santa Lucia.
Benedetta era nata a Viterbo il 7 agosto 2003: aveva compiuto 23 anni poche ore prima.
Proprio per festeggiare il compleanno, nella notte tra il 7 e l’8 agosto, la giovane si sarebbe trovata qui con alcuni amici, un luogo noto da tempo come ritrovo di persone con problemi di dipendenza. Fino alla scomparsa della giovane. E’ stato un amico la mattina a chiamare il 112, quando non riuscendo più a rintracciarla ha iniziato a cercarla nella struttura fatiscente fino a trovarla priva di vita all’ultimo piano. Quando polizia e soccorritori sono arrivati sul posto per la giovane non c’era più nulla da fare: secondo una prima valutazione, la morte risaliva a diverse ore prima del ritrovamento.
L’indiscrezione: «Sarebbe stata picchiata»
È qui che si inserisce l’elemento nuovo. Secondo indiscrezioni raccolte da questa redazione in ambienti legali vicini alla famiglia, Benedetta sarebbe stata picchiata nei giorni precedenti al decesso. Una circostanza che, se confermata, cambierebbe radicalmente il quadro investigativo, spostandolo dall’ipotesi dell’assunzione letale di sostanze a quella di un concorso di condotte altrui.
A suffragare l’ipotesi, la testimonianza di un’amica rilasciata alla trasmissione La Vita in diretta, secondo la quale non ci sarebbe stata nessuna festa all’interno della palazzina abbandonata: “Erano solo lei e il ragazzo. Nessun droga party, lei si è sentita male, lui l’ha lasciata lì e s’è dato”.
Sono proprio gli amici a non credere alla versione del quarantenne già noto alla forze dell’ordine, “Non mi è mai piaciuto, la menava sempre. Era sempre piena di lividi. Una storiaccia”, conclude l’amica.
Secondo quanto riportato da altri, non sarebbe stata la prima volta che quei locali fatiscenti venivano utilizzati per dormire. “Benedetta ci ha dormito più volte, quella sera noi abbiamo fatto la strada con lei fino a lì e poi ce ne siamo andati, se sapevamo che sarebbe andata a finire così saremmo rimasti“.
Da chiarire che la ricostruzione non è ancora riscontrata dagli atti resi pubblici: il primo esame esterno sul corpo non avrebbe evidenziato segni evidenti di morte violenta, ed è anche per questo che nelle prime ore le indagini si erano orientate sull’ipotesi dell’overdose.
Sarà l’autopsia a dover conciliare — o a smentire — le due letture.
Il fascicolo d’indagine
La Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo contro ignoti. La pm Paola Conti, che coordina le indagini, procede per le ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro reato e cessione di sostanze stupefacenti. Allo stato non risultano persone iscritte nel registro degli indagati: l’apertura del fascicolo serve a consentire agli inquirenti tutti gli approfondimenti necessari per verificare eventuali responsabilità di terzi.
Nello stabile la Polizia scientifica ha lavorato a lungo, repertando bottiglie, oggetti e ogni altro elemento ritenuto utile. Numerose tracce raccolte sul posto avrebbero già contribuito a indirizzare gli accertamenti. Gli uomini della Squadra mobile hanno ascoltato in questura diversi ragazzi che avrebbero partecipato alla festa: l’obiettivo è mettere in fila le versioni, stabilire chi fosse presente, a che ora sia arrivato e quando abbia lasciato l’edificio, e soprattutto che tipo di sostanze siano circolate nel corso della serata.
Il compagno della ragazza
Tra le persone sentite figura anche il compagno della giovane, un uomo di quarant’anni del quale si conosce soltanto il nome, Luca, già ascoltato due volte negli uffici della Questura di Viterbo. Sarebbe stato lui, fin dalle prime battute, a riferire agli inquirenti che Benedetta si era recata in quello stabile per festeggiare il compleanno, e avrebbe fornito dettagli ritenuti importanti per ricostruire le ultime ore della ragazza. L’uomo non risulta destinatario di alcun provvedimento né iscritto nel registro degli indagati.
Cosa dovrà dire l’autopsia
L’esame autoptico è l’atto su cui si concentrano ora le attese: dovrà stabilire con precisione ora e causa del decesso e verificare l’eventuale presenza di lesioni compatibili con l’ipotesi delle percosse. Per gli esiti degli accertamenti tossicologici — quelli che diranno se e quali sostanze e quali alcolici siano stati assunti — serviranno però tempi più lunghi, verosimilmente alcuni mesi.
Le domande aperte
Restano sul tavolo degli inquirenti diversi nodi, a partire da quello della telefonata: chi sapeva che Benedetta si trovava in quell’edificio, e in che rapporto era con il gruppo presente quella notte.
Chi era con lei nelle ore decisive. Che cosa è stato consumato durante la festa. E perché, se la ragazza si è sentita male, nessuno ha chiamato i soccorsi prima del mattino successivo?
Sullo sfondo, il racconto dei familiari agli investigatori: una giovane che da settimane non rientrava a casa, un percorso di dipendenze e di frequentazioni che la famiglia aveva provato a interrompere. Il figlio di quattro anni è accudito dal padre e dai nonni materni.
Benedetta lascia il bambino, i genitori e il fratello. Sabato mattina, davanti al luogo della tragedia, amici e familiari si sono ritrovati in un dolore composto: una famiglia conosciuta e stimata in città, davanti a una perdita che ha scosso Viterbo.

