Prima uscita ufficiale per il vescovo di Tarquinia e Civitavecchia

Il vescovo Gianrico Ruzza inizia il servizio episcopale in diocesi: emozione e partecipazione alla cerimonia di insediamento a Civitavecchia

 

CIVITAVECCHIA – «Potete immaginare l’emozione che provo nel cuore in questo momento».

Sono state le prime parole pronunciate dal vescovo Gianrico Ruzza nella Cattedrale di San Francesco d’Assisi nella cerimonia che ha dato inizio al suo servizio episcopale nella Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia.

Il pensiero del presule è stato per il predecessore, il vescovo Luigi Marrucci, «che mi introduce nella nuova missione cui il Papa mi chiama: a lui pastore buono e attento dobbiamo molto come Chiesa diocesana»; successivamente un ricordo per monsignor Carlo Chenis «che ha lasciato un segno profondo e autorevole in questa amata Diocesi: sono convinto che dal cielo ci guarda e ci incoraggia a camminare nella comunione gioiosa dei figli di Dio».Il vescovo è stato accolto all’ingresso della Cattedrale da una comunità festante che lo ha accompagnato a prendere possesso della “cattedra”.

Una breve cerimonia dove è stata data lettura del decreto di nomina papale a cui sono seguiti i saluti del clero, di Alessandra Troncarelli, assessore alle Politiche Sociali e Welfare della Regione Lazio, del sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco in rappresentanza dei sei comuni in cui si estende la diocesi e del generale Claudio Minghetti, Comandante del presidio militare del comprensorio.

Al termine, in processione liturgica insieme ai presbiteri e ai vescovi della Conferenza episcopale del Lazio, monsignor Ruzza ha attraversato il centro della città per recarsi all’interno del Porto dove ha presieduto la celebrazione eucaristica con oltre mille persone che lo attendevano nel cortile del più importante monumento cittadino.

La Messa è stata introdotta dal vescovo emerito, monsignor Luigi Marrucci, che ha acclamato il successore come «il dono di Dio per questa Chiesa particolare che, nel suo nome porta la pace, cioè dona Gesù Cristo».

Nell’omelia, monsignor Ruzza ha delineato quello che desidera per la sua nuova missione: «Vorrei che il discernimento guidasse ogni futuro passo del nostro cammino diocesano, soprattutto alla luce degli eventi dei mesi scorsi che ci chiedono di ripensare le modalità dell’annuncio evangelico e di innovare lo stile della presenza nel mondo per poter efficacemente offrire la speranza di Cristo al mondo frantumato e scosso dalla crisi della pandemia».

Il pastore ha poi sottolineato le «molteplici attenzioni» a cui la comunità è chiamata per essere presente significativamente nella vita delle città: il sostegno alle famiglie; la prossimità con i poveri e tutti coloro che sono in difficoltà; il mondo del lavoro, «penso al nostro Porto e alla crisi occupazionale»; «l’altissima considerazione che dovremmo avere per gli anziani, uno dei tesori più preziosi di questa comunità».

«Penso – ha detto – che l’entusiasmo con cui vorremmo annunciare il Vangelo debba essere “giovane”, fresco, spontaneo, capace di suscitare linguaggi nuovi, adeguati ai tempi, vicini ai giovani».

Dal presule anche l’invito a una comunità che sappia essere aperta: «dinanzi a questo mare, sento il desiderio di andare a pesca con tutti voi di quegli uomini e di quelle donne che – anche senza saperlo – sono in attesa del pescatore, per incontrare il loro Signore e trovare, in tal modo, la vera gioia».

Da Ruzza l’invito a «una Chiesa che rinuncia alla mondanità e si proietta verso l’esterno, uscendo dai propri ambiti e luoghi tradizionali per ascoltare la sofferenza degli uomini e accompagnarli nel loro cammino, annunciando la gioia di Cristo Risorto».

Domani, domenica 26 luglio, il vescovo si recherà a Tarquinia per celebrare l’eucarestia nella concattedrale di Santa Margherita alle ore 11.30.

Al suo arrivo in città verrà accolto nella casa comunale dai rappresentanti istituzionali e dalla cittadinanza per il saluto ufficiale.

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