Tarquinia – Malato grave costretto a vivere in roulotte: negata casa popolare da 83 metri, proposta casa in affitto da 80

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TARQUINIA – Il caso che coinvolge Alessandro Noferini diventa sempre più critico.

L’uomo, come ormai noto, è gravemente malato e invalido al 100%. Da anni è costretto a vivere in una roulotte alla Farnesina in attesa di un alloggio popolare.

La vicenda è arrivata anche alle cronache nazionali (il 31 maggio programma “Fuori dal Coro” di Rete 4 ha trattato la notizia in diretta) ma la questione rimane tristemente in sospeso. L’unico risvolto, nei giorni scorsi, è stato lo spostamento del nome di Noferini nella graduatoria per l’edilizia residenziale pubblica del Comune di Tarquinia: dal quinto al secondo posto.

Tarquinia – Malato e in roulotte da anni, Alessandro Noferini secondo in graduatoria ma per lui la casa popolare non c’è

Nonostante questo, però, l’uomo rimane senza casa. Il perché? Gli alloggi a disposizione, secondo l’amministrazione e l’Ater, sono troppo grandi. L’unica “soluzione”, o presunta tale, trovata dalla giunta guidata da Sposetti  è stata quella di proporre una casa in affitto con l’impegno di contribuire, in minima parte, al pagamento del canone.

“La casa proposta è occupata da un inquilino che non sa nemmeno quando abbandonerà l’immobile – scrive Noferini in una lettera inviata ad Ater e Comune di Tarquinia -. La casa, dopo essere stata liberata, va anche pitturata. Questa operazione, pertanto, non può considerarsi nell’immediato. L’alloggio, inoltre, è di 80 metri quadrati. Qual è la differenza con l’assegnazione della casa da 83 metri quadrati?”.

Tarquinia – Malato grave costretto a vivere in roulotte: da tre anni attende una casa popolare (FOTO E VIDEO)

Una vera e propria beffa per Alessandro Noferini che è costretto a convivere con la malattia e tutte le problematiche del caso tra doccia esterna, mancanza di servizi e scarsa mobilità.

“Ribadisco di avere un figlio di 21 anni – conclude l’uomo -. Sono sei anni, da quando il Covid-19 mi ha colpito, che non può stare vicino a suo padre. La differenza tra 55 e 83 metri quadrati è solamente una stanza in più per fare in modo che mio figlio mi stia vicino e possa accudirmi come mio caregiver. Purtroppo la malattia avanza e non si ferma. È inarrestabile. Non so e non conosco la prospettiva di vita possibile, ma con dignità chiedo di poter trascorrere questi anni in serenità e armonia. Pertanto, a gran voce, chiedo di assegnarmi l’alloggio popolare che mi spetta”.