L’Autorità di Sistema Portuale cerca il responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del presidente. Contratto a tempo indeterminato per una funzione che nasce e muore con il mandato, obbligo di tessera da giornalista per un ruolo che il bando stesso distingue dall’ufficio stampa. Dopo l’autista personale pisano del presidente pisano, l’amministratore unico della PAS, amico e anch’esso pisano, gli allibratori danno alla pari questa nomina a Molo Vespucci (sarà pisano o giù di lì)
CIVITAVECCHIA – Con il decreto n. 135 del 2026 l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale ha indetto una selezione pubblica per un posto di Quadro A: il responsabile dell’Ufficio di Gabinetto, Segreteria del Presidente e Relazioni Istituzionali.
Sede Civitavecchia, tempo pieno, contratto a tempo indeterminato, stipendio tabellare di 3.384,13 euro lordi mensili su quattordici mensilità, più accessori e fino a 250 ore annue di straordinario.
Il bando è stato preceduto dai passaggi che la legge impone: una ricognizione interna, chiusa il 31 luglio senza che arrivasse una sola candidatura, e una procedura di mobilità verso le altre Autorità portuali, rimasta senza risposta. Da questo punto di vista la strada è stata percorsa nell’ordine giusto.
È il contenuto dell’avviso a porre domande.
Un posto fisso per un ruolo che dura quanto un presidente
Basta leggere le mansioni. Il responsabile lavora “alla diretta collaborazione del Presidente“, ne cura le relazioni istituzionali “su indirizzo del Presidente“, ne gestisce l’agenda, ne prepara discorsi, note e dossier, ne coordina la segreteria, ne organizza le missioni e ne assicura il supporto logistico alle trasferte.
È la descrizione di un capo di gabinetto. Una figura, cioè, il cui senso sta interamente nel rapporto con la persona che occupa la presidenza.
Il presidente Raffaele Latrofa è stato nominato dal Ministro delle Infrastrutture nel novembre 2025. Il mandato è quadriennale. Il contratto messo a bando, invece, è a tempo indeterminato.
Formalmente non c’è un divieto: le Autorità portuali assumono con rapporti di natura privatistica e la legge 84/1994 non prevede, per questi incarichi, il meccanismo a termine che vale per gli uffici di diretta collaborazione di sindaci e ministri. Il posto risulta inserito in pianta organica e nel Piano Triennale dei Fabbisogni.
Ma la contraddizione resta, e non è teorica. Nel 2029, o prima in caso di cambio al vertice, l’Autorità si troverà con un dipendente stabile inquadrato al livello più alto del comparto, il cui profilo è stato costruito su misura attorno a un presidente che non c’è più. Delle due l’una: o resta in un ruolo il cui presupposto è svanito, o va ricollocato altrove, e allora l’ente avrà assunto a vita per una posizione che aveva definito indispensabile a presidiare quelle specifiche funzioni.
L’obbligo della tessera da giornalista
Il punto 13 dei requisiti generali impone l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti, elenco professionisti o pubblicisti. Non è un titolo preferenziale: è un requisito di ammissione, e chi non ce l’ha è escluso automaticamente.
Qui il bando entra in contraddizione con sé stesso. La legge 150/2000 riserva l’obbligo di iscrizione all’albo al personale degli uffici stampa. E questo avviso ripete tre volte che il ruolo non è l’ufficio stampa: dice che il responsabile “si coordina con l’Ufficio Stampa“, che opera “in raccordo” con esso, e perfino che deve agire “nel rispetto dell’autonomia professionale e organizzativa dell’Ufficio”.
Se la funzione è distinta da quella giornalistica, su quale base si pretende la tessera?
L’asimmetria diventa evidente accostando i due requisiti di studio. Per la laurea, il bando chiede una magistrale senza specificare alcuna classe: va bene qualunque cosa, da ingegneria a lingue a farmacisti. Per l’albo, invece, la richiesta è puntuale e inderogabile. Un avviso vago dove dovrebbe essere preciso e rigidissimo dove non dovrebbe esserlo restringe la platea dei partecipanti in un modo che merita una spiegazione.
