A denunciare l’insostenibilità della situazione è Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato Fsp Polizia di Stato, che punta il dito contro una gestione dell’ordine pubblico definita fallimentare
MILANO – Un bilancio da bollettino di guerra che fa esplodere la rabbia e la frustrazione di chi indossa la divisa. All’indomani delle violente manifestazioni che hanno messo a ferro e fuoco diverse città italiane, il conto presentato alle forze dell’ordine è pesantissimo: secondo i dati ufficiali, ben 99 operatori sono finiti in ospedale, alcuni dei quali con prognosi pesanti fino a 30 giorni, a cui si sommano mezzi di servizio distrutti e ingenti devastazioni nei centri urbani che verranno ripagate con i soldi pubblici. A denunciare l’insostenibilità della situazione è Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato Fsp Polizia di Stato, che punta il dito contro una gestione dell’ordine pubblico definita fallimentare e incapace di fronteggiare quella che ormai si configura come una vera e propria guerriglia.
«Ecco il bilancio dell’assurda serata di violenza che, va detto, era ampiamente annunciata — attacca duramente Mazzetti —. Ma, come sempre, la risposta ai delinquenti organizzati che scendono in strada è sempre troppo tiepida, anche perché i mezzi per fronteggiarli sono inadeguati, gli uomini sono troppo pochi e l’organizzazione dei servizi inefficace, ed a farne le spese sono i cittadini onesti ed i colleghi ormai consumati dalla frustrazione per l’insopportabile trappola che sono diventati i servizi di ordine pubblico».
Per arginare queste vere e proprie «azioni di guerra urbana», il segretario generale della Fsp chiede una svolta radicale nelle dotazioni in mano ai reparti, partendo dal potenziamento dei lacrimogeni. Quelli attualmente in uso, spiega il sindacalista, sono stati infatti “depotenziati” a causa delle normative europee antinquinamento, riducendosi a fare solo un po’ di fumo senza costituire un reale deterrente. La ricetta del sindacato prevede l’introduzione di veicoli blindati muniti di cannoni ad alta pressione, capaci di sparare acqua miscelata a sostanze irritanti e coloranti, così da marcare a lungo termine i facinorosi durante i disordini e permetterne l’identificazione in un secondo momento. A questo si aggiunge la richiesta di impiegare i droni per riprendere e cristallizzare le azioni criminali e i loro autori, oltre all’adozione di proiettili in gomma o spugna a impatto cinetico (Flash-Ball / LBD) per inabilitare a distanza i soggetti più aggressivi.
Sul piano normativo e gestionale, la Fsp invoca il pugno duro contro questi reati di «terrorismo di piazza», chiedendo sanzioni penali, civili e amministrative esemplari per i violenti e introducendo indennizzi per gli operatori feriti da porre direttamente a carico degli organizzatori delle manifestazioni. «I servizi di ordine pubblico non possono continuare ad essere un gioco al massacro — conclude Mazzetti, lanciando una stoccata diretta ai vertici nazionali —. Da tempo rileviamo come l’organizzazione delle attività dei Reparti mobili sia frutto di scelte unilaterali, e come da troppo tempo essa non venga più condivisa con il Tavolo tecnico appositamente creato. Di fronte anche all’ennesima mattanza e a quella che riteniamo un’evidente fallimentare gestione e incapacità di valutare e affrontare l’organizzazione dei Reparti mobili da parte dell’Ufficio ordine pubblico a livello nazionale, chiediamo l’immediata riattivazione del Tavolo tecnico di confronto sull’organizzazione dei Reparti che in passato aveva già dato positivi riscontri».

