La Tuscia non ha contagi da zona rossa: i sindaci Giulivi e Arena, di Tarquinia e Viterbo, chiedono modifiche a Zingaretti

A loro si associano anche i colleghi di Castiglione in Teverina, Lubriano, Graffignano e Bomarzo

VITERBO – Rivalutare gli indici e i valori della Provincia di Viterbo classificandola zona arancione e applicare una decentralizzazione delle decisioni al fine di poter consentire ai commercianti di svolgere la propria attività nel rispetto dei protocolli governativi e agli studenti di svolgere le lezioni in presenza.

I sindaci di Tarquinia e Viterbo, Alessandro Giulivi e Giovanni Maria Arena, hanno preso carta e penna oggi per chiedere al governatore del Lazio una modifica alle restrizioni, ritenute eccessive nel territorio della Tuscia, dove non si registrano ancora parametri da zona rossa.

“Nei giorni scorsi – scrivono i due sindaci nella missiva – a seguito dell’incremento dei casi di positività, abbiamo purtroppo dovuto constatare l’ingresso, a partire dalla giornata di lunedì 15 marzo, della nostra regione nella zona rossa, con tutte le conseguenti restrizioni in ambito sociale ed economico. Pur essendoci ben chiare le motivazioni di questa sofferta scelta, basata su dati scientifici che non vogliamo certo mettere in discussione, vorremmo invitarla ad una riflessione che ci sentiamo di fare proprio sulla base di quegli stessi dati che -, grazie al lavoro di tutti gli amministratori locali, e al controllo messo in atto dalle forze dell’ordine e ad un altrettanto lodevole atteggiamento dei nostri concittadini -,  hanno visto l’indice del contagio della nostra provincia sensibilmente inferiore rispetto a quello delle altre province del Lazio. Non essendo assolutamente nostra intenzione fare demagogia e facile populismo su questi dati – aggiungono i due sindaci –  e tantomeno mettere a rischio la salute pubblica, consapevoli che le nuove varianti del virus potrebbero compromettere in pochi giorni il lavoro di prevenzione fatto finora, riteniamo però che, così come sono state previste zone di restrizione per i territori più colpiti dal virus nelle settimane scorse, allo stesso modo potrebbero essere previste aree con maggiori concessioni dal punto di vista sociale e commerciale per quei territori in cui l’indice di contagio non ha ancora raggiunto i parametri necessari per l’ingresso della zona rossa. Pensiamo alla possibilità di tenere aperte le scuole dell’obbligo e le scuole materne, oltre che dare la possibilità ad alcune attività economiche di poter lavorare, così come hanno fatto in piena sicurezza nelle ultime settimane. Certi di un suo cortese e immediato interessamento in merito, da condividere con tutti gli organismi preposti a questo tipo di decisione, attendiamo da lei un segnale chiaro nei confronti della provincia di Viterbo”.

E’ quanto chiedono “stante una condizione pandemica contenuta e non pericolosa” i sindaci di Castiglione in Teverina Leonardo Zanni, di Lubriano, Valentino Gasparri, di Graffignano, Piero Rossi e di Bomarzo, Marco Perniconi.

In una lettera al prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, al Ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti scrivono: “L’ordinanza del Ministero della Salute del 12 Marzo 2021 pone da oggi 15 marzo 2021 tutta la Regione Lazio in zona Rossa e, quindi, in una condizione di chiusura quasi totale che non rispecchia l’attuale andamento epidemiologico del territorio della Provincia di Viterbo. A livello generale, si condividono pienamente tutte le misure che il Governo centrale attua ma si chiede di porre attenzione ad un concetto di maggiore decentralizzazione delle decisioni in relazione alla situazione propria di ogni singolo territorio. Non ultimo è l’esempio della Regione Umbria che in questo periodo passato ha assunto al proprio interno due colorazioni distinte: rossa per la provincia di Perugia e arancione per la provincia di Terni”.

“Gran parte dei Comuni della Provincia di Viterbo ha un numero di contagiati quasi nullo o di pochissime unità – si legge – Questa nuova condizione, alla luce anche del fatto che ogni singolo municipio mette in atto misure di contenimento proprie, specifiche e precipue del territorio di competenze, non è corrispondente alla reale situazione.

La nuova condizione di zona rossa penalizza queste comunità sia in termini economici sia in termini sociali e culturali. In particolar modo si fa riferimento alla chiusura delle Scuole di ogni ordine e grado. Benché la Dad (Didattica a distanza) sia comunque un buon metodo di insegnamento da attuare in circostanze di urgenza e circostanziali di pericolo epidemiologico, riteniamo che la didattica in presenza sia vitale per la crescita emotiva, relazione e culturale dei ragazzi. In passato, quando la situazione sanitaria localmente è peggiorata, i sindaci territorialmente competenti hanno adottato misure e ordinanze di chiusura temporanea volte a fronteggiare e contenere il dilagarsi dei contagi ottenendo risultati precisi”.

 

Mar 15 2021 1903

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