I due sono stati trovati impiccati uno accanto all’altra nel giardino di casa. Gli interrogativi sull’ennesima tragedia del caso che ha sconvolto la cittadina in provincia di Roma
ANGUILLARA SABAZIA – Un biglietto lasciato in casa, indirizzato all’altro figlio, per spiegare le ragioni di un gesto estremo. È uno degli elementi emersi durante il sopralluogo nella villetta di Anguillara Sabazia dove Pasquale Carlomagno e Maria Messenio sono stati trovati morti, impiccati uno accanto all’altra nel giardino di casa. Una tragedia che si innesta su un’altra tragedia: il femminicidio di Federica Torzullo, uccisa lo scorso 9 gennaio dal figlio della coppia, Claudio Carlomagno.
Il suicidio dei genitori non chiude tuttavia i fronti aperti sul piano giudiziario. Secondo quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, le telecamere del villino dove è avvenuto l’omicidio hanno ripreso, nella mattinata del delitto, un furgone con a bordo il padre della vittima. Un elemento che gli inquirenti stavano approfondendo e che resta ora un interrogativo aperto, come sottolineato anche dalla criminologa Flaminia Bolzan: la morte dei genitori, ai fini dell’indagine, non modifica la necessità di accertare eventuali responsabilità nella fase successiva al femminicidio.
Accanto al profilo giudiziario, emerge con forza quello umano e psicologico. “Una tragedia nella tragedia”, la definisce Bolzan, richiamando il tema della vergogna e dell’incapacità di sostenere la pressione sociale dopo un crimine così grave. Essere i genitori dell’autore di un femminicidio può trasformarsi in una condanna silenziosa, fatta di sguardi, domande non pronunciate, isolamento. Un peso che, secondo gli esperti, può diventare insostenibile.
A dare l’allarme sono stati i familiari, preoccupati dal silenzio della coppia. I Carabinieri li hanno trovati nel giardino, vicini l’uno all’altra, in una scena che ha colpito profondamente anche gli investigatori. La notizia ha sconvolto l’intera comunità di Anguillara Sabazia, già segnata dal delitto di inizio gennaio.
Il sindaco Angelo Pizzigallo ha parlato di “ore di ulteriore dolore profondo” per la città, ricordando anche il ruolo pubblico di Maria Messenio, ex assessora comunale, dimessasi dopo l’arresto del figlio. “Non ci sono parole – ha scritto – resta solo il dovere del rispetto, del silenzio e della vicinanza umana”.
Un silenzio che oggi avvolge una famiglia distrutta e una comunità ferita, mentre la giustizia continua il suo percorso. Perché, anche davanti a gesti estremi, le domande restano. E non tutte possono essere affidate a un biglietto lasciato prima di morire.

