Secondo la procura di Roma sarebbe il regista di una frode da oltre 14 milioni costruita su cooperative “usa e getta” e quasi 2.500 lavoratori senza contributi. Sequestri per otto indagati, perquisizioni tra Roma, Latina e Viterbo. E sullo sfondo un resort in Kenya
Tarquinia – Fine corsa, almeno per ora, per Daniele Moretti. Questa mattina i militari del 6° nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza hanno bussato alla porta del tributarista che tutti credevano commercialista. “Tengo a precisare che Daniele Moretti non è un commercialista e non è stato mai iscritto all’ordine” tengono a precisare dall’ordine stesso. Cinquantunenne di Tarquinia e a quelle degli altri indagati, con decreti di perquisizione, un sequestro milionario e un’ordinanza di custodia cautelare. Quella per lui: arresti domiciliari con braccialetto elettronico, disposti dal gip del tribunale di Roma Paola Petti.
A Tarquinia il nome di Moretti non ha bisogno di presentazioni. Più che per le dichiarazioni dei redditi, è noto per il suo tenore di vita, esibito senza troppi pudori sui social: barche a vela, a motore e off-shore, auto di lusso, elicottero e aereo, una villa a Marina Velca con tanto di piazzola d’atterraggio, e da un paio d’anni anche una parte del vecchio sporting club accanto al campo da golf. Foto in giro per il mondo, l’ultima tappa sulle spiagge del Kenya. Un’ascesa che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto alle spalle un sistema ben oliato per far sparire le tasse e i contributi.

Le cooperative usa e getta
L’inchiesta, coordinata dal pm Pasquale Mandolfino, indica Moretti come il dominus occulto di una rete di cooperative create, secondo l’accusa, con un unico scopo: assumere sulla carta i lavoratori e “prestarli” illegalmente ad aziende terze, accumulando debiti con il Fisco e con gli enti previdenziali fino al fallimento.
Poi si chiudeva e si ripartiva con una nuova sigla. In tutto, secondo la Finanza, sarebbero stati 2.478 i dipendenti impiegati così, nei settori della ristorazione, delle pulizie, del facchinaggio e della vigilanza privata. Il danno stimato per lo Stato e per Inps e Inail supera i 14 milioni di euro, la stessa cifra del sequestro preventivo per equivalente disposto dal gip sui beni degli otto indagati.
Roma – Scandalo Link Campus, nel giro della maxi frode il tarquiniese Daniele Moretti
Il cuore del sistema, per gli investigatori, era lo studio di viale Parioli 73 a Roma, approdo di una carriera partita nel 2001 al Flaminio e proseguita con le sedi di Viterbo e, nel 2021, di Milano. Allo stesso indirizzo dello studio risultavano avere sede anche il Consorzio Connessione Vita e quattro cooperative consorziate. Per la procura è la prova che da lì partiva la regia: Moretti, con incarichi formali nei consigli di amministrazione o come amministratore di fatto, avrebbe gestito contabilità e documentazione fiscale delle società. Le contestazioni, a vario titolo, vanno dai reati tributari alle falsità in atti pubblici: fatture false, imposte non versate, compensazioni fittizie.

I Durc clonati e i bonifici senza fattura
Il punto più delicato riguarda i Durc, i certificati che attestano la regolarità contributiva di un’impresa. Per evitare che clienti e organi di controllo si accorgessero che le cooperative non pagavano un euro di contributi, lo studio avrebbe prodotto documenti falsi, ricalcando la grafica di quelli ufficiali e inserendo i codici Inail di aziende in regola e del tutto estranee alla vicenda. Così le cooperative continuavano a incassare dai committenti.
Analizzando decine di conti, le Fiamme Gialle hanno poi ricostruito un flusso costante di denaro dalle cooperative e dal consorzio verso le società del commercialista e i suoi conti personali. Bonifici giustificati con causali come restituzioni di finanziamenti, rimborsi spese o consulenze, ma senza una sola fattura o un contratto a sostenerli. In altre parole, per l’accusa, mentre le cooperative affondavano nei debiti erariali, centinaia di migliaia di euro prendevano la strada dei Parioli.
Mombasa e il resort sulla spiaggia
Due le ragioni dei domiciliari indicate dal gip: il rischio di inquinamento delle prove e un concreto pericolo di fuga all’estero. Dai registri di Fiumicino risulta che tra gennaio 2025 e marzo 2026 Moretti avrebbe volato più volte su Mombasa. E nel luglio 2025 lui stesso annunciava su Facebook l’apertura e la gestione di un resort a Diani Beach, sulla costa keniota. Per procura e gip, una possibile cassaforte lontana dalla portata del Fisco italiano.

Secondo gli inquirenti, in Italia il commercialista si sarebbe già mosso per mettere al riparo il patrimonio: nel maggio 2022, dopo un primo sequestro in un altro procedimento, avrebbe ceduto cariche e quote delle sue principali società, un passaggio che i magistrati ritengono solo di facciata. E a gennaio 2024 sarebbe nata una nuova cooperativa con sede a Milano e sede secondaria, guarda caso, in viale Parioli 73, pronta a raccogliere clienti e lavoratori delle strutture ormai al capolinea.
Il precedente della Link Campus
Non è la prima volta che il nome di Moretti compare nelle carte della procura di Roma. Già nell’inchiesta sulle presunte frodi legate alla Link Campus University, quella che ha coinvolto l’ex prorettore Carlo Maria Medaglia e l’ex ministro Vincenzo Scotti, gli veniva contestato, come legale rappresentante di due società, l’utilizzo nel 2018 di fatture ritenute false per abbattere le imposte.
A pagare sono i lavoratori
Il conto più salato, però, sarebbe toccato ai quasi 2.500 dipendenti. Convinti di essere regolarmente assunti, si sarebbero ritrovati senza i contributi pensionistici e assistenziali maturati lavorando. E a rimetterci, secondo la Finanza, sarebbero state anche le imprese oneste, costrette a competere con aziende che potevano offrire servizi a prezzi impossibili grazie alla manodopera a basso costo garantita dall’evasione.
Daniele Moretti e gli altri indagati, assistiti dai rispettivi legali, potranno ora difendersi e respingere le accuse. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

