La Procura di Civitavecchia contesta l’appropriazione indebita aggravata a un uomo di Tarquinia che era stato nominato procuratore generale e speciale di Giovanni Moscherini. Secondo l’accusa non ha restituito nulla, nemmeno dopo la diffida. Udienza predibattimentale il 3 maggio
CIVITAVECCHIA – Aveva ricevuto la firma. Non una delega qualsiasi: la procura generale e speciale per stipulare a nome di Giovanni Moscherini «diversi negozi giuridici».
Il potere, cioè, di trattare, vendere, incassare al posto di un uomo che quella firma non era più in condizione di mettere da sé.
Secondo la Procura della Repubblica di Civitavecchia, di quel potere Franco Piersanti, 65 anni, residente a Tarquinia, ha fatto un uso molto diverso da quello per cui gli era stato conferito (nella foto a sinistra).
Il pubblico ministero Roberto Savelli ne ha chiesto e ottenuto la citazione a giudizio: l’udienza di comparizione predibattimentale si terrà davanti al Tribunale di Civitavecchia, in via Terme di Traiano, il 3 maggio prossimo alle 9.30 davanti alla giudice Monica Croci. L’imputato è assistito dall’avvocato Daniele Barbieri del foro di Civitavecchia.
Il capo d’imputazione
Il testo della contestazione è asciutto e, proprio per questo, pesante. Piersanti avrebbe agito «per procurarsi un ingiusto profitto», approfittando del fatto di detenere, in qualità di procuratore, le somme di denaro incassate per conto di Moscherini: un totale di 180mila euro. A questi si aggiungono i beni mobili che si trovavano all’interno dell’appartamento di via dell’Alberata, a Tarquinia.
Di tutto questo, sostiene l’accusa, si sarebbe appropriato, non restituendo nulla nemmeno dopo la diffida formale comunicatagli il 28 luglio 2024.
I reati contestati sono quelli previsti dagli articoli 646 e 61 numero 11 del codice penale: appropriazione indebita, con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera. È la circostanza che il legislatore prevede proprio per i casi in cui a rubare non è un estraneo, ma qualcuno che si trovava lì per lavorare, per assistere, per amministrare. Qualcuno a cui era stata data una chiave, in senso letterale o figurato.
Chi è la persona offesa
Il nome della parte lesa dice quanto la vicenda pesi su questo territorio. Giovanni Moscherini, nato a San Benedetto del Tronto il 6 maggio 1948, è stato sindaco di Civitavecchia e presidente dell’Autorità di sistema portuale: per anni uno degli uomini più influenti del litorale, al centro di ogni partita che riguardasse il porto e la città. Della malattia che lo ha colpito abbiamo già scritto a lungo. Oggi è domiciliato, ai fini del procedimento, presso lo studio dell’avvocato Federico Salvatore del foro di Roma e Pierluigi Bianchini del Foro di Civitavecchia.
È questo il punto che rende la vicenda diversa da un ordinario contenzioso patrimoniale. Una procura generale si conferisce quando ci si affida completamente a qualcuno. È lo strumento con cui una persona consegna a un’altra la propria capacità di agire nel mondo: i conti, i contratti, le case. Se ne fa uso proprio nelle stagioni della vita in cui la lucidità viene meno e servono mani fidate.
Secondo la ricostruzione della Procura, quelle mani hanno preso.
Cosa succede ora
Il procedimento – iscritto al numero 1187/25 del registro generale notizie di reato — è arrivato alla fase della citazione diretta a giudizio. Il 3 maggio 2027 il giudice valuterà se il caso debba proseguire in dibattimento; l’imputato potrà nel frattempo chiedere riti alternativi, dal giudizio abbreviato al patteggiamento, oppure la messa alla prova. Può anche chiudere il contenzioso restituendo i soldi sottratti.
Fino a quel momento, e fino a un’eventuale sentenza definitiva, Franco Piersanti è presunto innocente: quelle scritte nell’atto sono le contestazioni dell’accusa, non fatti accertati. Sarà il processo a stabilire come siano andate le cose.
Ma le contestazioni, intanto, sono agli atti. E parlano di 180mila euro, di una casa svuotata e di una diffida rimasta senza risposta.

