Dalle carte dell’inchiesta sull’omicidio Piscitelli emerge la vicenda del ristorante di Ponte Milvio: tra i soci c’erano i fratelli Palmucci, ristoratori della Tuscia e titolari per un periodo anche del Jasmine di Nepi, che secondo la denuncia del padre furono costretti a lasciare dopo le pressioni di Diabolik. Nessuna contestazione nei loro confronti
ROMA — La vicenda dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, ucciso il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti, si intreccia nelle pagine dell’ordinanza del Tribunale di Roma anche con una storia societaria legata a un ristorante di Ponte Milvio. È in questo passaggio dell’inchiesta che compare il nome di Piergiorgio Palmucci, nato a Viterbo ma residente a Ronciglione, indicato nel documento come uno dei soci della società che aveva rilevato l’attività.
La nuova ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Livio Sabatini, datata 8 settembre 2026, imprime un nuovo sviluppo all’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, assassinato il 7 agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti. Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere per sette persone: Leandro Bennato, Arindi Boci, Alessandro Capriotti, Matteo Costacurta, Elvis Demce, Michele Senese ed Emanuele Vargiu. La misura è stata eseguita il giorno successivo da Carabinieri e Polizia su delega della DDA di Roma.
Nell’elenco iniziale dell’ordinanza figurano nove indagati: oltre ai sette destinatari della misura, Enea Carka, indicato come irreperibile, e Giuseppe Molisso.
La nuova ricostruzione dell’omicidio
Secondo il quadro indiziario accolto dal GIP, l’omicidio sarebbe maturato all’interno dello scontro per il controllo del traffico di cocaina nella Capitale. Michele Senese viene indicato nell’ordinanza come il presunto mandante apicale; Leandro Bennato come mandante e organizzatore; Alessandro Capriotti avrebbe avuto il ruolo di “gancio”, fissando l’appuntamento con Piscitelli nel luogo dell’agguato. L’accusa cautelare attribuisce a Bennato anche un ruolo logistico nella preparazione dell’azione.
Il GIP ricostruisce inoltre una vicenda precedente particolarmente significativa: il contrasto tra Piscitelli e Capriotti sarebbe nato da debiti legati a partite di cocaina e avrebbe raggiunto un punto di rottura con l’attentato del 23 febbraio 2019 contro la villa di Capriotti, a Rocca di Papa. Secondo l’impostazione accusatoria, quell’episodio avrebbe contribuito alla successiva decisione di eliminare Piscitelli.
La nuova ordinanza inquadra l’omicidio come un delitto commesso con metodo mafioso, finalizzato, secondo il giudice, ad agevolare il clan Senese. Gli investigatori hanno utilizzato intercettazioni, dati telefonici e chat criptate per ricostruire i rapporti tra le diverse componenti criminali.
Il dettaglio che riguarda il viterbese Piergiorgio Palmucci
Ed è proprio nella ricostruzione degli interessi economici che ruotavano intorno a Piscitelli che compare Piergiorgio Palmucci, nome già presente nelle pagine dell’ordinanza dedicate al ristorante Lady Champagneria, poi Ristorante Ponte Milvio.
Il documento ricostruisce infatti la costituzione, il 15 aprile 2019, della Ristorante Ponte Milvio Srl: Alessandro Marrone deteneva il 50% delle quote, mentre i fratelli Christian Vicini “Palmucci” e Piergiorgio Palmucci possedevano il 25% ciascuno. L’ordinanza identifica Piergiorgio Palmucci come nato a Viterbo e residente a Ronciglione.
Il 15 maggio 2019 la società prendeva in affitto il ramo d’azienda del ristorante di via Flaminia 495/C, indicato nell’ordinanza come Lady Champagneria. Pochi mesi dopo, il 26 luglio 2019, l’intero capitale della Ristorante Ponte Milvio Srl veniva ceduto ad Andrea Della Verde. Il provvedimento evidenzia inoltre che, successivamente, l’attività sarebbe stata gestita occultamente da componenti della famiglia Costantino.
La data della cessione assume particolare rilievo nella cronologia: avviene infatti dodici giorni prima dell’uccisione di Piscitelli.
La denuncia del padre
Il 21 agosto 2019, due settimane dopo l’assassinio, Giorgio Palmucci, padre di Piergiorgio e Christian, presentò una denuncia alla stazione dei Carabinieri di Sutri.
