Dal Csm stretta sui giudici onorari. Regole rigide per nominare quelli dei minori

ROMA – Di certo è un caso, ma al Csm, nella stessa seduta, ha fatto di nuovo capolino la storia di Bibbiano e dell’inchiesta Angeli e demoni e anche quella del Forteto. Casi di malagiustizia minorile che hanno fatto molto discutere.

Per Bibbiano l’udienza preliminare, dal 30 ottobre, è in corso a Reggio Emilia, nell’aula bunker che fu del processo Aemilia, per decidere quanti dei 24 imputati debbano essere rinviati a giudizio. Ma a piazza Indipendenza invece si è cercato, per il futuro, di ancorare a criteri rigidamente oggettivi la scelta di coloro che si occupano dei minori.

Da una parte, ecco la stretta sulla nomina dei giudici onorari minorili che prelude a regole più rigide per tutte le toghe onorarie, dall’altra la nomina a presidente per il tribunale dei minori di Trento di Giuseppe Spadaro, oggi a capo, ma già da otto anni (quindi il massimo possibile), di un ufficio identico a Bologna.

Nomina accompagnata da una motivazione che, qualora fosse ancora necessario, fuga qualsiasi ombra sul suo ruolo nel caso Bibbiano. Per lui adesso, con una votazione all’unanimità, si parla di “vera passione per la funzione” e delle numerose udienze a settimana che si tengono in quell’ufficio. E a scrivere la motivazione della pratica è stato un duro come Piercamillo Davigo.

Un ruolo, quello di Spadaro, già  chiarito dall’ispezione ministeriale di via Arenula che ha messo in evidenza come il magistrato fosse dalla parte giusta nella vicenda Bibbiano. Ispezione però che, a ottobre, di fatto gli ha impedito di correre per il vertice del tribunale per i minorenni di Roma.  Peraltro proprio Spadaro è stato tra i referenti più ascoltati dell’ottava commissione del Csm che in queste settimane, su input del consigliere laico indicato dalla Lega Stefano Cavanna, che è un avvocato ed è il presidente, hanno messo a punto il nuovo sistema per scegliere i giudici onorari minorili per i prossimi tre anni. Una stretta che, da quanto si può capire al Csm, dovrebbe poi riguardare le regole di selezione per tutte le toghe onorarie.

Ma cosa non funzionava fino a oggi in quelle nomine e che cosa è stato cambiato? “C’era troppa discrezionalità e l’assenza di criteri predeterminati e certi” dice Cavanna. Una discrezionalità “a cui bisognava porre fine”. Tant’è che Cavanna chiede subito di aprire una pratica sui criteri con cui si scelgono questi giudici. È lo stesso giudizio del relatore, il togato di Magistratura indipendente Antonio D’Amato: “D’ora in avanti non sarà più possibile derogare alla graduatoria in ragione di particolari competenze professionali, come invece è accaduto in passato”.

I criteri per scegliere questi giudici dovranno essere certi, e non potranno più essere cambiati. Sarà rigido soprattutto l’elenco delle incompatibilità che dovranno valere sia al momento della nomina, ma anche dopo, durante lo svolgimento del singolo incarico. Toccherà ai presidenti dei tribunali per i minorenni controllare i requisiti dei giudici onorari e, dopo un emendamento del togato di Area Ciccio Zaccaro, proprio quei presidenti saranno obbligati a decidere di persona, senza alcuna forma di delega ad altri. Inoltre, a seguito di un emendamento proposto da Ilaria Pepe di Autonomia e indipendenza, le loro scelte, e quindi gli eventuali errori al Csm diventeranno un elemento per valutare se il presidente merita di essere confermato oppure no, cioè queste scelte faranno graduatoria.

In pratica, come ha spiegato Cavanna, finora era possibile “per la commissione esaminatrice derogare a posteriori dalla graduatoria dopo la sua formazione sulla base di criteri non predefiniti e, quindi, discrezionali”. Un comportamento, “ai limiti della costituzionalità e foriero di un intollerabile arbitrio in un settore così delicato”. La prossima mossa, a questo punto, potrebbe riguardare tutte le toghe onorarie. Non solo quelle che si occupano di minori. Stiamo parlando di circa 5mila giudici onorari rispetto ai 10mila ordinari, quindi un numero molto alto che contribuisce a fare giustizia.

Come si è arrivati al Csm a queste modifiche? Il promotore è stato proprio Cavanna. Che lo spiega così: “Seguendo con attenzione le nomine e le conferme dei giudici minorili, mi sono reso conto che in moltissimi casi, una volta fatta la graduatoria, i presidenti la derogavano. Secondo la vecchia circolare, a posteriori, era sufficiente motivare la variazione spiegando che c’erano particolari esigenze e necessità di competenze dell’ufficio per ottenere candidati al di fuori della classifica”. Dopo aver ascoltato molti presidente di tribunali minorili, Cavanna, il relatore D’Amato e l’intera commissione si sono resi conto che veniva privilegiata soprattutto la richiesta di persone con esperienze concrete nel settore, con il rischio però di determinare poi conflitti di interesse.

Oggi invece il sistema licenziato dal Csm si presenta molto più rigido. Il presidente del tribunale fa una relazione valutando anche l’andamento dell’ufficio nei tre anni precedenti e delinea quindi le caratteristiche dei futuri giudici onorari. Per i presidenti dei Tribunali c’è anche un maggiore obbligo di vigilanza anche sulle eventuali incompatibilità dei giudici onorari che dovessero intervenire ad incarico ormai acquisito.Mentre oggi si tende a chiudere un occhio rispetto alle necessità dell’ufficio.

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