Viterbo – Il riccio di nocciola, assoluta novità gastronomica, interpretata dallo “stellato” Ciavattini

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VITERBO – “Riccio” perché ha una forma arricciata. Così lo ha battezzato il suo creatore Luca Di Piero, produttore di nocciole della Tuscia, che ha saputo trasformare il prezioso frutto, dallo stato solido a cremoso con le spalmabili,  ed ora “fibroso” con “il riccio”.

Di Piero è andato a togliere è la parte oleosa della nocciola dando vita ad una fibra che la rende, alla vista, simile ad una patatina fritta.

E’ stata una prova che ho voluto fare, proprio ora la sto proponendo a gelaterie, pasticcerie e ristoranti, ancora non esiste sul mercato, se non su richiesta, siamo degli artigiani e produciamo prodotti “su misura”,  Anche una semplice pasta di nocciole può avere differenti tipi di tostatura in base alle lavorazioni che deve soddisfare”.

Il primo a provare la nuova creatura del corilicoltore viterbese è stato lo chef stellato Danilo Ciavattini, proprietario del ristorante che porta il suo nome.

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Appena mi è stata proposta questa sottilissima sfoglia di nocciola ho subito accettato di provarla, perché amo, anche visivamente, i piatti che ricordano la terra, nel mio menù è infatti presente la patata “interrata”, che riporta la memoria al tubero appena estratto dal campo. o il pacchero con muschio di erbe selvatiche, come la distesa di un prato”.

o chef, più che ad un riccio, ha pensato a un tronco, “ E’ una sorta di cannolo,  vuoto all’ interno, che mi ricordava proprio quella parte dell’ albero. Una cialda di nocciola, dal sapore amarognolo e di tostatura, con un retrogusto al caffè. Ho pensato di riempirlo con una crema di fegatini arricchita di erbe aromatiche liofilizzate. Visivamente: un tronco su cui è cresciuto del muschio, che offro come entrée nel mio ristorante viterbese“.

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