Con la delibera n. 211 la giunta Piendibene respinge il progetto di Terme dei Papi spa. Sul sito del progetto la società parla di «condizioni inaccettabili e irremovibili». Sullo sfondo c’è un polo termale pubblico che il Comune pianifica dal 2002 e che non è mai partito
CIVITAVECCHIA – Per lungo tempo Civitavecchia è stata la «porta di Roma» e conserva ancora le Terme Taurine. L’acqua termale ce l’ha sotto i piedi, eppure rischia di restare senza terme ancora a lungo.
Il 14 ottobre la giunta comunale ha approvato all’unanimità la delibera n. 211, immediatamente eseguibile, che boccia il programma integrato di intervento presentato da Terme dei Papi spa, la società della famiglia Sensi, per il «Nuovo Parco Termale Civitavecchia». Pochi giorni prima, sul sito del progetto, era comparso un avviso in rosso: «Iter bloccato».
Il progetto: «Terme Imperiali in due anni»
Il masterplan è firmato da Studio Apostoli e sostenuto da Federterme. Prevede un parco termale su un’area di circa 26.000 metri quadrati, di fronte alle Terme Taurine. Il cuore del parco occupa circa 4.000 metri quadrati e conta 14 vasche, per 1.440 metri quadrati di superficie d’acqua.
Il percorso è diviso in quattro «mondi» dell’Impero romano:
- il Mediterraneo, con il Casale dei Bagni e vasche a 32 gradi;
- le Province d’Oriente, con hammam e una piscina ipersalina sul modello del Mar Morto;
- il Grande Nord, con percorso Kneipp, sauna finlandese panoramica e vasche tra i 16 e i 40 gradi;
- la Roma imperiale, che chiude il percorso.
Sono previsti anche 50 nuovi alberi e 500 essenze mediterranee. Alla presentazione pubblica del luglio 2025 i Sensi avevano promesso: «Con l’ok dell’amministrazione, Terme Imperiali in due anni». Anche la Piccola Industria di Unindustria si era espressa a favore, parlando di un’«opportunità strategica per il territorio».
Nove anni di lavoro
Sul sito la società ricostruisce le tappe del percorso:
- 2017: acquisto del terreno;
- 7 settembre 2018: permesso di ricerca dell’acqua termale;
- 30 ottobre 2024: prova di emungimento sull’intero bacino, secondo la società proprio «per la valutazione di possibili interferenze»;
- 20 dicembre 2024: presentazione del progetto al Comune, con la richiesta di cambio di destinazione d’uso;
- 24 gennaio 2025: la Regione Lazio rilascia la concessione per l’acqua ipertermale «Terme Imperiali»;
- 18 luglio 2025: presentazione alla città;
- 17 febbraio 2026 e 19 maggio 2026: incontri con i vertici del Comune, fino alla proposta di accordo procedimentale.
Le ragioni del Comune
Secondo quanto riportato da La Provincia, la delibera si basa su criticità urbanistiche, paesaggistiche e ambientali.
- L’area. Ricade in zona agricola, che il Piano territoriale paesistico regionale classifica come «paesaggio agrario di rilevante valore». Le norme regionali escludono queste zone dai programmi integrati.
- L’interesse pubblico. Per la giunta la documentazione non dimostra il «qualificato interesse pubblico» richiesto.
- La falda. Il Comune vuole prima verificare la portata massima e le possibili interferenze tra il prelievo privato e la concessione delle terme pubbliche. Solo dopo aver definito il proprio piano termale valuterà altre proposte.
Palazzo del Pincio precisa che la concessione regionale resta valida e che il mancato accordo non è «da solo» il motivo del rigetto.
La replica: «Una richiesta illogica, anche arrogante»
Terme dei Papi ha pubblicato la sua versione sul sito del progetto. L’accordo è saltato «a causa di condizioni inaccettabili e irremovibili poste dall’Amministrazione comunale. In particolare ci viene richiesto di rinunciare alla nostra concessione mineraria, regolarmente ottenuta dalla Regione Lazio dopo un lungo iter di studi e valutazioni».
«Una richiesta illogica, anche “arrogante” se vogliamo», prosegue la società, «alla luce del fatto che il Comune di Civitavecchia detiene una concessione mineraria da oltre 30 anni, che non ha mai attivato, e a tutt’oggi non esiste un progetto concreto di sviluppo». Se l’amministrazione volesse davvero attivarla, conclude Terme dei Papi, le basterebbe fare ciò che ha fatto la società: «andare in profondità con mezzi e investimenti idonei per raggiungere la falda ed intercettare il quantitativo di acqua termale necessaria, oggi ipotetica».
La versione della società trova un riscontro nelle parole del sindaco. Già nel 2025, in una dichiarazione riportata da TRC Giornale, Marco Piendibene proponeva alla famiglia Sensi di «rinunciare all’iniziativa privata e fare col comune un accordo procedimentale per un progetto termale misto, pubblico/privato». La delibera conferma che a luglio la società ha rifiutato. Terme dei Papi chiedeva che la concessione regionale fosse salvaguardata e che la gestione della risorsa restasse di competenza della Regione.
Anche sulla falda la società sostiene di aver fatto la sua parte: la prova di emungimento dell’ottobre 2024 è stata condotta, scrive, proprio per verificare le interferenze. I risultati però non sono stati resi pubblici.
Il polo pubblico: 24 anni di carte
Il punto più forte sollevato dalla società riguarda il ritardo del Comune, e trova riscontro negli atti. Secondo la relazione paesaggistica trasmessa al Comune il 20 maggio 2025 (prot. n. 45775), il percorso è stato questo:
- 24 gennaio 2002: il consiglio comunale adotta la variante per la zona turistico-termale (delibera n. 37);
- 2003 e 2008: due pareri del Comitato regionale per il territorio;
- 6 luglio 2009: approvazione della Giunta regionale (delibera n. 499);
- 13 febbraio 2025: il consiglio comunale adotta una nuova tavola unica dei comparti (delibera n. 20).
Sono passati ventiquattro anni dalla prima delibera e diciassette dall’approvazione regionale. Ancora oggi il Comune spiega di dover verificare quanta acqua ci sia.
C’è anche un aspetto di legge. La normativa regionale sulle acque termali (L.R. 90/1980) stabilisce che le concessioni «devono essere costantemente esercitate». La Regione può dichiararne la decadenza se il concessionario, nonostante una diffida, non avvia la coltivazione senza un giustificato motivo. Viene quindi da chiedersi se la Regione abbia mai sollecitato il Comune a usare la propria concessione, e con quale esito.
E adesso?
Il Comune parla di una «nuova fase» costruita attorno a un progetto pubblico unitario. Non esclude i privati, ma vuole che il loro ruolo sia definito dentro la pianificazione comunale. La società ha intanto aperto sul sito una raccolta di adesioni dei cittadini a sostegno del progetto. Ha in mano una concessione valida e un progetto pronto, ma senza la variante urbanistica non può costruire.

Il rischio è che le due concessioni si blocchino a vicenda: quella pubblica che non parte, quella privata che non si può usare. Intanto la città, con il secondo porto crocieristico d’Europa alle porte, rischia di aggiungere le terme all’elenco delle sue «grandi incompiute». La prossima mossa potrebbe essere un ricorso al TAR.