I punti: chi viene da dentro parte con un vantaggio enorme
I titoli valgono fino a 36 punti, di cui 28 per l’esperienza professionale, distribuiti così: quattro punti per ogni anno passato presso organi di vertice di enti pubblici, due per le relazioni istituzionali, due per il settore portuale, uno e mezzo per la comunicazione istituzionale, più fino a quattro punti per incarichi di responsabilità.
Le voci non si escludono tra loro. Chi ha lavorato nella presidenza di un’Autorità portuale le somma tutte: nove punti e mezzo per ogni singolo anno di servizio, con il tetto dei 28 raggiunto in tre anni. Chi arriva da un percorso diverso, anche di alto profilo, può restare dietro di parecchie lunghezze prima ancora di sostenere una prova.
Il bando, peraltro, non chiarisce esplicitamente se le voci siano cumulabili sullo stesso periodo. Lo precisa soltanto per gli incarichi di responsabilità. Un’ambiguità di questo peso, lasciata alla discrezionalità della commissione, incide direttamente sulla graduatoria finale.
I titoli valutati dopo aver visto i candidati
C’è poi una scelta di metodo che colpisce. Il paragrafo 5 stabilisce che la valutazione dei titoli avviene dopo lo svolgimento della prova scritta e della prova orale, e soltanto nei confronti di chi ha superato entrambe.
Significa che la commissione arriva ad assegnare i 36 punti dei titoli avendo già incontrato i candidati di persona e conoscendone i risultati. Il criterio consolidato è l’opposto: i titoli si valutano prima, proprio per tenere separata la carta dalla persona. L’avviso prevede che i criteri siano fissati in via preliminare, il che attenua il problema, ma non lo elimina.
Le domande che l’Autorità dovrebbe chiarire
Sono quattro, e sono tutte tecniche.
Perché un contratto a tempo indeterminato per una funzione descritta come di diretta collaborazione con un presidente il cui mandato scade nel 2029.
Su quale base normativa si fonda l’obbligo di iscrizione all’Ordine dei giornalisti per un ruolo che il bando stesso tiene distinto dall’ufficio stampa.
Se le voci di esperienza professionale siano cumulabili sullo stesso arco temporale, e con quale effetto sulla graduatoria.
Perché i titoli vengono valutati a prove concluse anziché prima.
Una questione che riguarda la città
Al di là dei profili tecnici, resta un tema politico che a Civitavecchia non è secondario. Un porto è un ecosistema fatto di rapporti con il Comune, la Regione, le imprese, i sindacati, le comunità che vivono di banchina. Le “relazioni istituzionali a livello locale” che il bando mette al primo posto tra le mansioni presuppongono la conoscenza di quel tessuto: chi sono gli interlocutori, quali sono le fratture aperte, come si è arrivati fin qui.
Il bando, però, quella conoscenza non la chiede mai. Chiede la tessera dell’Ordine, chiede Microsoft 365, chiede — ed è una novità che vale la pena segnalare — la capacità di usare strumenti di intelligenza artificiale generativa. Del territorio, non una riga.
Su un ruolo che si chiama “relazioni istituzionali locali”, è l’assenza che pesa di più.
Su questo bando ci sono poi già due precedenti che hanno fatto irrigidire la città. L’attuale presidente è un politico e da tale si comporta. Come suo autista di fiducia si è portato in comando un autista del Comune di Pisa dove era vice sindaco. Ha nominato, anche se attraverso avviso pubblico, un suo amico quale amministratore unico della PAS (Port Authority Security). Dunque tutti sono pronti a scommettere, anche se non vinceranno nulla, che anche il capo di gabinetto sarà un toscano e magari ha avuto a che fare con l’attuale presidente.
Siccome crediamo nella buona fede del presidente Latrofa, immaginiamo che questo bando venga ritirato e riproposto a “vestito intero” e non a “camicia”. Per il momento ci limitiamo ad osservare ma, il mondo portuale (e non solo), comincia a mormorare. Da queste parti, anche se molti non lo ricordano, viveva un certo Imperatore Traiano che era solito dire: Possunt quia posse videntur (Possono perché credono di poterlo fare)

