Santa Marinella – Orrore nella Rsa “Santa Marinella”, dai video dei maltrattamenti alle censure degli avvocati

Intanto le famiglie degli ospiti vittime dei maltrattamenti si preparano a dare battaglia: “Stiamo verificando gli atti della Procura – afferma Mereu – Se le accuse venissero confermate non avremo pietà per i colpevoli”

SANTA MARINELLA – A due giorni dall’avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Civitavecchia sui presunti maltrattamenti a danno degli anziani ospiti non si placano le polemiche.

La “pasionaria” Valentina Di Gennaro in prima fila a difendere l’onorabilità delle 17 persone che, a vario titolo, sono finite iscritte sul registro degli indagati e dispensando offese a destra e manca come le pesciarole di borgata delle quali si è persa memoria. Anche gli avvocati dei vari indagati si sono mossi a tutela, ci mancherebbe, dei loro assistiti, rivendicando censure inaccettabili che respingiamo ai diretti interessati. Già perché i nomi sono impressi su un documento che si chiama 451 Bis, ovvero, avviso di conclusione indagini.

Vogliamo solo ricordare ai signori che minacciano ogni tipo di ritorsione i seguenti passaggi del garante della privacy:

  • il requisito dell’“essenzialità dell’informazione” è richiamato anche con riferimento alle cronache relative a procedimenti penali (art. 12 delle regole deontologiche cit.) e, alla luce di esso, l’Autorità Garante della Privacy ha più volte precisato che la pubblicazione dei dati identificativi delle persone a carico delle quali il procedimento è instaurato non è preclusa dall’ordinamento vigente e va inquadrata nell’ambito delle garanzie volte ad assicurare trasparenza e controllo da parte dei cittadini sull’attività di giustizia;

 

  • la testata giornalistica, allorché si limiti a riportare una notizia di interesse pubblico (quale è certamente quella relativa all’indagine in corso a carico dei 17 operatori della Rsa Santa Marinella), anche fornendo alcuni dati identificativi dei presunti responsabili, si muove nei confini consentiti dalle diposizioni sopra citate;

Preso atto di questa precisazione rivolta espressamente agli avvocati Andrea Miroli, Marco Paniccia e Tiziana Gorla ai quali diciamo che non sarà più tollerata ogni sorta di intimidazione, torniamo a parla di questi terribili episodi che si sono verificati in quella che, a vedere dall’esterno e cioè la Rsa Santa Marinella sembrava, almeno negli anni di riferimento dell’inchiesta, un posto accogliente e sicuro.

Avvocato Lorenzo Mereu

L’avvocato Lorenzo Mereu è dall’altra parte della barricata e difende la famiglia di una delle presunte vittime di quel periodo e deceduto sempre nella struttura un anno fa.

“Mi è stato dato mandato da parte dei familiari dell’anziano deceduto – spiega il legale – di verificare quello che gli inquirenti hanno raccolto attraverso le intercettazioni effettuate con telecamere nascoste in vari ambienti della struttura. Stiamo acquisendo gli atti ed ovviamente ci riserviamo di costituirci parte civile qualora le accuse saranno confermate”.

In questo caso l’avviso di persona offesa è giunto ai familiari in quanto eredi di una persona deceduta per questo Mereu aggiunge: “Chiaramente diremo la nostra qualora si dovesse accertare che il decesso del mio assistito sia stato provocato da atti impropri dei dipendenti della rsa. Devo fare un plauso ai Carabinieri e alla Procura della Repubblica per la sensibilità dimostrata in questo lavoro certosino di indagini su una vicenda che lascia tutti allibiti”.

Ricordiamo che gli inquirenti avrebbero individuato in 13 ospiti della Rsa, le vittime  che avrebbero subito abusi, umiliazioni, minacce psicologiche e fisiche.

La Procura della Repubblica di Civitavecchia che ha condotto le indagini con il magistrato Federica Materazzo, ha emesso 17 avvisi di garanzia per altrettanti dipendenti della struttura sanitaria all’epoca dei fatti contestati: anni 2018-2019. L’attuale società ha  già preso le distanze dalla vecchia gestione e da quei dipendenti che oggi non lavorano più nella struttura da tempo o sospesi quando i è diffusa la notizia.

Nel corso dell’indagine i Carabinieri agli ordini del maggiore Marco Belilli della Compagnia di Civitavecchia avrebbero acquisito diversi elementi di prova, mediante telecamere nascoste e attrezzature per le intercettazioni ambientali.

Elementi sulla base dei quali la Procura di Civitavecchia ha deciso di notificare i 17 avvisi di garanzia nei confronti di infermieri e operatori sociosanitari, accusati a vario titolo di maltrattamenti, falso ideologico e sequestro di persona.

I fatti prendono il via il 16 dicembre del 2018, quando i Carabinieri intercettano una conversazione tra due oss di Civitavecchia che, all’interno della sala medicheria, si sarebbero accordate per lavare e nascondere sotto il lavandino l’imbracatura di contenimento applicata ad una paziente, per evitare che fosse vista durante i controlli dei Carabinieri del Nas.

Il caso di cui sarebbe vittima un novantenne malato di Alzheimer fa venire i brividi: il fatto sarebbe accaduto il 10 gennaio 2019 quando un infermiere, secondo gli inquirenti, avrebbe colpito l’anziano ospite con un pugno, per vendicarsi di un esposto presentato ai Carabinieri di Santa Marinella dai parenti di quest’ultimo. Tanti sarebbero gli abusi commessi sui pazienti raccolti dagli inquirenti.

Dal dicembre 2018 al 3 febbraio 2020 sarebbero ben 38 gli episodi registrati dai Carabinieri che vedrebbero vittime 13 degenti della Rsa: donne bloccate al letto con le mani legate, persone abbandonate a se stesse nella sala refezione; anziani minacciati e sottoposti a trattamento medico psicotico non previsto dalle cartelle cliniche.

E’ sott’inteso che anche per le persone indagate vale la presunzione di innocenza e solo i tre gradi di giudizio ne determineranno le colpe per ogni singolo episodio.

Per tranquillità degli avvocati degli indagati riportiamo una direttiva europea (n 343 del 2016, recepita con la legge delega n 53 del 2021) stabilisce che “nessun indagato possa essere considerato come colpevole prima che nei suoi confronti venga emessa una sentenza di condanna”.

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