Nicolas Matias Del Rio
Klodjan Gjoni, condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del corriere argentino sull’Amiata, scrive alla Corte d’Assise di Grosseto: si dice pentito e chiede scusa alla famiglia. Alla vedova 10mila euro, e la richiesta di accesso alla giustizia riparativa
VITERBO – È dalla sua cella nel carcere di Viterbo che Klodjan Gjoni ha deciso di rompere il silenzio.
Il 35enne operaio albanese è stato condannato all’ergastolo a marzo dalla Corte d’Assise di Grosseto per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, il corriere argentino di 40 anni rapinato di un carico di borse Gucci. Ora ha confessato con una lettera indirizzata alla stessa Corte, in cui si dichiara pentito e chiede scusa alla famiglia della vittima.
Il corpo di Del Rio era stato trovato il 26 giugno 2024 in un pozzo, nel terreno di una villetta a Case Sallustri, frazione di Arcidosso.
La ricostruzione del delitto
La confessione è contenuta in una memoria depositata dalla nuova legale di Gjoni, l’avvocata Federica Putignano. Secondo il racconto, il 24 maggio 2024, due giorni dopo la rapina, Gjoni e Ozgur Bozkurt salirono nella soffitta della villetta dove il corriere era tenuto prigioniero, ormai stremato da giorni di sequestro. Del Rio si era liberato del sacchetto che aveva sulla testa e del nastro sulla bocca e, pur ancora legato, stava urlando. A quel punto Gjoni gli avrebbe premuto una mano sulla bocca e sul naso. Poi sarebbe intervenuto Bozkurt, il 40enne turco anche lui condannato all’ergastolo, che avrebbe strangolato il corriere con un filo elettrico.
Gjoni sostiene di non aver avuto l’intenzione di uccidere. Dice che i due erano andati alla villetta per controllare le condizioni dell’ostaggio e decidere dove trasferirlo.
Le scuse e il risarcimento
Oltre alla lettera, Gjoni ha consegnato alla vedova, Alejandra, diecimila euro, destinati anche al figlio piccolo Gabriel. Ha scritto anche ai propri familiari per chiedere scusa a loro e spiegare il percorso che intende intraprendere.
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Giustizia riparativa e appello
L’avvocata Putignano ha chiesto per il suo assistito l’accesso alla giustizia riparativa prevista dalla riforma Cartabia. È un percorso di rielaborazione del reato che non cancella la pena e che, se i familiari della vittima non volessero partecipare, potrebbe svolgersi anche con una “vittima aspecifica”. Mercoledì prossimo Gjoni tornerà davanti alla Corte d’Assise per illustrare la richiesta.
Nel frattempo la difesa ha presentato appello contro l’ergastolo. Chiede che vengano considerati la confessione e il nuovo comportamento dell’imputato, e contesta le aggravanti della premeditazione e del nesso teleologico. Hanno già fatto ricorso in appello anche Bozkurt e, a giorni, lo farà il terzo condannato, Emre Kaia. Kaia era stato condannato in primo grado a 21 anni per concorso anomalo nell’omicidio.
La svolta maturata a Viterbo
Il cambiamento, raccontano le cronache, è cominciato ad agosto proprio nel carcere di Viterbo. Gjoni ha anche chiesto di essere trasferito in un istituto dove possa lavorare, perché a Viterbo fatica ad accedere a un’attività lavorativa.
Le condanne di primo grado non sono definitive: la parola passa ora alla Corte d’Assise d’Appello.

