Reparti italiani pronti a combattere: le nuove regole per i soldati

ROMA – Valutare con attenzione le domande di congedo anticipato. Alzare il livello di addestramento, orientando tutte le attività al combattimento (“warfighting“). Provvedere, infine, ai massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, elicotteri, sistemi di autodifesa e artiglieria. Sono queste, in estrema sintesi, le tre novità chiave contenute nella famigerata circolare firmata dallo Stato maggiore dell’Esercito italiano e trasmessa lo scorso 9 marzo ai reparti.

Quanto contenuto nella circolare ruota attorno alle nuove esigenze salite alla ribalta in seguito ai “mutamenti del contesto internazionale”, ovvero la guerra in Ucraina. Il punto focale, ha sottolineato Il Corriere della Sera, consiste in un maggior impegno nel conflitto ucraino. Non a caso, diversi nuclei speciali sono già stati posizionati lungo i confini del Paese epicentro delle tensioni internazionali, nell’ambito della missione Nato. Ricordiamo che l’Italia – che prima dell’escalation poteva contare su 240 uomini schierati in Lettonia, oltre a forze navali, e a velivoli in Romania – ha potenziato la presenza militare a Bucarest.

Vengono, inoltre, limitate le possibilità di accedere a congedi anticipati, sottolineando la necessità di effettuare “ogni possibile sforzo” affinché “le capacità pregiate possano essere disponibili”. Si chiarisce che l’utilizzo dei soldati dell’esercito sul territorio italiano dovrà prima “essere avallato a livello centrale”. È abbastanza evidente il riferimento all’operazione Strade sicure. Si starebbe valutando una riduzione del personale dell’operazione di sostegno alla pubblica sicurezza avviata in Italia nel 2008.

Il primo riguarda la prontezza. Il personale “in ferma prefissata” dovrà alimentare quei reparti che esprimono “unità in prontezza nei prossimi due anni”. “Tutte le unità in prontezza devono essere alimentate al 100% con personale ready to move, senza vincoli di impiego operativo anche ricorrendo all’istituto del comando”. In altre parole, coloro i quali fanno parte delle suddette squadre non avranno vincoli rispetto a eventuali impieghi immediati.

Arriviamo al secondo concetto, ovvero l’addestramento. Qualsiasi attività addestrativa, “anche quelle dei minori livelli ordinativi”, dovrà categoricamente essere orientata “al mantenimento delle capacità operative rivolte alla prima e alla seconda missione”. Detto altrimenti, dovrà essere indirizzata alla difesa “degli interessi vitali del Paese” e alla protezione “degli interessi strategici”. Infine, i reggimenti di artiglieria devono essere addestrati in modo tale da poter operare tanto nei ruoli di supporti diretti quanto in quelli di supporto generale.

 

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Il contenuto della circolare ha scatenato un diffuso allarmismo, sia tra gli addetti ai lavori che all’interno dell’opinione pubblica. Nelle scorse ore lo Stato maggiore aveva specificato che il documento, “ad esclusivo uso interno”, era di carattere “routinario“. L’obiettivo del testo, inoltre, era quello di deguare le priorità delle varie unità dell’Esercito, “al fine di rispondere alle esigenze dettate dai mutamenti del contesto internazionale”. “Trattasi dunque di precisazioni alla luce di un cambiamento che è sotto gli occhi di tutti”, aveva concluso lo stesso Stato maggiore.

A chiarire ulteriormente la situazione c’ha pensato, poi, il generale Giorgio Battisti, presidente della Commissione Militare del Comitato Atlantico Italiano. In un’intervista rilasciata al Giornale, Battisti ha spiegato che ci troviamo di fronte alla “classica tempesta in un bicchier d’acqua”. Un simile allarmismo è “ingiustificato e inutile” perché circolari del genere, pur non essendo frequenti, “sono periodiche quando serve indicare le priorità”. “Per fare un esempio, quando bisognava andare in Afghanistan, con queste circolari si raccomandava a prepararsi a difendersi dagli Ied, gli ordigni improvvisati. Dispiace che qualcuno abbia diffuso un documento per uso interno. Purtroppo oggi tutto finisce sui social, un modo vigliacco per creare polemiche inutili”, ha aggiunto lo stesso Battisti.

La circolare evidenzia, inoltre, altri due aspetti che vale la pena approfondire. Innanzitutto, l’invio di armi e altri equipaggiamenti alle autorità ucraine, con l’Italia che ha già effettuato le prime spedizioni. Sul fronte interno, invece, lo Stato maggiore richiede i massimi livelli di efficienza per tutti i mezzi.

Per quanto riguarda, infine, la cybersicurezza è fondamentale proteggere i sistemi informatici nazionali da possibili attacchi hacker, da considerare vere e proprie ritorsioni per le sanzioni sferrate contro Mosca. Al momento è stato annunciato un decreto per sostituire l’antivirus Kaspersky e altre piattaforme russe dalla pubblica amministrazione. In merito agli eventuali rischi relativi all’utilizzo del citato Kaspersky, è difficile che questo possa permettere l’accesso diretto a intelligence o malintenzionati, ma non è remoto il pericolo che possa “non ostacolare” un eventuale cyber attacco.

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