Si tratta di una procedura chirurgica mini-invasiva che consiste nel praticare una piccola apertura nella parte anteriore del collo
ROMA – Le condizioni cliniche di Vittorio Sgarbi restano stazionarie, ma il percorso verso la ripresa autonoma richiede ancora tempo e massima cautela. A fare il punto sull’evoluzione del quadro sanitario del critico d’arte è l’ultimo bollettino medico diffuso dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, dove si trova ricoverato. Se da un lato si registrano segnali incoraggianti sul fronte polmonare, con un progressivo assorbimento della microembolia che lo aveva colpito nei giorni scorsi, dall’altro la persistente impossibilità di staccarlo in sicurezza dalla ventilazione meccanica ha spinto l’équipe medica a compiere un passo ulteriore: l’esecuzione di una tracheostomia percutanea.
Si tratta di una procedura chirurgica mini-invasiva che consiste nel praticare una piccola apertura nella parte anteriore del collo, direttamente sulla trachea, per posizionare una cannula cannula respiratoria. Una scelta clinica mirata ad agevolare la gestione delle vie aeree e a garantire una ventilazione assistita più confortevole ed efficace nel medio periodo, riducendo l’impatto dei tubi endotracheali. Nonostante il lieve miglioramento dei parametri respiratori, la situazione complessiva resta dunque delicata e complessa: dal nosocomio romano non filtrano per ora previsioni temporali su un eventuale trasferimento fuori dal reparto di terapia intensiva o sulle dimissioni.
Attorno al letto di Sgarbi si è intanto raccolta l’intera cerchia degli affetti più cari. In queste ore di forte apprensione, a varcare la soglia del Gemelli per fargli visita e seguirne l’evoluzione sono stati la compagna di una vita Sabrina Colle, la sorella Elisabetta e i tre figli: Carlo, Alba ed Evelina.
Proprio la presenza al capezzale di quest’ultima ha inevitabilmente acceso i riflettori sulle dinamiche interne al nucleo familiare. Nei mesi scorsi, infatti, Evelina aveva intrapreso un’azione legale chiedendo la nomina di un amministratore di sostegno per vigilare sulle condizioni e sulle scelte del genitore, dichiarando l’intento esclusivo di tutelarne la salute e il patrimonio personale. Una vicenda complessa e finita sotto i riflettori mediatici, che oggi lascia spazio all’ansia per la degenza: stando a quanto emerge, la figlia ha ribadito la ferma volontà di confrontarsi direttamente con i medici curanti per ricevere aggiornamenti puntuali e in prima persona sull’evoluzione clinica del padre.

