LADISPOLI – Sette anni, una casa occupata e una vicenda che, nonostante il passare del tempo, continua a pesare sulla sua famiglia.
A Ladispoli, quella che doveva essere un’abitazione di proprietà di Francesco Bugliazzini e dei suoi fratelli, ereditata dal padre, è diventata il centro di una lunga storia di occupazione che si è complicata ulteriormente dopo la morte della donna che vi si era insediata nel 2019.
La storia ha dell’incredibile ma purtroppo è tutta vera. Dopo il decesso della donna altri familiari sono entrati nell’immobile, di fatto “ereditando” un’occupazione e prolungando una situazione che il proprietario denuncia da anni.
La vicenda è arrivata alle cronache nazionali dopo il servizio della trasmissione Fuori dal Coro, andato in onda domenica sera su Rete 4, e che ha mostrato le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere chiarimenti da chi si trova attualmente nell’abitazione.
Dietro le immagini televisive e le polemiche, va ricordato, c’è soprattutto la storia di una famiglia che rivendica il diritto di rientrare in possesso della propria casa.
Francesco Bugliazzini, come siamo arrivati a questo punto?
“La storia parte da lontano. Mio padre Silvano, nel 2019, prese contromano l’autostrada e da lì capimmo che l’Alzheimer stava sfociando ai livelli massimi. Fu riconosciuto invalido al 100% solamente nel 2022 ma, di fatto, lo era già da anni. Sempre nel 2019 Nunzia, la donna che ha occupato la casa e che poi è morta, gli ha fatto firmare un foglio in cui mio padre diceva che lei doveva stare dentro quella casa”.
Come vi siete tutelati in quel momento?
“Abbiamo subito incaricato un avvocato. In ogni caso il foglio non aveva valore e Nunzia, nonostante l’amicizia con mio padre, non aveva il diritto di rimanere in quella casa”.
La donna è morta ad aprile ma i problemi si sono amplificati.
“Purtroppo sì. Io pensavo di riprendere casa ma dentro ho trovato i fratelli, i nipoti e non so quante altre persone. Queste persone non possono occupare quella casa. Stanno lì senza titolo e ancora sfoggiano il foglio con la firma di mio padre. Di fatto hanno ereditato un’occupazione”.
Il vostro legale come si sta muovendo?
“Tramite l’avvocato Alessandro Bonetti abbiamo fatto una denuncia penale perché per procedere con una denuncia civile bisogna sapere chi vive nella casa e noi non lo sappiamo. Abbiamo fatto anche tre denunce alla Procura della Repubblica perché vogliamo sapere chi ci sta dentro”.
Qual è la difficolta più grande di questo procedimento?
“Il problema è che nessuno va controllare. Le istituzioni purtroppo non ci aiutano ci sentiamo soli. Dopo tante denunce non so chi è che occupa casa mia. Lo Stato si sta muovendo poco e niente. Non è possibile che dopo la morte di Nunzia, arrivata otto mesi fa, delle persone sono ‘subentrate’ e io non riesco a sapere chi sono”.
I suoi fratelli come la stanno vivendo?
“Anche loro molto male. Basti pensare che mia sorella è costretta a pagare 600 euro al mese di affitto mentre la casa di famiglia è occupata. Non è possibile”.
Qual è la richiesta che si sente di fare alle istituzioni?
“La mia casa è occupata ed è trattata malissimo tra immondizia e sporcizia. Oltretutto io devo pagare condominio, Imu e Tari ed è una cosa che non mi posso nemmeno permettere. Voglio almeno sapere chi c’è dentro per riuscire a tutelarmi”.



