La scoperta in un edificio abbandonato alla periferia di Latina. Il rituale era rivolto contro una o più giovani coppie: la polizia ha fotografato tutto e annotato i nomi dei destinatari. Nessun reato, ma gli atti restano agli atti
Latina – Bambole trafitte dai chiodi. Candele consumate fino alla base. Fotografie di ragazzi sepolte sotto la cera colata. È questa la scena che gli agenti della Questura si sono trovati davanti, alcuni giorni fa, al piano terra di un’abitazione abbandonata alle porte di uno dei borghi della periferia di Latina.
Non un gioco improvvisato, ma un cerimoniale allestito con metodo, per augurare il male a qualcuno. Il destinatario del rito – o meglio, i destinatari – sono una o più giovani coppie, i cui volti erano stati stampati e portati lì apposta.
L’ha trovato chi cercava la refurtiva
La scoperta è arrivata per puro caso, e per una di quelle coincidenze che nessuno scrittore oserebbe inventare.
Nei giorni scorsi un residente della zona aveva subito un furto in casa: via i soldi e i gioielli, ma anche alcuni oggetti personali di scarso valore. Convinto che i ladri se ne sarebbero disfatti nelle vicinanze, aveva cominciato a battere le campagne intorno all’abitato, cercando il deposito che i “topi d’appartamento” avrebbero potuto usare come base.
Così è arrivato al casolare: nessuna recinzione, il piano terra completamente accessibile, senza porte né finestre. Un immobile finito in quello stato dopo una ristrutturazione avviata diversi anni fa e mai portata a termine. Dentro, al posto della refurtiva, quell’allestimento. L’uomo ha pensato a un rito satanico e ha chiamato il 112.
Perché non si apre un’indagine
Gli agenti hanno documentato tutto con le fotografie e hanno annotato i nomi delle persone raffigurate nelle immagini. Ma il fascicolo si ferma lì: la legge italiana non attribuisce alcuna valenza giuridica a queste pratiche, e allestire un rituale, per quanto inquietante, non costituisce di per sé un illecito.
Il materiale raccolto ha però un valore preventivo tutt’altro che simbolico. Se in futuro l’autore – o l’autrice – di quella “maledizione” dovesse passare dal piano esoterico a quello dei fatti, con atteggiamenti ossessivi o persecutori nei confronti delle stesse persone, gli investigatori avranno già in mano un precedente documentato, con nomi e date. Il chiodo piantato in una bambola non è reato. Ma dice qualcosa su chi lo ha piantato, e su quanto a lungo ci ha pensato.
Nella società del «non è vero, ma ci credo», in fondo, non c’è troppo da stupirsi. C’è ancora chi prova a fare del male agli altri con la magia nera, magari per vendicarsi di un amore o di un’amicizia finiti male. E c’è chi lo fa sul serio: con la cera, i chiodi e la pazienza di chi torna, notte dopo notte, in una casa vuota.


