Giuseppe Antoci è cittadino onorario di Tarquinia. Giulivi: “La paura ci aiuterà a vincere il male”

Commovente cerimonia nella giornata nazionale della legalità. Con lui il capo  scorta che gli salvò la vita Daniele Manganaro

TARQUINIA – Dopo cinque anni dall’attentato mafioso che ha colpito Giuseppe Antoci e gli uomini della sua scorta, la città di Tarquinia ha ospitato ieri, durante la giornata nazionale della legalità, l’ex Presidente del Parco dei Nebrodi conferendogli la cittadinanza onoraria.

Era la notte del 18 maggio 2016 sulla strada isolata tra le montagne dei Nebrodi, quando Antoci è vittima di un attentato mafioso, sventato solo grazie agli uomini della sua scorta ed al tempestivo intervento degli agenti del commissariato di Sant’ Agata di Militello, a capo del quale c’era l’ex dirigente del commissariato di Tarquinia, Daniele Manganaro, oggi dirigente a Massa Carrara, promosso per meriti straordinari, a conferma del fatto che lo Stato ha ampiamente riconosciuto la gravità di quel fatto e la coraggiosa azione dei poliziotti.

I fatti

E’ il 2013 quando Giuseppe Antoci diventa presidente del Parco dei Nebrodi, situato nella parte settentrionale della Sicilia, tra le province di Messina e Palermo. Dopo il suo insediamento, il sindaco di Troina e il dirigente del commissariato di Sant’ Agata di Militello, Daniele Manganaro, parlano al presidente di pressioni ed intimidazioni subite dagli agricoltori del territorio, per la corsa ai miliardi dei fondi europei, ottenuti grazie ad autocertificazioni antimafia false, con cui le organizzazioni criminali si accaparravano i terreni su cui poi chiedere i contributi all’Agea, un problema che investiva tutta la Sicilia e le associazioni criminali.

Con il coordinamento del Questore di Messina, Giuseppe Cucchiara, inizia un percorso di approfondimento su come poter arginare le associazioni criminali. Con l’aiuto del Prefetto di Messina, Stefano Trotta, furono organizzati studi ed incontri volti alla creazione di quello che sarà definito “Protocollo Antoci”. Il 24 Maggio 2016 il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha annunciato di voler estendere a tutta l’isola il “Protocollo di Legalità” detto anche “Protocollo Antoci”, e nel settembre 2016 è stato effettivamente esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell’isola.

Il Protocollo di Legalità è diventato Legge dello Stato e recepito come uno dei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia attraverso il voto in Parlamento nella seduta del 27 settembre 2017.
Subito dopo la stesura della prima bozza del protocollo, arrivarono ad Antoci le prime intimidazioni mafiose, che costrinsero la direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, a seguito anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali nelle quali si evidenziavano rischi per la sua incolumità, a porre Antoci sotto scorta dal dicembre 2014.

 

 

La sua azione di legalità, iniziata sin dal primo giorno di insediamento nel 2013, lo ha portato a ricevere un’escalation di minacce, il 24 novembre del 2015 vennero intercettate dalla Polizia Postale di Palermo due buste contenenti 5 proiettili calibro 9 indirizzate al Parco dei Nebrodi ed al commissariato di polizia di Sant’Agata di Militello. Collegata alle vicende evidenziate, fu costituita una Task Force attraverso l’accordo tra la Questura di Messina e il Parco dei Nebrodi, gruppo formato dal personale del Corpo di vigilanza del Parco e da quello della polizia del commissariato di Sant’Agata di Militello, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti e al comando del Vice Questore aggiunto Daniele Manganaro.

La notte tra il 17 e il 18 maggio 2016, Giuseppe Antoci è vittima di un attentato mafioso avvenuto mentre era di ritorno a Santo Stefano di Camastra, dal quale è uscito illeso grazie all’auto blindata e all’intervento dei suoi poliziotti di scorta.

Il 18 maggio 2019 Antoci viene nominato Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto.
E ieri, il sindaco Alessandro Giulivi ha consegnato ad Antoci le chiavi della Città, orgoglioso di avere tra i suoi concittadini “un Eroe dei nostri tempi”, come l’ha definito Camilleri. Un uomo che con coraggio e dignità ha saputo difendere il proprio territorio, salvandolo dalle mani sporche dei potentati mafiosi, combattendo un sistema parassitario e vigliacco volto a soffocare ogni vagito di una potenziale nuova e sana economia.

Come citato nel deliberato: “La cittadinanza è il dono più grande e prezioso che una comunità possa offrire,per riconoscenza all’alto valore morale di Antoci, una persona che ha messo la sua vita al servizio dei valori della giustizia e del rispetto delle regole questo afflato di solidarietà e vicinanza, nel dirgli che non è solo, è utile e necessario”.

“La vita è fatta di chi ci prova, – afferma Antoci – a cui riesce, fino a quando i satelliti, come dico io. non si allineano, e arriva un dirigente che si chiama Daniele Manganaro, il presidente Antoci, un prefetto che si chiama Trotta e un questore che si chiama Cucchiara, e quella che era una delle fonti di finanziamento più importanti per le mafie viene azzerata. Ho scelto di non abbassare lo sguardo e andare avanti con la schiena dritta, anche di fronte alla paura. Ognuno di noi ha avuto il suo bivio o prendi la strada del silenzio o prendi la strada della dignità. E se la dignità ce l’hai nel cuore non vedi neanche il bivio, ma solo una strada dritta. Quando ci sono i valori condivisi non ci sono crocevia perché la strada è solo una, e noi siamo stati la squadra che ha seguito quella via”.

Un infervorato Daniele Manganaro ha espresso tutta la sua gratitudine “Antoci è l’ uomo dei fatti, non delle parole. Abbiamo qui di fronte colui che ha fatto una legge nazionale antimafia, miliardi di euro bloccate alle mafie grazie al protocollo studiato da lui. Peppe Antoci è l’ antimafia dei fatti!”

 

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