Coronavirus – A casa con la febbre alta dopo essere stata in zona rossa, nessuno a farle il tampone

 

Roma – Prima semplice alterazione, poi otto giorni con il termometro che arriva a 39.7. Dolori addominali, tosse. La chiamata al numero verde, l’attesa del tampone. Che pero’ non arriva. Al suo posto un miglioramento repentino. Ma anche il nuovo tentativo con la Asl si rivela inutile. “Non e’ tanto per me, anche se vorrei sapere se sono davvero guarita, ma per gli altri. Chi mi dice quello che posso e non posso fare? Chi mi da’ la certezza di non essere un pericolo per gli altri?”.
Martina Valerio e’ un’imprenditrice di 33 anni, vive a Roma con il suo compagno e ha deciso di raccontare la sua storia all’agenzia Dire.
A inizio marzo Martina e’ andata per lavoro a Bologna, ma subito prima delle disposizioni governative che imponevano la quarantena e’ tornata a casa. “Il 26 marzo pero’ ho iniziato ad avere i primi sintomi. Era solo alterazione, quindi avevo pensato a un’influenza stagionale o a un colpo di freddo”. E invece dopo una settimana la febbre e’ salita. “Per 8 giorni ho avuto una temperatura fissa di 39.5, con punte di 39.7, accompagnata dai sintomi di cui sentivo parlare in tv: fortissimi dolori addominali a cui si e’ aggiunta la tosse, anche se non molta. Ho cercato di aspettare e di stare in contatto con alcuni amici medici che lavorano proprio nelle strutture Covid19 allestite nella Capitale. Ma all’ottavo giorno di febbre alta mi sono spaventata e abbattuta sia dal punto di vista fisico che psicologico e ho deciso di chiamare il numero verde”.
Cosi’, il 9 aprile Martina telefona al servizio regionale. Una intervista lunga 45 minuti per lei e altri 30 minuti per il suo compagno, anche lui con dei sintomi, ma più lievi, ha momentaneamente tranquillizzato Martina. “La persona con la quale ho parlato e’ stata gentilissima e molto attenta – ricorda – che mi ha spiegato che il mio caso era abbastanza grave e che i miei sintomi riconducevano al Coronavirus. Per questo avrebbero passato immediatamente la  segnalazione alla Asl di competenza per il tampone. Mi e’ stato detto che la Asl mi avrebbe contattato prestissimo per fare il tampone a me e al mio compagno, parlandomi anche, per il mio caso, del rischio di un ricovero se i sintomi non si fossero attenuati”.
Poi quello che Martina chiama “quasi un miracolo“. Dal 10 aprile la febbre e’ scesa, la tosse e’ passata, cosi’ come i dolori addominali. “Dall’11 aprile sto bene e ho tirato un grande sospiro di sollievo – dice – ovviamente ho continuato a rimanere a casa aspettando il riscontro della Asl, come mi aveva detto al telefono. Ma nessuno mi ha mai ricontattato, e naturalmente nessuno e’ venuto a farmi il tampone”. Fino a sabato scorso, il 18 aprile, quando lei decide di richiamare il numero verde. “Ho aspettato a richiamare per alleggerire le linee, perche’ sapevo che c’era gente che stava peggio di me. Quando ho chiamato, pero’, mi sono resa conto che la Asl non aveva mai ricevuto la segnalazione del mio caso, come invece aveva detto il numero verde”.
È questo probabilmente il motivo per cui il caso di Martina non e’ mai stato controllato: una mancata comunicazione interna al servizio regionale. “A quel punto la Asl ha registrato il mio caso, ma la cosa più paradossale, quella che mi preoccupa di più, e’ che io non so come devo comportarmi adesso. Di fatto la mia quarantena sarebbe finita e potrei uscire per esempio a fare la spesa. Come devo comportarmi? Io e il mio compagno finora siamo sempre rimasti a casa, ma adesso vorrei capire che cosa devo fare per rendere sicuri gli altri, ancora più che me stessa“.
A oggi, quasi un mese dopo la comparsa dei primi sintomi e dopo 12 giorni dalla segnalazione alla Asl, Martina non sa se effettivamente ha avuto il Coronavirus e, nel caso giudicato “probabile” dagli organi competenti, non sa se si sia del tutto negativizzata oppure no, perché nessuno le ha mai fatto un tampone. “Da sola ho deciso di rimanere a casa fino al 3 maggio, in modo che saranno non 14 giorni, ma tre settimane piene, perché la mia priorità e’ non mettere gli altri in pericolo. Ma devo dire che a livello morale e psicologico sono un po’ provata, perché sentirsi senza certezze e senza assistenza quando si sta male non e’ facile”.

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