“Porte girevoli e conflitti d’interessi: il ritorno della casta in toga che vuole sabotare i referendum”
ROMA – Il caso che coinvolge Donatella Ferranti, ex deputata del PD e già Presidente della Commissione Giustizia, è tornato al centro delle cronache in seguito a un editoriale di Alessandro Sallusti su La Verità (leggi).
Le polemiche riguardano il suo ruolo attuale in Cassazione e la sua partecipazione a decisioni che influenzano i referendum sulla giustizia, un ambito che lei stessa ha contribuito a normare durante la sua carriera politica.
Di seguito sono riportate le principali controversie che l’hanno vista protagonista negli ultimi anni:
1. Il “Salto” in Cassazione senza concorso
Una delle polemiche più accese riguarda il suo rientro in magistratura nel 2018, subito dopo la fine del mandato parlamentare.
-
Nomina lampo: Il CSM deliberò il suo passaggio al ruolo di giudice di Cassazione quasi all’unanimità, nonostante fosse fuori ruolo dal 1999 e non avesse scritto sentenze per circa vent’anni.
-
Assenza di valutazione: Critici come Gianni Barbacetto hanno sottolineato come tale promozione sia avvenuta senza il regolare concorso o una valutazione approfondita dei titoli, basandosi su una norma che equipara l’incarico di Segretario Generale del CSM (da lei ricoperto in passato) ai massimi gradi della carriera giudiziaria.
2. Il coinvolgimento nel “Caso Palamara”
Sebbene non sia mai stata indagata, il nome della Ferranti compare frequentemente nelle chat dell’ex magistrato Luca Palamara.
-
Sponsorizzazioni: Secondo quanto emerso dalle inchieste giornalistiche (in particolare de La Verità), la Ferranti avrebbe scambiato messaggi con Palamara per caldeggiare la nomina di alcuni magistrati “amici”.
-
Dimissioni dall’ANM: Nel marzo 2021, in seguito al clamore mediatico suscitato dalle chat, la Ferranti ha rassegnato le dimissioni dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), chiedendo contestualmente la cancellazione delle proprie conversazioni con Palamara per violazione della privacy.
-
Testimonianze al CSM: È stata indicata tra i 133 testimoni citati da Palamara nel procedimento disciplinare davanti al CSM per far luce sul sistema delle correnti e delle nomine spartitorie.
3. Conflitto d’interessi e Referendum sulla Giustizia
La polemica più recente, sollevata da Sallusti, riguarda il fatto che la Ferranti faccia parte del collegio della Cassazione che decide sull’ammissibilità o sulla formulazione dei quesiti referendari sulla giustizia.
-
Il “Contro-referendum”: Viene accusata di poter “mettere mano” a quesiti che mirano a smantellare leggi o sistemi (come quello delle correnti del CSM) che lei stessa ha difeso o gestito come esponente politica di spicco.
-
Porte Girevoli: La sua figura è diventata il simbolo del fenomeno delle “porte girevoli” tra politica e magistratura. Come presidente della Commissione Giustizia, ha avuto un ruolo chiave nel bloccare o rallentare leggi che avrebbero limitato il rientro dei magistrati-politici nei ruoli operativi, situazione di cui lei stessa ha poi beneficiato.
Donatella Ferranti ha sempre respinto ogni accusa, dichiarando di aver “pagato” il suo passaggio in politica in termini di carriera e di aver sempre agito con indipendenza ed equilibrio, definendo le ricostruzioni sulle chat come attacchi strumentali alla sua onorabilità.


