Civitavecchia Porto – Il Governo Draghi “affonda” il Porto di Roma

I politici locali sono distratti dalle poltrone e non hanno mosso un dito a tutela della primaria fonte economica della città. Previsti tagli ai servizi essenziali e stipendi del personale fino al 70%

CIVITAVECCHIA – Il Governo Draghi ha messo a segno l’ultimo colpo ferale all’economia del Porto di Civitavecchia. Non sono arrivati e non arriveranno i ristori promessi e il bilancio dell’ente è praticamente in default.

In pochi anni è stato distrutto quanto costruito da Gianni Moscherini. Dai traghetti delle Ferrovie dello Stato e ai silos del grano si era passati al Porto di Roma, primo porto passeggeri e crocieristico d’Italia, secondo solo a Barcellona.

Sei anni fa il primo colpo sparato senza pietà alle spalle dell’allora Autorità Portuale di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta. Politici arroganti e inadatti, di tutti i colori politici, hanno permesso l’esclusione dalla rete principale dei corridoi multimodali europei, con la conseguente perdita di numerose opportunità di finanziamenti, nonostante sia statuito che i porti delle capitali debbano essere inseriti di diritto nella rete “Core”, a prescindere dai volumi di traffico.

Adesso si stanno rinnovando le assegnazioni ma, per incompetenza dei ministri di questi ultimi tre governi, Conte 1, Conte Bis e Draghi, il Porto di Roma rischia di rimanere nuovamente escluso dai “porti core”.

Il presidente dell’Authority Pino Musolino, sono mesi che sta chiedendo a tutto l’arco costituzionale quei ristori per l’azzeramento delle entrate correnti dell’Adsp dovuto al blocco delle crociere.

Soldi promessi e inseriti in uno dei decreti Covid del 2020 e mai erogati. Anzi. Dopo lo stop dovuto alla verifica della compatibilità con gli aiuti di Stato, il Consiglio dei Ministri ha deciso di concederli non ai porti ridotti alla fame ma bensì ai Comuni.

Il porto di Roma senza quelle entrate, con i costi già ridotti all’osso, è tecnicamente in default. E quei soldi necessari a pareggiare il bilancio saranno trovati sulla pelle dei lavoratori, con due percorsi che porteranno allo stesso risultato: uno direttamente sul personale di molo Vespucci, l’altro sulle società di servizi di interesse generale i cui ennesimi tagli di budget saranno riversati anche in questo caso sui dipendenti di queste aziende.

Mentre il Governo si fa beffe del Porto di Roma a Civitavecchia si discute su cosà farà Vagone piuttosto che Cacciavite o dell’umore del sindaco. Insomma, prepariamoci a vivere un inverno rigido in tutti i sensi.

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