Inceneritori, il “traffico” dei rifiuti. Melasecche: «A Terni bruciano solo rifiuti importati da fuori regione»

RIFIUTI CHE VANNO E CHE VENGONO – Melasecche replica al vicepresidente della Regione Fabio Paparelli: “Il centrosinistra ha causato la chiusura dell’unico impianto pubblico, che smaltiva i rifiuti urbani di Terni, e ha favorito i due inceneritori privati che non bruciano i rifiuti prodotti nel nostro territorio ma soltanto pulper di cartiera importato da fuori regione. Intanto – prosegue Melasecche – i cittadini ternani pagano tasse salatissime per trasportare i rifiuti di Terni nella discarica di Orvieto”

 

di Enrico Melasecche, consigliere comunale*

 

Paparelli interviene a gamba tesa sulla vicenda inceneritori e, come l’amico Piacenti D’Ubaldi, ogni tanto manda la palla in corner, terrorizzato dal calo enorme di consenso della sua parte politica per i risultati drammatici prodotti in questo ventennio che rischiano seriamente di far cadere questa sinistra sia a Terni che in Regione. Paparelli ricorda tutto a modo suo, equivocando sulle responsabilità altrui per confondere quelle della sua parte politica. Una memoria cortissima. Quanto ai due inceneritori attivi a Terni, le relative aree PAIP furono assegnate come noto dal dirigente apicale di settore in base al regolamento PAIP esistente all’epoca, che prevedeva punteggi e graduatorie precise e non derogabili, pena il ricorso al TAR e condanna con rimborso dei danni per chi si fosse permesso di intervenire in modo illegale. Quando subentrò Ciaurro al governo di Terni, sconvolta dalla tangentopoli rossoverde, la compagine dirigenziale era costituita da un numero enorme di dirigenti con un costo per il Comune spaventoso e l’intero assetto, sia della struttura che regolamentare, predeterminato da una stratificazione in gran parte a sinistra. Ciò che dimentica lo smemorato assessore regionale è che la sua parte politica, e lui stesso, hanno governato a Terni ininterrottamente nei 19 anni seguenti (dico diciannove!) e sono stati capaci di far chiudere l’unico inceneritore pubblico, quello che avevamo ereditato in condizioni drammatiche di inquinamento gravissimo, chiuso dalla ASL (il che è tutto dire), provvedendo noi viceversa  alla modernizzazione e al revampinganti inquinamento per la gestione dei rifiuti di casa nostra con le migliori tecnologie dell’epoca. Tutto va contestualizzato e negli anni ’90 la raccolta differenziata porta a porta era ancora argomento da convegni. La storia degli anni successivi, quella dei Raffaelli, Sechi, Porrazzini con Cavicchioli e Paparelli attivi in Provincia (con competenze fondamentali sui controlli ambientali) ha visto la follia della importazione di una montagna di tonnellate di farine animali oltre alla gravissima decisione di bruciarci i rifiuti ospedalieri di tutta Italia (contro cui feci una battaglia epocale), con una gestione dissennata dell’inceneritore pubblico, ridotto senza ammortamenti a un colabrodo, tanto da portarlo alla chiusura su iniziativa della magistratura. Non accadde per caso. Ne trasse vantaggio economico l’ammiccante Agarini che non per nulla aveva rilevato la discarica di Orvieto dalla gestione fallimentare della Cooperativa Alto, oggi ad ACEA. Una delle conseguenze fu la seconda impennata della TARSU/TARI a carico dei ternani per il trasporto dei rifiuti in discarica e il pagamento della salatissima tassa di conferimento. Tutto a favore di certe cooperative e degli amici di regime che promettevano di portare la Ternana in Serie A. Ebbene, la politica dissennata che ha visto Paparelli attivo e roteante sul fronte politico, vedeva trionfare il diktat del “negazionismo ambientale”con l’autorizzazione rilasciata proprio dalla Provincia con “procedura semplificata” ai due inceneritori privati degli “amici” di Raffaelli/Paparelli il vero business per cui quegli impianti ancora sono in funzione, quello di bruciare pulper di cartiera, importato da fuori regione, per cui si viene pagati, al posto delle biomasse vergini da acquistare sul mercato. Una sinistra quindi, quella di Paparelli, asservita agli interessi privati, dimentica di quelli pubblici. I ternani ringraziano e ricordano. Quanto al comportamento di ACEA, società partecipata dal Comune di Roma e da soci privati, dopo decenni di gestioni sinistra-destra, vedremo cosa saprà fare il M5S quando determinerà le nuove politiche aziendali. Il capitolo è ancora tutto da scrivere.

 

*Lista civica “I love Terni”