Fondazione Cariciv, cala il sipario (chiude) Mecenate Tv. Cacciaglia invita i giornalisti a crearsi una cooperativa “fai da te”

Spesi milioni di euro inutilmente e per vezzo della figlia del dg. Con quei soldi l’unica vera televisione, TRC, avrebbe trasmesso per decenni. Oggi rischiano di essere cancellate entrambe

CIVITAVECCHIA – Non siamo stati profeti né tanto meno indovini. La televisione di proprietà della società strumentale della Fondazione Cariciv, MECENATE, da cui prende il nome l’emittente, a breve calerà il sipario a meno di improbabili miracoli dell’ultima ora.

Il MEF sta chiedendo, anzi sollecitando a Mecenate, attraverso la Fondazione, l’invio del bilancio 2015. Vergogna delle vergogne. Una società strumentale con socio unico che, ad oggi, andando incontro a sanzioni amministrative e verifiche tributarie (che sarebbero dovute già scattare da parte della Gdf) non ha avuto il coraggio di presentare quello che passerà alla storia come il bilancio della vergogna.

Patron Cacciaglia ha chiamato a raccolta prima la figlia e il direttore “signor sì” Luca Grossi per avvisarli che la festa e finita. Non ci sono più soldi. Svaniti come ben sappiamo tutti, tra investimenti improvvidi e assunzioni clientelari.

L’ultima faticosa assunzione di Mecenate è stata quella del figlio dell’avvocato Ludovico D’Amico, distaccato in Fondazione.

Ludovico D’Amico con Cacciaglia

Dunque, figli e figliastri pronti a ricorrere agli ammortizzatori sociali, o meglio, alle disoccupazioni gestite dall’Inpgi per i colleghi giornalisti e all’Inps per tutti gli altri.

Dipendenti, cameraman, giornalisti, invitati a mettere in piedi una cooperativa che possa garantire a loro il lavoro attraverso la corposa e copiosa raccolta pubblicitaria fin qui ottenuta.

Luca Grossi sguinzagliato a cercare nuovi editori o situazioni tampone.

Il problema è che l’unica situazione tampone potrebbe essere il ricorso ad un accordo con ‘unica e vera televisione riconosciuta dai civitavecchiesi, Tele Civitavecchia (TRC) dell’inossidabile, ma stanco, Maurizio Campogiani.

Quest’ultimo, con  soldi spazzolati da Mecenate Tv (praticamente vista da un pubblico inferiore ad una partita di mero allenamento del number one del beach tennis locale, Daniele Perello).

Campogiani ha capacità e forza organizzativa ma anche la sua situazione economica (ricordiamo che è ricorso ad una sottoscrizione popolare), non gli consente di assorbire l’immensa mole di nuovi disoccupati dell’informazione che presto saranno sfornati dalle eccelse menti imprenditoriali nonché editoriali del buon Cacciaglia.

Invece di aiutare Tele Civitavecchia la Fondazione ha preferito mettersi in competizione.

Risultato?

Nel giro di due mesi si corre il serio rischio di veder scomparire dalla Città entrambe le televisioni.

Vincenzo Cacciaglia, a suo tempo, quando la figlia finì l’esperienza stagistica a Sky poteva chiedere a Campogiani di assumerla e di riversare a Tele Civitavecchia un decimo delle centinaia di migliaia di euro sperperati per cucirle addosso una televisione tutta sua.

Corsa contro il tempo. Trovare un nuovo editore (praticamente impossibile trovare un folle disposto ad accollarsi un carrozzone che nessuno guarda), costituire una cooperativa e rimanere a galla.

Due anni di disoccupazione pagata e speranza di trovare una collocazione.

Presto a spasso giornalisti del calibro di Cristina Gazzellini (che potrebbe trovare sfogo altrove vista l’abilità nell’infiocchettare articoli). Stefano Pettinari, la lunga mano del Palazzo di Giustizia (gli vanno riconosciuti agganci e scoop). Poi, via via tutti gli altri.

Infine cosa farà la figlia di Cacciaglia?

Forse il babbo, alle prese con la sua candidatura a presidente al posto del “mummificato” Chiacchierini, potrebbe parlare con Murdoch o Berlusconi e farle avere una trasmissione tutta sua, magari al posto di Barbara D’Urso o di Ilaria D’Amico.

A proposito di D’Amico. Che fine farà il figlio?

Dopo tante pressioni e finalmente l’assunzione ecco che rischia nuovamente di ritrovarsi disoccupato.

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