Montalto di Castro – Bagni a spese del Comune. Condannato a 3 anni e 2 mesi il sindaco Sergio Caci

Sentenza shock che ha sconvolto l’intera comunità. La notizia annunciata dal primo cittadino sul profilo social: “Sono sconvolto ma non posso che accettare il giudizio. Sono sereno, farò appello e dimostrerò la mia totale estraneità ai fatti”

CIVITAVECCHIA – La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di oggi dal Tribunale di Civitavecchia. Il sindaco di Montalto di Castro, Sergio Caci, è stato condannato ad una pena di 3 anni e 2 mesi per una vicenda del 2014 a seguito di una denuncia fatta dall’esponente del Partito Democratico Quinto Mazzoni. Tre le persone sul banco degli imputati. Oltre il sindaco Caci erano imputati Paolo Rossetti, responsabile dell’ufficio Demanio e patrimonio del comune montaltese e Andrea Salvati, concessionario dell’appartamento ‘incriminato’.

Condanna anche per il dirigente Paolo Rossetti mentre assoluzione, per non aver commesso il fatto, Andrea Salvati che, tra le altre cose, è responsabile cittadino della Lega.

I tre erano accusati di aver speso 18mila euro per ristrutturare due bagni di un appartamento popolare, assegnato a Salvati, che secondo l’accusa dovevano essere totalmente a carico del possessore del bene.

Tutto a spese del comune, almeno secondo gli inquirenti.

Caci e Rossetti condannati per falso ideologico, abuso d’ufficio e peculato.

Una sentenza sicuramente abnorme e inaspettata per due bagnetti di questo appartamento situato nelle palazzine ex Enel.

Quinto Mazzoni, l’attuale segretario del Pd, era il costruttore incaricato a svolgere la ristrutturazione.

Lo stesso che avrebbe poi fiutato il possibile sperpero di soldi pubblici e sporto denuncia alla fine del 2012.

L’importo preciso dei lavori sarebbe di 18mila 150 euro. Secondo il giudice, per giustificare l’uscita di quei soldi, sarebbe stata utilizzata una determina che parlava di altri lavori a Marina di Montalto. Lavori resi necessari dopo l’alluvione del 2012: messa in sicurezza di alberi e pulizia di un parcheggio. Tutto effettivamente realizzato. Ma a pagare sarebbe stata una cooperativa e non il comune.

Il sindaco Sergio Caci, raggiunto da noi telefonicamente, decisamente scosso dalla sentenza, ci ha confermato le parole da lui scritto sul suo profilo Facebook:

Cari concittadini, ho appreso della sentenza di condanna del tribunale di Civitavecchia sul processo nato dalla denuncia del segretario del PD di Montalto di Castro. Rispetto la decisione del Tribunale, ma ribadisco con forza e convinzione la mia assoluta innocenza e quella del responsabile del servizio lavori pubblici all’epoca dei fatti.

Ritengo abnormi le accuse mosse nei nostri riguardi e mi amareggia che il tribunale non abbia colto la vera natura della costruzione fatta dagli accusatori e delle loro reali intenzioni.
La verità è un’altra e verrà certamente accertata nelle opportune sedi.

Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per proporre appello.

Fare il sindaco oggi non è per niente semplice e si rischia di rispondere di fatti che molto spesso neanche si conoscono. Per questo, se i miei concittadini lo vorranno, continuerò a svolgere il mio servizio politico e sociale con la trasparenza e l’entusiasmo di sempre. Se qualcuno invece pensa di fermarmi o intimorirmi attraverso i tribunali si sbaglia di grosso. Grazie a tutte le persone che mi sono vicine e credono nel mio lavoro: vado avanti a testa alta.

Adesso, causa la Legge Severino, il sindaco Sergio Caci sarà sospeso dall’attività.

Nel periodo di sospensione, secondo quanto prevede la legge, il sindaco non sarà «computato al fine della verifica del numero legale, né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata».

Due le strade che potrà percorrere il sindaco Sergio Caci visti i precedenti casi analoghi che hanno visto altri sindaci nella sua posizione.

La prima è di carattere tecnico-giudiziario. Come prevede la legge Severino, gli amministratori pubblici devono essere sospesi dal servizio anche se condannati solo in primo grado. Per un periodo di tempo che non può superare i 18 mesi. L’abuso d’ufficio (323 cp) è nella lista dei reati per cui la sospensione è immediata.

I legali stanno valutando quale sia l’iter più conveniente, il Tar o il Tribunale ordinario o entrambi. I punti di forza dell’impugnazione dovrebbero riguardare motivi costituzionali.

In questi diciotto mesi di sospensione i reati per cui è stato condannato andranno prescritti. E a quel punto anche la sospensione dovrà rientrare. E’ una corsa sul calendario. Perché comunque la prescrizione dovrà essere certificata da un giudice. Che potrà essere solo quello dell’Appello. E al netto dei termini per le motivazioni, i ricorsi e la fissazione dell’udienza, possono trascorrere almeno sei mesi. Ben più della scadenza naturale.

Poi c’è un exit strategy di tipo politico. Perché è chiaro che tutti i ricorsi saranno inutili, comunque arriveranno troppo tardi, se la politica deciderà che per Montalto di Castro è giunto il tempo di nuove elezioni.

Il sindaco Sergio Caci non si è mai sottratto al giudizio sia dei Tribunali che della sua gente che lo ha rieletto a furor di popolo per il secondo mandato. Siamo convinti che uscirà a testa alta da questa vicenda a dir poco inquietante.

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