Il bello di essere diversamente giovani è proprio il ricordare

L’ho già vissuto.

Tempo di bilanci, economici, politici, personali.
E nel guardarsi indietro si rischia di vedere anche…troppo indietro.
Ma il bello di essere diversamente giovani è proprio il ricordare, l’analizzare successi e fallimenti, le cose fatte bene e quelle che tornando indietro forse non si farebbero più, pensare a quello che è stato e che invece sarebbe potuto essere, rivedere il Mondo e i suoi cambiamenti.
Ma sopratutto il poter dire “io c’ero”, “io l’ho vissuto”.

Non ci sono stati enormi stravolgimenti in questi sessanta anni di vita.
Forse uno dei più rilevanti, o considerato tale, è stato il famoso “sessantotto”, tempo di lotte studentesche.
L’ho vissuto di striscio, come si suol dire, ho vissuto più gli anni seguenti delle lotte studentesche, gli scioperi, i picchetti, le manifestazioni e i cortei.
Gli ideali a cui si credeva.
Ma ho vissuto anche altro.

Ho vissuto il tempo dei capelli lunghi, dei pantaloni a zampa di elefante e delle prime minigonne, delle camicie a fiori e dei figli dei fiori, dei club per ritrovarsi tra giovani, della nascita delle prime discoteche.

Ho vissuto i tempi dei primi televisori in ogni casa, della TV in bianco nero, dell’unico canale, poi del secondo e poi a seguire.

Ho vissuto i tempi dei primi numerosissimi complessi musicali, delle prime canzoni di protesta, dei primi Cantagiro, dei cantanti che diventavano attori nelle loro canzoni, dei primi scandalucci, dei primi giornali di gossip.

Ho visto il paese cambiare, ho assistito a manifestazioni di piazza con sangue e teste rotte, ho ascoltato discorsi di fine anno da numerosi presidenti, ho visto gli intrallazzi della politica, ne ho vissuto le conseguenze.

Non c’è nulla che si possa presentare oggi che noi diversamente giovani non abbiamo già visto, nulla che non abbiamo già vissuto.

Magari solo la tecnologia potrebbe ancora stupirci, ma ci siamo adeguati, lo stiamo facendo.
E magari la usiamo per quello che ci serve senza diventarne schiavi, senza demandare ad essa il compito di condizionarci la vita.

Forse perché abbiamo vissuto il tempo delle mele in modo diverso, perché ricordiamo con piacere i messaggini su fogli spiegazzati che ci scambiavamo con le compagne di scuola, perché ricordiamo le scampanellate sotto il portone per chiamare l’amico, le lunghe giornate a parlare di tutto e di niente, le confessioni consegnate alle parole sussurrate, le liti fatte faccia a faccia, le riappacificazioni guardandosi negli occhi.

Siamo stati ribelli quanto basta, innovativi quanto necessario.
E oggi la vita non ci stupisce, abbiamo già vissuto tutto, magari in modo diverso ma comunque vissuto.
C’è ancora la cattiva politica, ci sono ancora le manifestazioni, purtroppo ci sono ancora fiumi di sangue e teste rotte.
Oggi ce le racconta la televisione, internet, facebook.
Oggi le notizie non le apprendiamo al bar o dagli amici, le viviamo in diretta. Forse è questa la novità.

Rimpianti? No, sicuramente no. O forse solo quello di vedere come siano cambiati i rapporti umani.
Oggi si è amici su un social senza neanche essersi mai conosciuti di persona.
È un bene? È un male? No, semplicemente “è”.

E a quelli che pensano di stupirci con chissà quali novità potremo sempre rispondere: l’ho già visto, l’ho già vissuto, io c’ero!

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