Omicidio Meredith a Perugia, condannata la poliziotta che arrestò Amanda Knox e Raffaele Sollecito: «Ve lo avevamo detto»

Il 6 novembre 2007 arrestò Amanda Knox e Raffaele Sollecito a Perugia, pochi giorni dopo l’omicidio della studentessa americana Meredith Kercher. Monica Napoleoni, ex capo della Squadra Omicidi della questura di Perugia, ora ha ricevuto una condanna a 3 anni e 3 mesi di reclusione per un abuso della sua posizione di potere a scopo personale: spiava una psicologa. Knox e Sollecito, assolti dopo anni di processi, avevano denunciato abusi della Napoleoni e oggi commentano: «Ve l’avevamo detto»​. 

Secondo quanto stabilito dai giudici del tribunale di Perugia, l’ex poliziotta avrebbe sfruttato la propria posizione di pubblico ufficiale per carpire informazioni personali su una psicologa nominata dal tribunale, in una controversia con il marito. Inoltre, avrebbe coinvolto nel suo piano altre persone, in primis le colleghe Zugarini, ritenuta colpevole e condannata a 3 anni e 2 mesi, e Squarta.

I fatti risalgono al 2012, quando Monica Napoleoni ancora era a capo della Squadra Omicidi che indagava sulla morte di Meredith. Secondo l’accusa, Napoleoni avrebbe effettuato due accessi abusivi al sistema informatico per controllare una psicologa, estrapolare dati, poi utilizzati per altri reati. L’ex poliziotta è stata infatti ritenuta colpevole del danneggiamento dell’auto della donna, che si ritrovò le gomme squarciate.

Diffusa la notizia, il commento di Raffaele Sollecito e Amanda Knox non ha tardato ad arrivare. Sollecito su Facebook ha scritto: «Capo della squadra omicidi quando indagarono nel caso Kercher… poi in tribunale per anni mi sono sentito dire che sono persone oneste ed encomiabili». Knox, su Twitter: «Nel suo libro, Raffaele descrive le minacce e gli abusi compiuti da Monica Napoleoni su di noi. Lei, e altri due agenti, ora sono stati condannati per simili abusi di potere in un altro caso. Ve l’abbiamo detto».

I due, arrestati proprio dalla Napoleoni, sono stati dichiarati innocenti dopo 7 anni di processi e pressione mediatica, e una condanna in primo grado. Trascorsero entrambi quasi 4 anni in carcere in attesa. Nel 2015 arrivò la decisione definitiva della Cassazione, che assolse entrambi.

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