Nella denuncia, integralmente richiamata nell’ordinanza, raccontò che i figli, recatisi nel ristorante durante i lavori e in vista dell’inaugurazione, erano stati avvicinati da persone che si presentavano come “soci finanziatori” e che pretendevano, secondo la sua versione, di assumere il controllo del locale. Tra le persone indicate dal padre figurava anche Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”.
Sempre secondo il racconto riportato nel provvedimento, i due fratelli sarebbero tornati a casa impauriti. Il padre riferì inoltre che avevano deciso di uscire dall’operazione, rinunciando a circa 60 mila euro già investiti, e che per chiudere la vicenda sarebbe stata successivamente richiesta una somma di 35 mila euro.
L’ordinanza collega questo episodio più ampiamente agli interessi economici che gravitavano intorno alla Champagneria e richiama anche intercettazioni e traffici telefonici relativi a Piscitelli, Alessandro Marrone e Manuel Milano nel periodo precedente all’omicidio.
“Premetto che, circa tre mesi fa, i miei figli Piergiorgio e Cristian, essendo dei ristoratori affermati, decidevano di rilevare un ristorante a Roma sito in via Flaminia Vecchia denominandolo “RISTORANTE PONTE MILVIO”. Tale proposta gli era stata avanzata da tale Alessandro MARRONE. All’atto della cessione dell’affitto del loro ramo d’azienda si era presentato però tale Manuel MILANO, il quale si proponeva lui stesso quale socio al posto del succitato MARRONE in quanto protestato in banca. La società era ormai costituita e quindi si era provveduto alla ristrutturazione e alla messa in esercizio di quel locale. Un paio di giorni prima dell’inaugurazione avvenuta il 30.05.2019, i miei figli si recavano presso il locale unitamente al loro “nuovo” socio per sincerarsi che fosse tutto a posto. Giunti all’interno del ristorante dopo poco sopraggiungevano delle persone (delle quali disconosco i nomi) che pretendevano con prepotenza, dichiarandosi “soci finanziatori” di quel ristorante la gestione completa dello stesso. I miei figli tornavano a casa impauriti anche perché mi raccontavano che tra quelli vi era tale Fabrizio PISCITELLI detto “diabolik”, persona poco raccomandabile e che poco tempo fa è deceduta.
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Un locale noto nella Tuscia: il Jasmine Club
La vicenda imprenditoriale dei fratelli Palmucci si sviluppa anche nella Tuscia. Fonti locali hanno indicato Piergiorgio Palmucci e Christian Palmucci Vicini come proprietari del Jasmine Club di Nepi, storica discoteca di via Cassia Cimina.
È un elemento che restituisce il profilo pubblico dei fratelli Palmucci nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento, ma non costituisce di per sé un elemento accusatorio nell’inchiesta sull’omicidio Piscitelli.
Cosa cambia per Palmucci dopo la nuova ordinanza
Il punto giudiziariamente più rilevante è proprio questo: la nuova ordinanza dell’8 settembre 2026 non include Piergiorgio Palmucci tra i destinatari delle misure cautelari e non lo inserisce nell’elenco dei nove indagati riportato all’inizio del provvedimento.
Il suo nome compare nella ricostruzione della vicenda societaria della Champagneria e nella denuncia presentata dal padre, ma dalle pagine dell’ordinanza da noi lette ed esaminate non emerge una sola contestazione nei suoi confronti per la partecipazione all’omicidio di Piscitelli.
C’è invece un dato cronologico che resta agli atti: Piergiorgio Palmucci era socio della Ristorante Ponte Milvio Srl nell’aprile 2019, la società gestiva il ristorante di via Flaminia, e l’uscita dei Palmucci dalla società viene formalizzata il 26 luglio 2019, a meno di due settimane dall’assassinio di Piscitelli.
La nuova ordinanza, dunque, sposta il baricentro dell’inchiesta sulla presunta regia dell’omicidio e sui rapporti criminali tra Senese, Bennato e Capriotti, mentre il capitolo del ristorante resta uno degli elementi utilizzati dal giudice per ricostruire gli interessi economici e le tensioni attorno a Piscitelli nel periodo immediatamente precedente alla sua morte.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le persone sottoposte alla misura cautelare devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza irrevocabile.

