Viterbo – Popolo della Famiglia: “Le messe dal 10 maggio?”

 

VITERBO – Il Popolo della Famiglia di Viterbo è vicino alle decine di migliaia di cattolici e fedeli di altre religioni che si vedono ancora oggi private della possibilità di prendere parte a cerimonie religiose, in sicurezza, anche con modalità di partecipazione più severe rispetto ai criteri ordinari.
Tali cerimonie potevano essere già svolte nella fase 1, almeno nei giorni feriali, dove, alle messe, in enormi spazi possono essere distanziate le pochissime persone presenti in modo molto più sicuro di supermercati e tabaccherie.
Il nostro movimento, ancor più oggi, contesta anche l’ultima conferenza del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha annunciato la riapertura di tutto, ha assegnato una data a ogni attività, persino ai centri massaggi, permettendo addirittura ai cittadini stressati di ‘consolarsi’ con il gioco di azzardo, ma impedendo il libero esercizio del culto e la libertà religiosa, che, in un momento di precarietà e sofferenza come questo, rappresenta e soddisfa un bisogno fondamentale dell’uomo.
Stanno per mandare milioni di lavoratori italiani sugli autobus e nelle metropolitane, in scatolette in ognuna delle quali circoleranno inevitabilmente migliaia di persone al giorno, ma gli pseudo esperti scrivono che le ‘criticità ineliminabili’ riguardano solo la frequentazione della messa, la confessione, la comunione.
Vogliono ridurre la dimensione dell’essere umano a quella di homo economicus, utile se produttivo; noi reclamiamo invece la dignità tutta intera della persona, della dimensione spirituale che vale almeno quanto la dimensione materiale. Il nostro cibo è nel Santissimo Sacramento , dichiara Guido Pianeselli, dirigente viterbese del Popolo della famiglia, ove si compie l’estremo sacrificio di amore per tutti gli uomini, a cui affidare le sorti di questa società nichilista e scientista, falsamente umanitaria”.
Questo che si prospetta è un chiaro disegno ideologico, risibilmente giustificato in via falsamente scientifica da una Commissione non eletta da nessuno ed attuato dal Governo che mistifica la propria paternità politica, anzi rivendica un accordo con la CEI smentito clamorosamente da quest’ultima.
Da contatti tra Santa Sede e Quirinale, così riferiscono diverse fonti, è stata ripresa una trattativa; Conte ha fatto trapelare la data del 10 maggio, oggi si parla anche dell’11 maggio e di messe all’aperto, la mattina seguente il Santo Padre, che prima aveva lamentato la chiesa senza popolo, ma poi, prudentemente, ha chiesto ai cristiani di pazientare e di rispettare le disposizioni.
Molti Vescovi infatti avevano già cominciato a rispondere all’arroganza del governo con forti dichiarazioni, rivendicando la violazione dei diritti loro assegnati dal Concordato e dalla Costituzione, essendo peraltro i limiti posti dal governo attuati con atti a pura valenza amministrativa come lo sono i DCPM.”
“Sperando che il governo abbia acquistato lucidità e consapevolezza del grave arbitrio commesso, evidenzia Pianeselli, personalmente voglio comunicare la vicinanza e la condivisione mia e del Popolo della Famiglia al nostro Vescovo e a tutti i Pastori incaricati di guidarci.
Il nostro Presidente Mario Adinolfi ha dichiarato, per l’occasione, la mobilitazione del movimento in quanto tali norme, che rappresentano un vero abuso, oltraggiano la fede del popolo e contro di esse, da tutta Italia, stanno piovendo ricorsi e denunce.
E’ un esecutivo che ha perduto qualsiasi autorevolezza – continua Pianeselli – che passa dalla fase uno, applicata con errori gravi e colpevole ritardo, ad una successiva attuata in modo incredibilmente caotico. Abbiamo:
atti contraddittori ed errati di esperti puntualmente smentiti da loro stessi e da fatti: no pericolo, si pericolo, no asintomatici, si asintomatici, no mascherine, si mascherine, no tamponi ,si tamponi , no test, si test, a cominciare da quell’OMS che hanno infilato una serie madornale di errori tanto da farne dubitare le capacità di funzionamento;
una app da illusione che non funziona e non funzionerà mai, prima obbligatoria poi volontaria;
mascherine non più disponibili per un prezzo imposto che le ha fatte sparire dal mercato ora che diventano essenziali;
tamponi e test sierologici non disponibili in numero sufficiente a mappare la popolazione e a fornire a tutti l’informazione sulla positività specialmente nella ricerca degli asintomatici;
sospensioni e riprese omogenei su tutto il territorio nazionale non differenziandole per zone in base alla presenza e diffusione del virus;
task forces per ogni cosa con enormi costi collettivi dove infilare amici ed anche per scovare scomode rivelazioni con il nuovo ministero della verità, quello che stabilisce quali sono le fake news;
tutto questo senza dare supporto economico alla popolazione a cui, solo per qualcuno e solo da qualche giorno, sono arrivati i famosi primi 600 euro di marzo, rivendicando un falso successo in Europa da cui arriveranno solo prestiti, tasse e controllo economico.
Decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di contagiati, e guasti sono solo quelli ufficiali, che potevano essere, nella gran parte, evitati se fossero partiti in tempo con il lockdown , come richiesto dal Popolo della Famiglia fin dal 21 febbraio.
Temo fortemente una riapertura così caotica ove, senza disposizioni e regole precise, oggi carenti, si potrebbe riproporre il tema del contagio, questo si in quei luoghi dove le persone non sono controllabili ed ammassate: treni, autobus, metro, strade affollate.
A gennaio, – conclude – il premier aveva detto che eravamo prontissimi, oggi, dopo tutto questo sfacelo, si dovrebbe dimettere se non vuole fare altro male a questo Paese che non merita di governare”.