Da stamattina la benzina Enilive non supera 1,99 euro e il gasolio 2,19. IP si accoda senza indicare cifre. Gestori sotto pressione, benzinai indipendenti sul piede di guerra
Serbatoi quasi vuoti, file di auto che arrivano fino alla carreggiata e gestori costretti a fare gli straordinari. Il primo giorno del tetto ai prezzi dei carburanti si è trasformato in una corsa al rifornimento.
I casi più visibili a Bari e Viterbo: nel capoluogo pugliese i prezzi nei distributori Eni sono cambiati intorno alle 8 e molti automobilisti si sono messi in coda, mettendo sotto pressione i gestori degli impianti. A Viterbo «siamo presi d’assalto», hanno detto alcuni operatori, sperando di riuscire a soddisfare tutte le richieste.
Cosa cambia alla pompa
Da oggi, lunedì 28 settembre, in tutte le stazioni Enilive la benzina non può superare 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19, circa 17 centesimi sotto le medie attuali. Il limite vale sia al self sia al servito e resta in vigore, per ora, 30 giorni. La proroga è possibile: Eni potrebbe estendere il limite fino a fine anno, a seconda dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Coinvolge una rete ampia: a fine 2025 in Italia si contavano 3.982 stazioni Eni, quindi il tetto si applica in quasi 4.000 punti vendita.
La differenza si vede sul conto. Domenica 27 settembre il Mimit registrava in media 2,159 euro al litro per la benzina self e 2,377 per il gasolio sulla rete stradale. In autostrada il diesel sfiora i 2,5 euro. Secondo il Centro studi Unimpresa, una famiglia con due auto può risparmiare fino a 17,80 euro a settimana, circa 80 euro al mese.
IP segue, ma senza cifre
Il secondo marchio è arrivato 48 ore dopo. Socar, la compagnia statale azera che controlla Italiana Petroli, ha annunciato un limite ai prezzi sulla rete IP, rispondendo all’appello del governo a fermare la corsa dei prezzi. Il meccanismo però è diverso da quello Eni. Non è stata comunicata una cifra: Socar dice che i prezzi saranno fissati in base alle diverse esigenze, per garantire la sopravvivenza della filiera. IP partirà dalle stazioni di proprietà e poi estenderà gradualmente il meccanismo a tutti i 4.575 impianti del marchio. Si studia anche come coinvolgere Esso. Messe insieme, le due iniziative potrebbero riguardare circa 8.500 distributori, quasi il 39% dei circa 22mila punti vendita italiani.
Il governo applaude, le opposizioni attaccano
A Palazzo Chigi la mossa è stata accolta con entusiasmo. Meloni aveva definito la scelta di Eni un lodevole atto di attenzione verso l’Italia e ha poi ringraziato il presidente azero Aliyev per la decisione di IP. Il ministro Urso l’ha attribuita al partenariato strategico con l’Azerbaigian. Le opposizioni invece sostengono che Eni sta facendo quello che il governo non è riuscito a fare. Il tempismo conta. Lo sconto sulle accise del gasolio è sceso da 17 centesimi a 12,2 tra il 18 e il 25 settembre, e poi a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. In altre parole, una società controllata dallo Stato assorbe parte del rincaro che lo Stato ha smesso di coprire con il fisco. Forza Italia e Lega sostengono che la mossa di Eni rende superflua una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche.
La rabbia delle pompe bianche
Non tutti festeggiano. Assopetroli, che rappresenta circa 12mila distributori, dice che i prezzi Eni non possono essere replicati da chi compra il prodotto a condizioni diverse. Teme distorsioni nella filiera e non esclude azioni legali. La Figisc parla apertamente di rischi di posizione dominante, dumping e concorrenza sleale. Anche all’interno della rete del cane a sei zampe c’è malumore: non tutti i gestori con insegna Eni sono contenti, perché vedono ridursi i propri margini.
Lo spettro francese: scorte a rischio
La scena delle code richiama quanto accaduto in Francia. In primavera TotalEnergies ha introdotto un tetto ai prezzi, poi prorogato più volte. I gestori indipendenti hanno presentato un esposto all’Antitrust e ci sono stati problemi sulle giacenze, con distributori presi d’assalto e carburante che scarseggiava. Il rischio è che succeda lo stesso in Italia, in un momento in cui i prezzi sono spinti dalla scarsità di raffinati, dovuta in parte alla guerra nel Golfo e in parte alla chiusura di molte raffinerie europee.
Camionisti e taxi pronti al fermo
Il tetto riguarda solo la rete stradale al dettaglio e non risolve i problemi di chi vive di gasolio. Gli autotrasportatori avevano già minacciato una mobilitazione. Ora Filt-Cgil e Uiltrasporti segnalano una situazione critica anche per i taxi e prospettano un fermo del servizio. Il prossimo appuntamento è il tavolo dell’8 ottobre con raffinerie e compagnie petrolifere. Lì si capirà se il pieno a 1,99 resterà un’eccezione di un mese o diventerà un modello per tutto il settore.

