Figli che uccidono i genitori. La criminologa Bardellino e la sindrome degli “ereditieri- libertari”

ROMA – Resta in carcere a Vicenza, Diego Gugole, il giovane che ha confessato di avere ucciso a colpi d’arma da fuoco, lo scorso 15 marzo, i genitori, Sergio Gugole, 62enne, e Lorena Zanin, 59enne, nell’abitazione familiare di via Villaggio Marmi a Chiampo, nel vicentino.

Il gip ha disposto per il venticinquenne la custodia cautelare in carcere per duplice omicidio pluriaggravato anche dalla premeditazione e per il pericolo che l’indagato possa commettere altri reati.

Sì, li ho uccisi per i soldi, volevo impossessarmi dell’intero patrimonio dei miei genitori. Per quello che può valere, mi dispiace“, ha rivelato il reo confesso. Nell’interrogatorio ha ribadito di aver studiato il piano criminale un mese prima, per l’eredità, i risparmi di una vita del papà e della mamma, pari a 800mila euro investiti in titoli e azioni.

Dopo aver dato l’anticipo per un immobile, nel pomeriggio della strage, come niente fosse, è andato da un barbiere a farsi tagliare i capelli. Verso sera, si è fermato in un bar a bere un bicchiere di coca cola e guardare un po’ una partita di Champions. In quel contesto ha ricevuto la telefonata di una vicina allarmata perché i genitori risultavano irreperibili. Un imprevisto che l’avrebbe spinto a costituirsi.

Inevitabilmente la mente corre ad uno dei primi simili casi (era il 1991) che ha lasciato basita l’opinione pubblica: quello di Pietro Maso, per proseguire più recentemente con Benno Neumair, che lo scorso anno ha ucciso e occultato i corpi dei suoi genitori.
La criminologa e psicologa Tonia Bardellino (nella foto) ha analizzato per noi l’ ultimo violento parricidio commesso da Gugole.

“Ci troviamo di fronte ad un caso molto simile a quello di Pietro Maso che nel 1991 con la complicità di tre amici uccise i genitori per intascare i soldi dell’eredità. Alla base di un parenticidio c’è sempre una causalità multi fattoriale che interessa le caratteristiche dell’autore e della vittima, nonché la dinamica dei rapporti che intercorrono tra loro e eventualmente altri membri familiari. Quando si analizza un crimine non va mai trascurata la natura olistica (dell’insieme ndr) del comportamento violento. I fattori di rischio sono sempre inerenti difatti ai tratti distintivi dell’individuo, della famiglia e della comunità.

L’omicidio, in questi casi e nella fattispecie, è raramente sintomo di una patologia mentale improvvisa.

È evidente che anche Diego Gugole non abbia ucciso i genitori mosso dal famigerato e abusato raptus repentino e incontrollabile. Il primum movens dell’omicidio con buona probabilità non è stata una malattia psichiatrica del ragazzo, ma un coacervo come avviene spesso in questi casi forse di diversi disturbi di personalità (in particolare il borderline, il narcisismo e l’istrionico) che hanno innescato in lui una miscela esplosiva ad altissimo potenziale criminogenetico, già da mesi, da quando programmava l’omicidio dei genitori.

Come Pietro Maso e altri soggetti simili rientra perfettamente nella categoria definita dalla letteratura criminologia degli “ereditieri- libertari”, ossia coloro che uccidono i familiari perché agognano rispettivamente ad un immediato guadagno economico e perché aspirano a liberarsi del controllo genitoriale attraverso l’eliminazione fisica di chi ostacolerebbe il raggiungimento della felicità.

Gli interventi preventivi in questi casi sono fondamentali e andrebbero attuati non appena vengano identificati i più precoci segnali di disagio dei giovani. Esistono svariati fattori predittivi o quantomeno indicativi di un comportamento violento di un un giovane che possono essere individuati nel contesto, ad esempio, della vita casalinga ( isolamento, disturbi del sonno, dell’alimentazione, impulsività e scatti di rabbia estrema, fino a comportamenti autolesivi). Disagi che purtroppo spesso un genitore in primis non riconosce, non vuol vedere, e tanto meno riesce ad affrontare nel modo più adeguato.

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