Tarquinia – Giubilato l’assessore Benedetti dal sindaco Giulivi, ormai diventato un corpo estraneo con la maggioranza

Il primo cittadino ha scritto in delibera: “Venuto meno il rapporto fiduciario”. Negli ultimi tempi l’ex assessore aveva creato, con il suo operato, più di un disagio alla maggioranza

TARQUINIA – Roberto Benedetti non è più assessore del Comune di Tarquinia. La revoca delle deleghe è arrivata ieri firmata dal sindaco Alessandro Giulivi.

Sull’atto di revoca si legge: “negli ultimi tempi il comportamento dell’assessore Benedetti non è del tutto in linea con gli indirizzi politico- amministrativi dettati dal Sindaco” e “la situazione che si è venuta a creare ha pertanto determinato il venir meno del rapporto fiduciario tra il predetto assessore ed il Sindaco e tutto ciò ha riflessi negativi sull’attuazione del programma politico”.

In verità Benedetti da tempo era in crisi con la maggioranza tant’è che dopo un paio di “sviste” clamorose, costate figuracce all’amministrazione e al sindaco aveva spinto quest’ultimo (pur di salvarlo dal ruolo ricoperto) a ridimensionarlo. Pur di lasciarlo nel gruppo gli aveva tolto la delega ai lavori pubblici e incaricato alla gestione, valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune e dei beni demaniali, al federalismo demaniale e culturale e al demanio marittimo.

Il demansionamento evidentemente è stato sempre “mal digerito” da Benedetti che lo scorso giorno ha pubblicato sui social un post ironico dove ha mal celato il suo disappunto prendendosi meriti su iniziative politiche che forse neanche aveva mai pensato.

Alla fine non tutti i mali vengono per nuocere e l’occasione dell’ennesima “battuta d’arresto” del giovane assessore, gli è costata il posto, ha spianato la strada all’allargamento della maggioranza. A questo punto si fa sempre più forte l’ipotesi che al suo posto arrivi un uomo di Fratelli d’Italia ormai in sintonia con la maggioranza da mesi grazie all’eccellente lavoro svolto da Alberto Riglietti che ha sempre collaborato con il sindaco, soprattutto nel bruttissimo primo periodo della pandemia.

 

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