Fondata trentatré anni fa, l’associazione si occupa di familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia
Le commoventi parole della figlia: “Babbo mi ha insegnato che non esiste cura senza dignità e che la terra ha il potere straordinario di rimettere al mondo le persone”
VITERBO – Antonella Ferrante nuova presidente Afesopsit ricorda il padre Vito venuto a mancare pochi mesi fa lasciandole un’eredità più preziosa di qualsiasi denaro.
“Ci sono persone che lasciano un segno indelebile non per il rumore che fanno, ma per l’amore che seminano. Mio padre, Vito Ferrante, era una di queste persone. Trentatré anni fa, in un’epoca in cui la salute mentale era ancora troppo spesso relegata nell’ombra del silenzio e della vergogna, mio padre ha avuto il coraggio di accendere una luce nel nostro territorio. Spinto dall’amore e dal rifiuto profondo dell’isolamento istituzionale, ha radunato attorno a sé, famiglie, volontari e sostenitori per trasformare il dolore in azione collettiva.
La sua visione ha trovato la sua massima espressione nella nascita della Fattoria di Alice, grazie ai coniugi Pesciotti che con estrema bontà la donarono all’associazione Afesopsit.
Da quel momento, con tanti sacrifici e tante altre donazioni, la fattoria di Alice è diventata un luogo in cui la terra accoglie, integra e restituisce dignità.
Mio padre non ha semplicemente fondato un’associazione: ha tracciato una strada, ha insegnato che la sofferenza psichica si cura con la socializzazione, con il rispetto dei diritti e con l’abbraccio incondizionato.
Oggi che stringo tra le mani il testimone della sua presidenza, sento tutto il peso e la bellezza del suo sogno. Lo vedo ancora camminare tra i sentieri della nostra Fattoria di Alice, modellare ogni angolo del suo amato Giardino Primavera, stillare i tufi del casale, lo ritrovo negli sguardi dei nostri ragazzi che tanto lo adorano e nella forza dei familiari che non si arrendono. Babbo mi ha insegnato che non esiste cura senza dignità e che la terra ha il potere straordinario di rimettere al mondo le persone.
Oggi la mia promessa a mia sorella, a mio padre e a mamma che li ha raggiunti è una sola: la nostra Afesopsit non si fermerà.
Continueremo a lottare, a ridere, a pranzare insieme e a proteggere ogni singolo centimetro di questo grande dono che insieme a Carlo e Teresa Pesciotti mio padre ha fatto alla città di Viterbo ricordandoci sempre le sue parole: la terra profuma, accoglie, integra e restituisce dignità'”.
Antonella Ferrante si racconta
“Sono cresciuta nella consapevolezza e naturalezza della malattia mentale.
Sono nata perchè mia sorella Vittoria, che iniziava a non stare bene, desiderava molto una sorellina.
Se sono al mondo è grazie a lei e ai miei splendidi genitori.
Avrei voluto iscrivermi a veterinaria perché sin da piccola ho sempre respirato insieme a mio padre l’amore per gli animali, in particolar modo per gli asini e i cavalli; ho ereditato sempre da mio padre la passione per la campagna e la natura. Questo ci legava molto, abbiamo condiviso passioni straordinarie e anche il carattere tosto e combattente. Da mamma invece ho ereditato la capacità di pianificazione, lo spirito materno e la forte resistenza nelle avversità.
Ho scelto di dare ascolto alla parte piu’ emotiva di me e ho conseguito la laurea in scienze della formazione a Perugia.
La vita lontana da Viterbo non faceva per me, quindi ho lasciato presto Perugia per tornare nella mia amata città, dai miei amati cari.
Ho svolto il servizio civile annuale in associazione nei primi anni 2000 e ho iniziato subito a lavorare a scuola nel mondo della disabilità.
Un progetto di vita importante con mio marito e sostenuto dalla mia famiglia mi ha permesso oggi di essere felice scegliendo di svolgere un lavoro che mi aggrada e mi dona serenità.
Ho unito la mia formazione alla mia piu’ grande passione, e questo mi spinge ogni giorno con gratitudine ad essere fiera della scelta fatta anni fa”.

