Bomarzo – Altro decesso (siamo a tre) nel giro di pochi giorni nella Casa di Cura Myosotis

Il personale della Casa di Cura non è stato ancora sottoposto a tampone nonostante il decesso d’un ospite (tra i tre) risultata positiva al Covid. Dalla Asl di Viterbo: “Noi ci fidiamo di quello che ci dice la direttrice sanitaria, se ha nascosto qualcosa ne risponderà”

VITERBO – Questa notte nella casa di riposo Myosotis di Bomarzo c’è stato un altro decesso in reparto. I morti di questa ultima settimana salgono a tre. Al momento l’unico caso accerto di Covid è quello di una signora che la struttura è stata costretta a ricoverare a Belcolle dove, prima di venire a mancare, aveva effettuato i due tamponi di controllo entrambi risultati positivi al Covid-19.

Ieri la ASL di Viterbo ha effettuato un sopralluogo ma sembrerebbe che la visita si sia concentrata soprattutto nel reparto RSA (residenza sanitaria assistita).

La responsabile della sicurezza medica, il direttore sanitario Cinzia Bianchini, sembrerebbe non aver avvisato il personale che aveva in cura la donna infetta e positiva al Covid-19.

Ad oggi, passati diversi giorni, gli operatori socio sanitari e addirittura una tirocinante, non solo non sarebbero stati avvisati ed obbligati alla quarantena fiduciaria ma non sarebbero neanche stati sottoposti a tampone.

La coordinatrice della cooperativa che fornisce i lavoratori alla struttura avrebbe fornito a ragazzi alle prime armi e che lavorano in reparto da meno di dieci giorni dei dispositivi di protezione individuale non idonei.

Per fare un esempio, le tute di protezione non sono quelle certificate INAIL per le misure anticovid ma quelle normalmente utilizzate dai carrozzieri quando verniciano le autovetture.

Cosa ancora più grande, in aperta violazione di legge, sempre la solerte coordinatrice, avrebbe messo per iscritto che le tute andavano riutilizzate.

Fatto gravissimo. Nei reparti sottoposti a misure di contrasto Covid le tute vanno cambiate a fine lavoro o addirittura se subiscono delle piccole lacerazioni

Abbiamo cercato di parlare telefonicamente con la dottoressa ternana Cinzia Bianchini ma non si è resa disponibile nonostante sappia i rischi penali e civili che potrebbero sfociare dalla sua inspiegabile condotta né tantomeno Roberta Cruciani, coordinatrice della cooperativa “La Casa degli Angeli” che con estrema superficialità si è lasciata andare a considerazioni scellerate e inspiegabili che oggi stesso provvederemo a consegnare personalmente ai carabinieri del Nucleo dei NAS affinché facciano appropriate indagini sul caso ed individuino chi si è sostituito, con estrema incapacità, ai protocolli che l’OMS e cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità impone per cercare di contenere la diffusione del virus.

Invitiamo la ASL a prendere seri provvedimenti nei confronti dei responsabili di questa struttura che ancora adesso, venerdì 23 ottobre 2020 ore 13.18 non hanno avvisato quei ragazzi che sono stati a contatto con una donna morta per Covid. Complimenti. Dopo le nostre ripetute telefonate e segnalazioni alla ASL, tutti in fila per il tampone. Adesso toccherebbe ai NAS e poi alla Procura indagare sull’accaduto.

Queste le tute usate per proteggere questi poveri ragazzi dal Coronavirus:

 

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