ROMA – “La riaffermazione del potere” dei Senese. Ci sarebbe questo, secondo Antonio Del Greco, dietro gli ordigni piazzati a Roma negli ultimi mesi, 11 in circa tre mesi a partire dallo scorso agosto.
Del Greco, ex dirigente della Polizia di Stato, dopo i primi incarichi alla questura di Milano è stato dirigente della Omicidi: si è occupato, tra gli altri, del caso del ‘Canaro della Magliana’ Pietro De Negri, che nel 1988 uccise brutalmente un ex pugile dilettante; delitto di Simonetta Cesaroni, uccisa nello stabile di via Poma nel 1990; Johnny lo Zingaro; Banda della Magliana. Attualmente direttore operativo della Italpol, con Massimo Lugli ha scritto Città a mano armata, Il Canaro della Magliana, Quelli cattivi, Il giallo di via Poma, Inferno Capitale, Il baby killer della Banda della Magliana, Quei bravi ragazzi del Circeo e La ragazza del Vaticano. Che fine ha fatto Emanuela?.
A proposito di quanto successo nelle scorse settimane, degli attentati per mezzo di ordigni lasciati in varie zone di Roma, Del Greco ha le idee chiare: “Partirei dall’ultimo, dall’attentato, quello che è stato fatto in via dei Platani nella società di autonoleggio dei fratelli Costantino che sono stati già oggetto di un precedente attacco, credo attorno a un anno, un anno e mezzo fa. E per il quale furono arrestati Calderon, che venne accusato di essere il killer di Fabrizio Piscitelli, e Peppe Molisso che è considerato uno dei colonnelli del clan Senese”.
L’ex dirigente della Omicidi parte da questo caso e ricollega “un po’ la stragrande maggioranza, perché probabilmente non tutti sono della stessa mano”, spiega come sia “un segnale a coloro i quali pensano che, essendo stati arrestati Senese e i suoi colonnelli da Montespaccato al quadrante Roma Sud, diciamo ci sia stato quel vuoto di potere, per cui altri personaggi a mio avviso, diciamo il gruppo più violento del settore Lazio, vogliano riprendersi un pochettino quella fetta di mercato che aveva conquistato ‘faticosamente’ Fabrizio Piscitelli”.
E il segnale, ad avviso di Del Greco, “andando un po’ controcorrente, è alla rovescia, nel senso è il gruppo dei Senese che, per riaffermare il proprio potere, ha eseguito questo tipo di intimidazioni nei confronti di coloro i quali, evidentemente, avevano sposato l’altra causa”. Quindi “una sorta di riaffermazione del potere” che “io ritengo sia ancora in mano a quei personaggi”.
A proposito di Michele Senese, ‘o pazzo, membro di spicco della Camorra, uno dei più potenti su Roma, è del 2013 una foto ce lo ritrae in una discussione con Massimo Carminati.
Quest’ultimo, spiega Del Greco, “interpretato per anni il potere, un potere criminale di carattere politico, in realtà lui era un sodale tra i più violenti nel gruppo della Magliana” ma poi “ha cominciato, evidentemente, un’altra vita più redditizia e, secondo lui, meno rischiosa, che è quella del mondo di mezzo e che lo vede coinvolto in quella indagine con altri personaggi legati a un mondo completamente diverso, quello delle cooperative. Quindi, sinistra e destra in questo contesto, quando c’è il crimine che paga, vanno d’accordo”.
“Senese -continua Del Greco – è sicuramente un personaggio importante” e “secondo i miei informatori, secondo quello che io conosco già della piazza, anche perché non è di primo pelo, quindi è un personaggio che già nel mio periodo di Squadra Mobile era appunto di un certo spessore, taglieggia un po’ tutti, non soltanto semplici negozianti, ma addirittura le batterie criminali che compiono particolari, diciamo, rapine o, comunque, furti importanti sono costrette, o che spacciano stupefacenti, sono costrette a pagare una sorta di pizzo nei confronti di costui”. Per Del Greco “è stata anche questa una delle motivazioni per le quali Fabrizio Piscitelli, Diabolik, fu ucciso”.
(Dire)

