Chi si ricorda della Scarsella e del Bracone?

Questi due nomi così curiosi faranno – probabilmente – sorridere i più piccoli ed emozionare i più grandi. Di dolci pasquali oggi non c’è che l’imbarazzo della scelta, ma sappiamo che non è stato sempre così. In passato i dolci erano pochi, probabilmente molto più genuini e semplici, ma non per questo peccavano di creatività. Anzi, per Pasqua nelle famiglie viterbesi nonne e mamme si cimentavano in preparazioni artistiche molto particolari.

La Scarsella, ovvero un dolce (non troppo dolce in realtà) che ricordava una tasca, o una borsa con il manico, mentre il Bracone, un simpatico omino nato dalla fantasia dei più grandi ma destinato ai più piccoli. Questi dolci si preparavano, di solito, con l’impasto che era avanzato dalle Pizze di Pasqua ed era destinato al giorno di Pasquetta, si poteva infatti portare comodamente come spuntino per la scampagnata.

C’era un elemento che caratterizzava e rendeva riconoscibili questi dolci: al centro veniva posizionato un uovo che, in fase di cottura, diventava sodo, ed andava così ad accompagnare ed arricchire lo spuntino. L’uovo veniva ricoperto da strisce sottili di pasta, come a volergli creare un nido, un luogo sicuro dove restare fermo e cuocersi.

Questa tradizione viterbese la troviamo, con ricette diverse ma con forme simili, anche in altri luoghi d’Italia: un esempio per tutti il Casatiello napoletano.

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