Il Consiglio di disciplina dei giornalisti del Piemonte definisce “inesatta” la frase del direttore del Fatto Quotidiano e archivia il procedimento. Il giornalista civitavecchiese: «Una vittoria di Pirro, un capolavoro pilatesco»
Civitavecchia – Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha giudicato “inesatta” una frase attribuita da Marco Travaglio a Victoria Nuland sui finanziamenti americani all’Ucraina.
Ha però deciso di non procedere contro il direttore de Il Fatto Quotidiano. Il procedimento era nato da un esposto di Marco Setaccioli, giornalista civitavecchiese e volontario attivo nel sostegno all’Ucraina, che chiedeva una sanzione disciplinare nei confronti del collega.
L’esposto
Al centro della vicenda c’è un editoriale di Travaglio del 3 marzo 2026. Nel testo si attribuiva a Victoria Nuland, ex numero due del Dipartimento di Stato americano, l’affermazione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero speso 5 miliardi di dollari per finanziare le proteste di Maidan.
Setaccioli ha contestato quella ricostruzione. A sostegno ha allegato il video e la trascrizione ufficiale dell’intervento di Nuland alla U.S.-Ukraine Foundation Conference del 13 dicembre 2013.
Cosa dice la delibera
Il caso è stato esaminato da un collegio composto da Emmanuela Banfo (presidente e consigliera istruttrice), Patrizia Foresto (segretaria) e Luigi Li Veli (consigliere). La decisione è stata presa nella seduta del 10 settembre 2026 e depositata il 17 settembre.
Secondo gli accertamenti del Consiglio, quei finanziamenti ci sono stati davvero. Si riferiscono però a un arco di oltre vent’anni e servivano a sostenere il processo di democratizzazione dell’Ucraina, non a finanziare in modo mirato i fatti di Maidan.
Il Consiglio riconosce che usare una frase estrapolata da un contesto più ampio «può in effetti indurre ad errore» chi legge o ascolta. Ricorda anche che l’articolo 5 del Codice deontologico chiede di non «omettere fatti o particolari indispensabili alla completezza dell’informazione». Secondo la delibera, appare «indubbio» che Travaglio abbia usato la dichiarazione di Nuland «in una sintesi scorretta dal punto di vista formale».
Perché non c’è sanzione
Il Consiglio ritiene che quel principio vada bilanciato con l’articolo 1 del Codice, che tutela la libertà di informazione e di critica. Nella delibera si legge che il giornale diretto da Travaglio e i suoi interventi pubblici, anche televisivi, sono «apertamente orientati». In quel contesto, secondo l’Ordine, sarebbe «pretestuoso» pretendere neutralità e completezza.
Il Consiglio considera inoltre «incongruo» isolare una singola frase da un intervento più ampio, «per quanto inesatta essa fosse». Secondo la delibera, il ragionamento di Travaglio sul conflitto russo-ucraino «oltrepassa quella singola locuzione» ed è un’analisi personale, condivisibile o meno.
C’è poi un aspetto definito «dirimente». Citando una sentenza della Cassazione civile (sezione III, 24 aprile 2008), il Consiglio sostiene che la richiesta di rettifica spetta al diretto interessato, cioè in questo caso a Victoria Nuland. La conclusione è la rinuncia all’azione disciplinare e il non luogo a procedere nei confronti di Travaglio.
La reazione di Setaccioli
Setaccioli ha commentato la decisione su Facebook con toni molto duri. Secondo lui, per la prima volta l’Ordine ha messo nero su bianco che Travaglio non dice la verità e che i suoi interventi sono faziosi. «Il Consiglio di disciplina mi ha dato ragione su tutta la linea», scrive.
Riconosce però che si tratta di «una vittoria di Pirro», visto che non ci sarà alcuna sanzione. Contesta in particolare le motivazioni dell’archiviazione, a partire dall’idea che la rettifica debba chiederla Nuland, e parla di «un capolavoro pilatesco».
Secondo Setaccioli, la decisione da un lato «seppellisce» il codice deontologico, perché tratta le falsità alla stregua di opinioni. Dall’altro, a suo giudizio, mina la credibilità di chi racconta la guerra in Ucraina in modo distante dalla realtà.

