Anguillara Sabazia – Femminicidio Torzullo, il procuratore: “Possibile presenza di terze persone prima, durante o dopo il delitto”

ANGUILLARA SABAZIA – “La morte di Federica per mano del coniuge Carlomagno Agostino Claudio è un dato ormai acquisito“.

Con parole nette il procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liguori, firma un comunicato che fa il punto sull’inchiesta per l’omicidio di Federica Torzullo, definendolo senza esitazioni un femminicidio.

Il movente: il rifiuto di mantenere il rapporto

Rimangono da chiarire le ragioni del gesto. La Procura le individua nel rifiuto della donna di proseguire il rapporto con il marito. Un movente che, spiega il procuratore, era stato delineato sin dall’inizio e che le indagini hanno poi rafforzato.

Secondo quanto ricostruito, Federica aveva avviato un percorso verso la separazione, mentre il coniuge avrebbe solo apparentemente condiviso la soluzione, tentando in realtà di procrastinare per mantenere la situazione a lui favorevole: la permanenza nella villa di proprietà della vittima e l’appoggio logistico dei suoceri nella gestione del figlio.

“Solo Federica, passando dall’idea all’azione di separarsi, avrebbe potuto mandare all’aria i piani di Agostino”, scrive Liguori, evidenziando come la decisione della donna rappresentasse un punto di rottura definitivo.

L’ultimatum dopo Natale e l’accelerazione del delitto

L’accelerazione, secondo la Procura, arriva durante le festività natalizie. Stanca dell’ostruzionismo del marito, Federica avrebbe posto un ultimatum: dopo le feste, ciascuno in una casa diversa, con il figlio nella villa familiare e i genitori ad alternarsi.

La donna aveva annunciato che, al ritorno da un viaggio in Basilicata previsto per l’11 gennaio, la separazione sarebbe diventata effettiva. È alla vigilia di quella partenza, la sera dell’8 gennaio, che – secondo la ricostruzione – si consuma la tragedia.

Il procuratore parla di una decisione “già da tempo maturata” e di un’esecuzione scattata quando l’indagato avrebbe compreso che “la melina era inutile” e che i suoi piani sarebbero definitivamente saltati. L’uomo avrebbe quindi recuperato “il coltello che aveva occultato all’abbisogna” e agito contro la moglie.

Restano ancora da chiarire diversi aspetti: “Lo ha fatto in bagno, nel box doccia, nella camera armadio? Questo lo diranno le prove scientifiche in fase di perfezionamento”, afferma Liguori.

E ancora: “Ha agito da solo dalle 6:40 alle 7:15? Anche questo lo diranno le prove scientifiche”.

Sotto esame anche le modalità di distruzione e occultamento del corpo: “Ha bruciato il corpo della vittima nella buca scavata o nel cassone del camion? Il resto è conosciuto“.

La Procura è in attesa del deposito della consulenza autoptica e di quella forense sui cellulari sequestrati.

I punti ancora oscuri e le possibili aggravanti

Il tempo che separa dall’arrivo delle consulenze rappresenta, scrive il procuratore, “lo spazio ancora concesso all’indagato per chiarire i molti punti oscuri” emersi dopo i due interrogatori. Diversamente, si procederà sulla base delle risultanze già raccolte.

Tra le ipotesi investigative: l’omicidio “consumato tra le ultime ore dell’8 gennaio e le prime del 9 gennaio 2026 in ambienti anche diversi dal vano bagno“; l’uso di “un coltello non ancora ritrovato”; la “predisposizione della buca dove poi sarà sepolta Federica”; e la possibile “presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva alla consumazione del reato“, anche alla luce di una ricostruzione ritenuta “inverosimile“: “solo 40 minuti per consumare il reato ed eliminare le tracce in perfetta solitudine”.

La priorità: proteggere il figlio

Il comunicato si chiude con un appello forte alla responsabilità. “Avverto la necessità di richiamare tutti, me compreso, ad una sorta di self-restraint“, scrive Liguori rivolgendosi a difensori, consulenti, tutori e media.

Il procuratore chiede che siano rispettati la privacy e l’equilibrio del minore, “orfano di femminicidio“, stigmatizzando la diffusione di dettagli sulla sua vita quotidiana “che nulla hanno a che vedere con il processo” e che rischiano di comprometterne la crescita, soprattutto in una realtà ristretta come quella in cui vive.

Sarebbe auspicabile spegnere i riflettori sul minore consentendogli di tornare a vivere la sua vita“, conclude Liguori, ricordando che spetta agli adulti “l’onere costituzionale di garantire a tutte le parti del processo un equo e giusto processo”.