Campi di calcio in terra: “Non si può parlare di socializzazione sportiva in un contesto malsano”

La valorizzazione degli impianti sportivi nel viterbese, è un argomento più volte proposto dal consigliere Sergio Insogna, ma quasi sempre non ascoltato.

 

Recentemente ha fatto un’ulteriore appello dichiarando:

 

“Oggi fare una seria e dovuta valutazione sulla situazione complessiva delle strutture sportive cittadine diventa necessario ed urgente, tutto questo allo scopo di dare maggiore omogeneità e concretezza all’azione amministrativa ed alla luce della situazione non esaltante e mediocre degli impianti sportivi nel viterbese”

 

Detto questo vogliamo prendere spunto dal commento del sig. Bruno Barra, recentemente chiamato in causa in un nostro articolo, il quale vogliamo ringraziare nell’aver precisato diversi punti che vi riportiamo integralmente:

 

“Prendo atto di quanto dichiarato sui social dall’On.le Marini il quale tratta come un fenomeno di “polvere fastidiosa e nulla più” un’attività sportiva che da circa 15 anni si svolge in una ambiente malsano il cui impatto ambientale sulla salute dei cittadini delle case vicine e sui frequentatori stessi è stato acclarato in più circostanze (vedi verbali del Corpo Forestale dello Stato) tant’è che la sua stessa Amministrazione ha speso decine di magliaia di EURO, nel 2009, senza risolvere il problema del danno ambientale e innescando, viceversa, ipotesi di danno erariale.
Probabilmente l’On.le Marini non ha avuto molte occasioni di visitare questo indecente campetto di calcio che, oltre ad essere nocivo per le persone e per le cose, non contribuisce certamente a migliorare il decoro della città. Glielo abbiamo ricordato con alcune foto.
Orbene poiché nel contesto viene richiamato esplicitamente il mio nome correlandolo al fatto, tra l’altro, che detta chiusura, da me sollecitata, rappresenterebbe una sconfitta sul piano sociale il tutto accompagnato da ironici commenti, mi corre obbligo precisare quanto segue:
• chi le scrive, amante dello sport (ne ha praticati moltissimi), ha trascorso gran parte della sua vita in impegni sociali ed, in particolare, a difesa dell’ambiente, della sicurezza dei cittadini e della prevenzione a tutto campo;
• a tutt’oggi è presidente di un’associazione no profit che promuove sicurezza e prevenzione;
• il campetto produceva gravi danni ambientali non solo a tutto il vicinato ma, ancor più, ai giovani frequentatori, così come testimoniato da alcuni stessi frequentatori (testimonianza di alcune mamme e società che hanno utilizzato il campo a pagamento);
• le strutture adibite a spogliatoi e servizi (baracche mal messe e maleodoranti) non possedevano, a mio avviso, alcun requisito igienico sanitario per essere adibite a tale uso;
• non esistono molti esempi di campi in polvere (esposti ai venti di tramontana) insediati al mezzo di nuclei abitativi;
• l’abitazione in cui dimoro e che affaccia sul campo è stata realizzata nel 1978 ed, all’epoca, al posto dell’attuale campo di calcio, vi era un asilo che fruiva di uno spazio che era ricoperto di erba spontanea;
• l’utilità sociale va vista in un contesto di civiltà e, oggi, nel terzo millennio non è possibile parlare di socializzazione sportiva ed umana fatta in un contesto malsano che fa venire meno quei benefici che tale attività produrrebbe.
Il mio (nostro) intervento è mirato a far sì che i soldi dei contribuenti non siano sprecati e vengano viceversa impiegati per riqualificare gli impianti sportivi e non per mantenerli nel degrado più assoluto foriero solo di danni all’ambiente e al decoro della città.
Lo scrivente ha richiesto agli uffici comunali l’accesso agli atti per venire in possesso della documentazione che riguarda la concessione del campo ed soldi spesi dal Comune per ristrutturare tale impianto nel tempo (anno 2009 altra amministrazione). Mi pare di ricordare che l’importo fosse stato di 36.000 Euro (comunque mi riservo di essere più preciso). Forse con l’aggiunta di poco più si sarebbe potuto realizzare un manto in erba sintetica di cui ormai si fa largo uso nell’impiantistica sportiva di tutta Italia (lunga durata e manutenzione nulla).
Per una scelta di questo tipo ci eravamo dichiarati disponibili a tentare una sottoscrizione per offrire un contributo al Comune di Viterbo.
Bruno Barra

 

Sicuramente le riflessioni fatte dal nostro lettore sono da prendere in considerazione e giustamente, tornando alle dichiarazioni fatte da Insogna, per metterle in pratica è del tutto evidente che si deve partire da un necessario, preciso e puntuale censimento delle strutture comunali adibite e funzionali alle diverse e numerose attività sportive cittadine, per meglio individuare le carenze, le necessità e gli interventi progettuali ed economici occorrenti.

 

Tale operazione si deve necessariamente sviluppare con l’apporto tecnico degli uffici comunali preposti, facendo leva sulla loro competenza tecnica e sulla professionalità anche in materia di progettazione.

 

Aggiungiamo anche che ascoltare i consigli dei cittadini e delle associazioni calcistiche potrebbe contribuire a trovare soluzioni ottimali per tutti.

 

Ma dopo le parole servono i fatti, un impianto sportivo non va mai chiuso ma adeguato e migliorato per mantenere sempre vivo l’interesse dei giovani verso lo sport .

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