#Europee2019 – Gian Piero Joime (CasaPound): “Al centro del nostro programma l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea”

Gian Piero Joime è candidato per CasaPound Italia – Destre Unite alle prossime elezioni europee del 26 maggio, nella Circoscrizione del centro Italia: Toscana, Lazio, Umbria e Marche

ROMA – “Dopo tanti anni di eurocrazia possiamo affermare che Unione Europea, ed euro, sono stati per l’Italia un fallimento. L’Italia ha ceduto passo passo la sovranità monetaria ed economica ad un governo sovranazionale, indifferente e ostile al bene della nostra nazione”.

“E così L’Italia dall’essere la quinta potenza mondiale, con un sistema industriale misto di grandi imprese pubbliche e private e di distretti industriali, è passata a rincorrere politiche economiche di retroguardia, flat tax e reddito di cittadinanza, per far fronte alla triste e drammatica ondata della povertà diffusa. Dovendo in più trattare con la commissione europea con l’umiliante balletto del deficit: dal 3%, poi al 2,4 e infine per grazia ricevuta al 2,04”.

Queste le affermazioni di Gian Piero Joime candidato per CasaPound alle Europee nella Circoscrizione del centro Italia.

“Solo per dare un esempio, tra i tanti, del declino strutturale della nostra nazione, nel 2000 in Germania si producevano 5,5 milioni di autoveicoli ( terzo produttore al mondo ) e in Italia 1,8 milioni (undicesimo produttore mondiale).

In Italia nel 2013 all’apice della crisi finanziaria mondiale e delle scellerate politiche di austerità, volute dalla UE, si sono prodotti solo 388mila autovetture.

Dopo 16 anni di eurocrazia, la produzione tedesca di autovetture è crescita, 6,2 milioni, mentre quella italiana è calata, 1,1 milioni: ormai dietro anche a Spagna, Francia, Gran Bretagna e Repubblica Ceca. La produzione italiana di autovetture nel decennio 2007/2016 si è’ ridotta del 50% rispetto al decennio precedente ! (Fonte Anfia)

Dove sorgevano floridi distretti industriali c’è solo desolazione, le fabbriche e le banche italiane, quando non sono fallite, sono diventate fabbriche e banche francesi e tedesche; le nostre grandi imprese sono state smembrate, in nome della deregolamentazione; le particolarità del nostro artigianato, annullate dalla rincorsa allo standard, standard che impone l’omogeneità su tutto, dalle mele alle lampadine, ad un sistema per antica è radicata cultura fondato invece sulle specificità identitarie.

Le opere pubbliche sono un lontano ricordo, vittime di assurde politiche restrittive e del feticcio del pareggio in bilancio, divenuto addirittura parte integrante della Costituzione.

Mentre i nostri migliori laureati emigrano, le nostre città sono preda di ondate migratorie fuori controllo.

Dopo le promesse di Lega e Cinque Stelle, che alle scorse elezioni politiche si erano presentati come forze politiche euroscettiche, per poi cedere alle pressioni europee, noi siamo l’unica lista autenticamente contraria al mostro burocratico chiamato Unione Europea e punteremo decisi all’ItalExit. Una scelta che rappresenta la grande priorità: liberare l’Italia da un sistema mortale per la nostra economia e le nostre famiglie”.

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