Il Comune di Tarquinia non è in grado di aiutare un suo cittadino, facciamo un appello ai cittadini che hanno un mono o bilocale a piano terra da concedergli fino a quando non gli sarà assegnato un alloggio popolare
TARQUINIA – Siamo stati i primi a raccontare la storia di Alessandro Noferini. Sono passati mesi, è arrivata la televisione nazionale, ci sono state promesse e annunci. Alessandro però vive ancora lì, in una roulotte in mezzo alla campagna. Siamo stanchi di raccontare la stessa ingiustizia, e lui è stanco di subirla.
Riassumiamo la vicenda per chi ancora non la conosce. Nel 2020 il Covid lo ha quasi ucciso e gli ha lasciato un’invalidità polmonare: oggi ha solo mezzo polmone funzionante ed è in ossigenoterapia 24 ore su 24. Eppure aveva fatto tutte le vaccinazioni previste. Soffre anche di fibrillazione permanente e di una cardiopatia dilatativa al terzo stadio. Prende venti pastiglie al giorno, ha crisi respiratorie quasi ogni notte e spesso deve correre in ospedale. È invalido al 100%.
Così ridotto, Alessandro vive alla Farnesiana, in una roulotte senza acqua corrente e senza un bagno degno di questo nome. La roulotte gliel’ha regalata un amico. Per fare la doccia va dai frati. In quella scatola di pochi metri quadrati ha passato un’altra estate di caldo soffocante, con la bombola d’ossigeno accanto.
Le promesse e la porta chiusa
Alessandro è in graduatoria per una casa popolare da anni. Era al quinto posto, e i criteri di assegnazione rendevano difficile ottenere un alloggio adatto alle sue esigenze, perché davanti a lui c’erano famiglie numerose. Eppure l’ATER di Viterbo aveva da poco consegnato al Comune di Tarquinia quattro appartamenti nuovi.
Poi, a fine maggio, il caso è arrivato su Rete 4. Domenica 31 maggio la trasmissione “Fuori dal Coro” ha acceso una speranza: Mario Giordano ha parlato in diretta con Alessandro. Proprio in quei giorni è comparso, in ritardo, sull’albo pretorio un documento datato 29 maggio che lo faceva salire dal quinto al secondo posto. Sembrava che uno degli alloggi disponibili sarebbe stato suo, ma non è andata così.
Alessandro si aspettava di ricevere le chiavi, e invece gli hanno detto che le case non ci sono. L’unico alloggio disponibile è di 80 metri quadrati, troppo grande per lui. I tempi di attesa? Sei mesi, un anno o anche di più. In alternativa il Comune gli ha proposto una casa in affitto in zona Sant’Antonio, al primo piano con ascensore, contribuendo solo con una piccola parte dell’affitto. Ma Alessandro ha poche risorse e con quelle deve pagare medicine e terapie.
Lo diciamo con chiarezza: non è una soluzione. A un uomo invalido al 100%, attaccato all’ossigeno giorno e notte, non si può proporre un affitto che non può permettersi. Né si può rispondere che l’unico alloggio libero ha qualche metro quadrato di troppo. Quelle regole sono state scritte per tutelare i più fragili. Se impediscono di dare una casa proprio al più fragile di tutti, non stanno più facendo il loro lavoro.
Alessandro, per correttezza, lo ha sempre riconosciuto: i servizi sociali gli sono stati vicini e lo hanno aiutato in tutto quello che ha chiesto. Il problema non sono gli operatori. Il problema è un’amministrazione che, tra un taglio del nastro e l’altro, in tutti questi mesi non ha trovato il modo di dare un tetto a un cittadino in queste condizioni. Al sindaco Francesco Sposetti chiediamo di nuovo di intervenire personalmente e di chiudere questa vicenda una volta per tutte.
L’appello
Visto che le istituzioni non rispondono, ci rivolgiamo ai cittadini. Tarquinia ha sempre dimostrato di avere un cuore grande. C’è qualcuno che possiede un piccolo appartamento, un bilocale al piano terra o con ascensore, magari inutilizzato o da sistemare? Potrebbe metterlo a disposizione di Alessandro almeno finché il Comune non si deciderà ad assegnargli l’alloggio che gli spetta. Alessandro chiede soltanto una piccola casa, possibilmente al piano terra o con ascensore, e vicina ai servizi sanitari.
Chi può dare una mano può scrivere alla nostra redazione redazione@etrurianews.it: faremo da tramite.
Alessandro non chiede privilegi. Chiede di poter respirare, con quel mezzo polmone che gli è rimasto, dentro quattro mura dignitose. Non può essere troppo.

