Il giornalista romano, storica firma della redazione Cultura e Spettacoli dell’Ansa, è morto a 74 anni a Capalbio, colto da un malore mentre nuotava. Critico, saggista e sceneggiatore, aveva dedicato a Eduardo De Filippo la biografia diventata un classico
CAPALBIO — Il mare davanti alla spiaggia di Macchiatonda, la tarda mattinata di una giornata d’agosto come tante. È lì che si è fermata la vita di Maurizio Giammusso, storico giornalista dell’Ansa, scrittore e sceneggiatore, colto da un malore mentre nuotava. Aveva 74 anni.
L’allarme è scattato subito e la macchina dei soccorsi si è messa in moto con tutti i mezzi disponibili: è stato attivato anche l’elisoccorso Pegaso, con il medico calato direttamente sulla spiaggia con il verricello per accelerare l’intervento. Le manovre di rianimazione, condotte a lungo insieme al personale sanitario giunto via terra, non hanno però dato esito. Le cause esatte del decesso saranno chiarite dagli accertamenti del caso. Lascia la moglie Anna e la figlia Daniela.
Trent’anni di cronaca culturale
Nato a Roma il 17 ottobre 1951, Giammusso è stato per decenni uno dei pilastri della redazione Cultura e Spettacoli dell’Ansa, dove ha lavorato fino al 2010. Chi ha frequentato quelle stanze sa cosa significhi: l’agenzia è il luogo dove la notizia culturale nasce prima di arrivare ovunque, e dove la precisione non ammette sconti. Lui ci aggiungeva qualcosa in più, l’eleganza della scrittura e una cultura vasta che non ostentava mai.
Accanto al lavoro d’agenzia c’è stata la lunga stagione da critico teatrale, portata avanti sulla carta stampata — in particolare per il Corriere della Sera — e negli ultimi anni anche sul web, con l’Huffington Post. Ma ridurlo al ruolo di cronista sarebbe ingiusto: Giammusso ha attraversato il mondo del teatro da ogni lato possibile, firmando mostre, saggi, programmi televisivi e sceneggiature, e finendo per portare la propria scrittura proprio su quelle tavole di palcoscenico che aveva osservato per una vita dalla platea.
Eduardo, il libro di una vita
Il nome cui il suo è legato più strettamente è quello di Eduardo De Filippo, l’autore che forse amava più di ogni altro, per lui incarnazione stessa dell’idea di teatro in tutte le sue forme. Gli ha dedicato diverse pubblicazioni, frutto di ricerche lunghissime e ricche di materiali inediti.
Su tutte, Vita di Eduardo, ampia biografia uscita per Mondadori nel 1993, ripubblicata negli anni da altri editori e riportata in libreria da Minimum Fax in occasione del venticinquennale della scomparsa dell’attore: un titolo mai davvero uscito di circolazione, ormai un classico e un punto di riferimento obbligato. Per costruirlo Giammusso aveva setacciato ogni fonte disponibile e soprattutto le carte private conservate dalla famiglia: dalle letterine di Eduardo bambino ai carteggi — a volte cordiali, a volte durissimi — con Luigi Pirandello, Armando Curcio, Totò, Anna Magnani, Paolo Grassi, Laurence Olivier, Franco Zeffirelli e molti altri. Ne era nato un intreccio di pubblico e privato, di arte e di affari, di affetti e rancori, in cui il rigore della ricerca storica non soffocava mai la rievocazione d’ambiente.
Da quel libro è tratto I fratelli De Filippo, lo spettacolo con cui Sergio Rubini racconta Eduardo, Titina e Peppino, firmato insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini: ha debuttato al Mercadante di Napoli il 5 e 6 luglio per il Campania Teatro Festival e dall’autunno sarà in tournée in Italia. Un’ultima, involontaria coincidenza: la sua scrittura continuerà a stare sulla scena che tanto amava.
La bibliografia
L’elenco dei suoi volumi restituisce l’ampiezza degli interessi: La fabbrica degli attori. L’Accademia nazionale d’arte drammatica: storia di cinquant’anni (1988), Eliseo, un teatro e i suoi protagonisti (con Giuliana Poggiani, 1989), Vita di Eduardo (1993), Eduardo da Napoli al mondo (1994), Il Dante di Gassman (1994), Il teatro di Genova: una biografia (2001), Vita di Rossellini (2004) e Per Ecuba! Frammenti di un discorso teatrale (2009).
Alla famiglia e ai colleghi che hanno condiviso con lui la redazione va il cordoglio della nostra.

