Siamo il paese del dopo Santa Rosa

Probabilmente dovremmo farcene una ragione, prenderne atto e rassegnarci.

 

Sullo scenario Europeo e ancor di più in quello mondiale, non contiamo nulla, siamo quelli che si definiscono i fanalini di coda, quelli che vengono portati a rimorchio, magari nell’ultimo vagone, quello destinato al bestiame.

 

Non voglio dipingere un quadro apocalittico, però a ben vedere la situazione è questa.
Del resto, mi domando, come possiamo pensare di essere rispettati, se noi per primi non ci rispettiamo.
La nostra credibilità è pari a zero, la nostra coerenza una barzelletta, la nostra memoria molto corta.

 

Saremo per sempre il Bel Paese, inteso forse come una nazione bella da visitare, con un buon clima, con paesaggi fantastici, città incredibili, storia unica.
Ma saremo sempre anche il Paese degli spaghetti, della pizza e del mandolino.

 

Siamo il Paese con due presidenti del consiglio, con due presidenti della repubblica, siamo quelli che, per non farsi mancare nulla, ospitano addirittura due Papi.

 

Siamo quelli che scelgono sempre Barabba, che amano i mascalzoni e i delinquenti, che proteggono chi ruba, chi corrompe, chi usa il potere a proprio esclusivo vantaggio.
Siamo quelli che chiunque può conquistare, colonizzare, acquistare.

 

Siamo quelli con il cuore grande, che accolgono tutti ma che vogliono speculare sul l’accoglienza.
Quelli che godono di un terremoto perché anche su quello si riesce a speculare.
Quelli che donano soldi per la ricostruzione ma anche quelli che, con quei soldi, ci costruiscono piste ciclabili e ci salvano banche.

 

Siamo il Paese con file chilometriche di giovani in cerca…non di un lavoro, no, di accaparrarsi l’ultimo modello di smartphone.
Quelli che sanno solo lamentarsi senza scendere in piazza ma pronti alla lotta armata per difendere il giocatore preferito, la propria squadra, il gioco del calcio.

 

Quelli che cercano disperatamente un lavoro ma “dopo Ferragosto, perché è vero che sono disoccupato, però alle ferie non ci rinuncio”.

 

Siamo il Paese che dopo aver sfruttato per decenni la manovalanza del sud, poi lo disprezza, lo discrimina, lo odia, lo umilia, lo insulta
Siamo quelli che danno i voti a chi li sfrutta, li disprezza, li discrimina, li odia, li umilia, li insulta.
Anche qui memoria corta.

 

Siamo il popolo dei Santi, dei poeti e dei navigatori.
Ma anche quello degli esperti. Di cosa? Ma di tutto. Fatemi una domanda e saprò certamente darvi una risposta.

 

Siamo quelli che “il giardino del vicino è sempre il più bello” ma che non curano il proprio, non lo annaffiano, lo lasciano morire.

 

E noi, nel nostro piccolo paesello di provincia, siamo quelli ai quali non va bene niente ma ci sta bene tutto, quelli degli inciuci, dei favori, quelli dell’armiamoci e partite, del sachimmincula, del dopo Santa Rosa.

Degno popolo di una degna città di una degna regione di una degna Nazione.

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