Civitavecchia Porto – Privilege, che fine ha fatto la Royalton? Dove sono gli investitori della Konig? Ecco da Panama documenti che fanno riflettere

Il presidente Francesco Maria Di Majo dovrebbe spiegare ai lavoratori, alla città e al Procuratore Vardaro con chi ha trattato il rinnovo della concessione ex Privilege e se ha escusso le fideiussioni

CIVITAVECCHIA – Abbiamo scritto qualche giorno fa del fatto che ombre sempre più scure si stanno addensando sull’operato della curatrice fallimentare della Privilege Yard, l’avvocato romano Daniela De Rosa.

Il processo ai vertici di quella società, a cominciare dall’imprenditore Mario La Via è in corso. Proprio gli avvocati della difesa stanno scoprendo cose a dir poco ambigue. Su questo argomento soprassediamo ancora qualche giorno. Vogliamo entrare in possesso delle carte. Quello che sappiamo è che l’avvocato Daniela De Rosa, con tutta probabilità, sarà denunciata per aver compiuto tutta una serie di reati a cominciare dall’ultimo e cioè aver vietato l’accesso agli atti durante le indagini difensive ad alcuni suoi colleghi.

Certo, si difenderà e lo farà bene. Con la curatela della Privilege Yard si è portata a casa, legalmente, un bel gruzzoletto di svariate centinaia di migliaia di euro.

Torniamo però a colo che hanno acquistato il rottame dello scafo P430 e l’intera area dei cinque/sei capannoni dove c’è ancora un mega tappeto di pannelli fotovoltaici che producono denaro tutti i giorni.

Lo avevamo anticipato lunedì. Questa sarebbe stata la settimana decisiva per il futuro dell’ex cantiere Privilege alla Mattonara, una settimana particolarmente importante per il gruppo di ex metalmeccanici rimasti senza lavoro e adesso privi anche degli ammortizzatori sociali. E così è stato. Ieri mattina, senza clamori e squilli di tromba, i rappresentanti della Royalton, la società maltese che ha acquisito in due distinte aste fallimentari sia lo scafo P430 da completare che i capannoni del cantiere, ha raggiunto gli uffici di Molo Vespucci per firmare l’atto di concessione ventennale dell’area.

Era la fine di gennaio di quest’anno si annunciava l’ultimo passo prima di riaprire quei cancelli.

Un atto ancora non completo. Mancava, e non sappiamo se è stata mai apposta, la firma della curatela fallimentare.

Si attendeva anche le risultanze de piano industriale presentato dalla Royalton e se aveva reali possibilità di essere concretizzato.

Come dimenticare poi le sceneggiate da teatrino napoletano tra lo sciatore Di Majo, quel personaggio ambiguo (nel ruolo) del presidente di Unindustria Civitavecchia, Stefano Cenci, referente locale della società maltese alle prese con Mister X.

“Lo yacht – tuonò – è di Marine Goddess, mentre il cantiere sarà di competenza della Konig e va compreso, quindi, nei confronti di chi sarebbero state fatte le denunce”.

Non sappiamo che fine abbiano fatto tutti. Spariti. Anzi no. Sui Panama Papers cominciano a pubblicare documenti molto riservati che riguardano l’operazione.

Innanzi tutto, perché Royalton avrebbe acquistato lo yacht Privilege?

Royalton e Frangi leggendo le carte, non avrebbero acquistato il Privilege Yacht P430.

Royalton e Frangi, infatti, possiedono solo l’8% dello scafo P430.

Marine Goddess Company è di proprietà di Nidal Chazi Karameh e gestito dall’avvocato Alfredo Longo.

SFOGLIATE LE IMMENSE SCATOLE SOCIETARIE SCARICATE DAI PANAMA PAPERS

 

panamawebfrangi

 

Marine Goddess e Longo, unici offerenti, hanno pagato 13 milioni di € per uno scafo in acciaio che nessun altro voleva.

Tutti gli addetti ai lavori sapevano che lo scafo ormai non era più corretto e/o corregibile (in quanto incurvato).

L’avvocato Longo, qualcuno sussurra, non ha alcuna esperienza nella costruzione di navi e nessuna conoscenza del settore.

Perché Longo ancora non ha iniziato a lavorare sullo scafo in acciaio?

Semplice, è senza soldi. Fino a quando Marine Goddess non troverà un acquirente disposto a pagare per uno yacht completo, non ci sarà lavoro.

Perché Frangi avrebbe pagato i creditori Privilege per avere il diritto di negoziare con l’autorità portuale e quindi affittare la proprietà Privilege?

Questa è una domanda che potrebbe rimanere senza risposta. Nessun altro costruttore navale o operatore marittimo al mondo ha offerto o avuto interesse per la proprietà. Non è adatto per un cantiere navale. Lo sanno anche i pescatori di primo pelo.

Panama Web, perché un’azienda legittima avrebbe bisogno di una rete così grande e misteriosa?

Frangi, Longo e Gassen hanno dichiarato che Royalton avrebbe investito 20 milioni di euro senza prestiti o debiti.

Questo non è vero, mentono tutti. Infatti, in esclusiva per Etruria News, vi mostra il contratto di prestito di Frangi e la linea di credito.

 

Loan Agreement J.FRANGI D.ALLAM 2017Dec

 

Royalton, leggendo le carte in inglese, sintetizzando, esiste su liquidità prese in prestito e operazioni finanziate in modo davvero sottile.

Questi documenti affermano che Royalton emette, al contempo, azioni e debiti nella stessa transazione. Un’operazione molto simile al più conosciuto schema “PONZI”.

Il reddito primario dell’azienda viene creato tramite charter di yacht. L’attività è sostenuta solo da markup e profitti segreti sull’APA Charter e sul carburante.

L’APA (Advance Provisioning Allowance) è una tariffa aggiuntiva che copre tutti gli extra charter, come cibo, bevande, carburante, costi di ormeggio, dogana, comunicazioni.

L’APA come dottrina del settore è un passaggio attraverso i clienti, senza markup o profitto.

Non è illegale, ma considerato eticamente e moralmente inaccettabile trarre profitto da APA.

Nel caso di Royalton, né il cliente charter né il proprietario dello yacht sono a conoscenza di questi markup. È un inganno e un abuso di fiducia. L’APA e i profitti del carburante di Royalton ammontano a 1 milione di € o più ogni anno. Insomma Cenci, se ci sei batti un colpo. Presidente Di Majo invece di fare la caccia alle streghe, i tentativi di licenziare il vice sindaco o far fallire Port Mobility faccia chiarezza su questa operazione dove lei è stato molto attico insieme al suo amichetto Ivan Magrì e non solo.

 

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