La cocaina della ‘ndrangheta fino alla Tuscia, arrestato uomo a Tuscania

BOLOGNA – “Un’organizzazione caratterizzata da un elevato “calibro criminale, rappresentato sia dalla storia di ognuno dei componenti sia dalle parentele che vantavano”, con un’articolazione complessa e “accorgimenti” tali da aver “imposto anche a noi di elevare il livello delle investigazioni”.

E’ il commento del colonnello Pierluigi Solazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Bologna, dopo l’operazione “Aquarius” che, questa mattina, ha portato all’arresto di nove persone (sei in carcere e tre ai domiciliari) accusate a vario di titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti.

L’esecuzione delle misure cautelari ha impegnato gli uomini dell’Arma di Bologna, Firenze, Messina, Viterbo e Locri.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip bolognese Sandro Pecorella, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Roberto Ceroni.

Quattro arresti sono avvenuti a Bologna, gli altri tra Dicomano (Firenze), Africo (Reggio Calabria), Messina e un uomo  di Tuscania (Viterbo). arruolato per trasferire grandi quantitativi di cocaina.

Tra le persone coinvolte, oltre al titolare di un bar di Bologna, anche un’insegnante e un collaboratore scolastico in servizio nella provincia di Firenze.

Al vertice dell’organizzazione gli inquirenti collocano Nunzio Pangallo, “personaggio dallo spessore criminale sostanzioso- spiega Sollazzo – cognato di una primula rossa della ‘ndrangheta”, il latitante Rocco “Tamunga” Morabito, “molto attivo e con una storia precisa di attività collegata alla ‘ndrangheta e al traffico internazionale di stupefacenti”.

L’inchiesta risale al 6 marzo del 2016 quando la Polizia spagnola, su indicazione dei carabinieri di Bologna, sequestrò 505 chili di cocaina a bordo di una barca a vela partita dal Brasile e diretta a Barcellona.

Droga dal Sud America e telefoni criptati
Era il 2016, il carico era destinato alle piazze di spaccio di Bologna e per questa operazione finirono in manette sei persone. Durante le perquisizioni effettuate venne trovato un cellulare BlackBerry criptato, in possesso di uno degli arrestati: un apparecchio particolarmente sofisticato che fece intuire ai carabinieri il coinvolgimento di criminali di livello molto alto. Furono necessari mesi per analizzare i dati del telefono ed emerse che quel BlackBerry aveva comunicato con altri cellulari criptati attivi nel centro di Bologna.

Man mano le indagini si sono sviluppate portando al sequestro di 3,5 chilogrammi di cocaina. Quantitativo non eccezionale, ma “lo spessore criminale di questa organizzazione emerge anche dal non aver sequestrato dosi numerose”, sottolinea il tenente colonnello Diego Polio, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri Bologna: parla infatti la qualita’ della droga rinvenuta. A Roma, ad esempio, fu sequestrato circa un chilo di sostanza pura al 95%, acquistabile in Sudamerica per poco piu’ di 30 mila euro: dopo il taglio avrebbe potuto produrre 62 mila dosi, capaci di fruttare fino a tre o quattro milioni al dettaglio.

Gli arrestati
Tutti gli arrestati, spiegano i carabinieri “risultano vicini alla ‘ndrangheta, in particolare al clan Morabito-Bruzzaniti-Palamara (egemone sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria) e alla ‘ndrina di San Giovanni in Fiore (Cosenza)”. Nel corso delle indagini diversi collaboratori di giustizia sono stati sentiti dagli inquirenti e hanno tracciato i curricula criminali degli indagati. Spicca Pangallo, come riporta l’agenzia Dire, che in passato ha già scontato una condanna a 15 anni per traffico di stupefacenti, durante la quale fu ulteriormente indagato perchè continuava a dare ordini dal carcere attraverso cellulari introdotti clandestinamente (operazione “Sim card”).

Pangallo è cognato di Rocco Morabito, per 23 anni latitante in Sudamerica, poi arrestato dalla polizia boliviana nel 2017 ed evaso nel 2019 dal carcere di Montevideo. Si intravedono quindi collegamenti con “i capi della ‘ndrangheta di serie A”, sottolinea Polio, segnalando che proprio il clan Morabito è considerato uno dei principali canali di passaggio della coca dal Sudamerica all’Europa. Con gli arresti di oggi emerge “tutta la filiera”: dalla partenza oltre oceano al rifornimento del mercato italiano fino allo spaccio al dettaglio, in questo caso sulle piazze di Bologna e Firenze.

Di certo il modus operandi altamente specializzato ed i trascorsi delinquenziali della maggior parte dei componenti dell’organizzazione smantellata quest’oggi fanno ritenere che l’ambito in cui si sono mossi finora non sia estraneo alla ‘ndrangheta. L’organizzazione guidata da Pangallo, insomma, “va oltre la normale associazione dedita al narcotraffico” e presenta “tutti i caratteri peculiari dell’associazione di tipo mafioso”, afferma il tenente colonnello Marco Francesco Centola.

 

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