WARSAW, POLAND
Sette giudici eletti dal Parlamento si insediano nella sede della Corte con la scorta del Servizio di protezione dello Stato. Il presidente Nawrocki parla di presa illegittima e convoca consultazioni urgenti. Il presidente sospeso Święczkowski: «È un colpo di Stato»
VARSAVIA – La Polonia sta vivendo una delle crisi istituzionali più gravi degli ultimi anni. Al centro c’è la Corte costituzionale, da anni terreno di scontro tra il governo europeista di Donald Tusk e il campo conservatore che fa capo al presidente della Repubblica Karol Nawrocki e al partito Diritto e Giustizia (PiS).
La sospensione e l’ingresso nella Corte
Venerdì 30 ottobre la giudice Anna Korwin-Piotrowska, la più anziana per servizio tra quelli eletti dall’attuale Parlamento, ha sospeso il presidente della Corte Bogdan Święczkowski e il suo vice Bartłomiej Sochański, assumendo lei la guida. Si è basata su un articolo della legge sull’organizzazione della Corte, ma i giuristi sono divisi su se quella norma si applichi davvero al caso.

Nelle stesse ore sette giudici eletti dal Sejm, la camera bassa del Parlamento, sono entrati nella sede della Corte scortati dal Servizio di protezione dello Stato. In serata la polizia ha presidiato l’edificio. Davanti ai cancelli si sono radunati sostenitori del PiS, e il leader del partito Jarosław Kaczyński ha chiesto al presidente di intervenire. Tre persone sono state fermate dopo aver scavalcato la recinzione.
Nawrocki torna a Varsavia
Il presidente Nawrocki ha interrotto in volo un viaggio ufficiale in Senegal ed è rientrato nella capitale. «In un momento come questo, il presidente deve essere in Polonia», ha dichiarato. Nella notte si è recato alla Corte, ha definito quanto accaduto una presa illegittima di un organo costituzionale e ha chiesto al governo di ritirare le forze di sicurezza dall’edificio. Per oggi ha convocato consultazioni urgenti con i partiti presenti in Parlamento, con l’obiettivo dichiarato di «stabilizzare la situazione politica e ripristinare l’ordine costituzionale».
Durissimo Święczkowski, che parla di «colpo di Stato» e annuncia che oggi tenterà di rientrare nel palazzo insieme ad altri giudici. «La Corte sono i giudici della Corte, non l’edificio che è stato illegalmente preso dagli usurpatori», ha detto.
Il ministro della Giustizia Waldemar Żurek ha invece attaccato il capo dello Stato: «È inammissibile che qualcuno protetto dall’immunità presidenziale si comporti in questo modo». Żurek ha anche chiesto di revocare l’immunità a Święczkowski e Sochański.
Il nodo del giuramento
Al centro dello scontro c’è il giuramento dei giudici eletti dal Parlamento, che Nawrocki si rifiuta di ricevere. La Costituzione polacca prevede che giurino davanti al presidente, ma non chiarisce se questo passaggio sia solo formale o se dia al capo dello Stato il potere di bloccare le nomine.
Per il governo il voto del Parlamento è sufficiente. A sostegno cita la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, che il 9-10 ottobre ha indicato che il presidente dovrebbe far giurare i giudici eletti senza poter scegliere tra loro. Per il presidente e per il PiS, invece, i giudici che non hanno giurato non hanno titolo, e quella di ieri è un’occupazione illegittima.
Una crisi che dura da anni
Lo scontro sulla Corte risale al 2015, quando l’allora governo del PiS ne cambiò la composizione. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha poi stabilito che la Corte costituzionale polacca, così composta, non poteva essere considerata un giudice indipendente. Tusk, al governo dal 2023, aveva promesso di ripristinare lo Stato di diritto, ma le sue riforme si sono scontrate con i veti presidenziali.
Le prossime ore saranno decisive: sono attese le consultazioni al palazzo presidenziale e il tentativo di Święczkowski di rientrare in Corte. Il 3 novembre è in calendario l’assemblea generale dei giudici.

