Roma – Rifiuti, l’inceneritore “brucia” Zingaretti

Il Governatore bocciato da Gualtieri e Draghi per l’immobilismo degli ultimi dieci anni. Ora, in attesa della realizzazione del termovalorizzatore, dovrà risolvere le emergenze. Come? Immondizia fuori regione? Come direbbe Totò, “E io pago!!!”

ROMA – Sulla scelta del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di realizzare nel territorio della capitale un termovalorizzatore per smaltire i rifiuti è stato detto già tutto e il contrario di tutto. Ipotesi su chi lo realizzerà, dove si farà, quanto costerà, se inquinerà oppure no ed infine quale tecnologia utilizzerà.

Si è detto poco su quando si farà. Forse perché resta la domanda più scomoda da rigirare direttamente al vero grande sconfitto di tutta la vicenda: Nicola Zingaretti.

Andiamo con ordine. L’annuncio di Gualtieri ha provocato sconquassi nell’alleanza giallorossa e questo era facilmente prevedibile. L’unico, però, a non avere ripercussioni da questa alleanza ballerina è proprio Roberto Gualtieri che, lo ricordiamo, ha vinto le elezioni sei mesi fa battendo sia il centrodestra che il Movimento 5 Stelle.

Che, all’interno dell’Aula Giulio Cesare, resta nettamente all’opposizione avendo il neosindaco di Roma una maggioranza stabile e compatta.

Zingaretti, invece, che nel 2018 ha vinto le elezioni anche grazie all’aiutino di Sergio Pirozzi, si è presentato in Aula per il primo consiglio regionale della presente legislatura senza avere la maggioranza (la cd “anatra zoppa”, ndr). Per un po’ è andato avanti grazie al “patto d’Aula” regalato da due consiglieri eletti nel centrodestra (Cangemi e Cavallari), successivamente ha stretto un accordo di legislatura con il movimento 5 stelle che è entrato in pianta stabile nella maggioranza.

Con tanto di nomina ad assessore di Roberta Lombardi, candidata presidente proprio contro Zingaretti e Valentina Corrado, famosa nel passato per aver presentato una marea di esposti contro la maggioranza PD.

Se la polemica politica che si è scatenata all’interno della coalizione giallorossa PD/M5S vede Roberto Gualtieri andare dritto per la sua strada. Del resto solo così si può risolvere il problema rifiuti e stroncare una volta per tutte il monopolio delle “buche” di Manlio Cerroni.

Manlio Cerroni

Nel versante regione questa vicenda può provocare una seria spaccatura.

Anche in virtù delle elezioni regionali che si svolgeranno tra meno di un anno. Accentuata, inoltre, dal fatto che la vicenda del termovalorizzatore romano sta interessando, pesantemente, anche la politica nazionale. Con interventi decisi di Giuseppe Conte e Beppe Grillo.

A prima vista, può sembrare che l’inserimento dei poteri speciali per Roma Capitale nella norma statale per permettere di autorizzare il termovalorizzatore senza passare dall’iter autorizzativo della regione sia stata una manna dal cielo per Nicola Zingaretti, per salvarlo dalla quasi sicura rottura con i grillini.

Nel breve periodo è senza dubbio così, visto e considerato che il NO netto che hanno espresso gli esponenti del M5S (oltre a pezzi della maggioranza come Marta Bonafoni della lista Zingaretti e Marco Cacciatore di Europa Verde) avrebbe creato seri problemi per una eventuale modifica del Piano Rifiuti alla Pisana.

In realtà, la disponibilità di Mario Draghi che con il decreto del Governo approvato lunedì 2 maggio concede poteri speciali al sindaco di Roma che, in quanto commissario per il Giubileo 2025, potrà approvare i progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, salva nell’immediato Zingaretti, ma ne sancisce per sempre la sua bocciatura.

Almeno in tema di rifiuti. Il Governatore del Lazio è stato prima bocciato da Gualtieri che gli ha dimostrato, in soli sei mesi, che una strada percorribile per risolvere l’annosa questione dell’emergenza rifiuti in realtà c’era.

Strada completamente ignorata da Nicola Zingaretti in quasi dieci anni di governo regionale.

Anni in cui abbiamo visto Roma (colpe da dividere con Virginia Raggi, naturalmente) invasa dai rifiuti, TARI record per il continuo invio dell’immondizia fuori regione, iter autorizzativi quantomeno discutibili, interdittive antimafia ignorate, scandali e arresti. Insomma, dieci anni di disastri.

L’ex segretario del PD, poi, è stato sonoramente bocciato da Mario Draghi che con estrema velocità ha assecondato la politica del “fare” di Gualtieri per superare quella del “non fare” di Zingaretti.

Inserendo, come detto, nel “decreto Aiuti”, la norma per velocizzare e rendere fattibile la realizzazione del termovalorizzatore a Roma.

Senza passare dalla regione. Anche perché la Pisana, con l’approvazione di un Piano Rifiuti da molti criticato, non ha risolto le emergenze ma le ha rimandate a Roma Capitale soprattutto per l’individuazione della nuova discarica; inoltre non è stato in grado di fornire strumenti per fronteggiare le emergenze, ma quasi le ha assecondate.

Un Piano Rifiuti, infine, che ha escluso per legge la realizzazione di nuovi termovalorizzatori nel proprio territorio ritenendo sufficiente la presenza dell’impianto di San Vittore.

Questo lo sanno bene sia Gualtieri che Draghi. E lo dimostrano i dieci anni di immobilismo ed emergenza continua. La maggioranza giallorossa della Pisana non sarebbe mai riuscita a modificare il Piano Rifiuti, meglio superarla con i poteri speciali.

Ma per Zingaretti i problemi non finiscono qui. Anzi, siamo solo all’inizio.

I tempi per la realizzazione del termovalorizzatore?

Gualtieri il suo l’ha fatto, Draghi pure. Il sindaco di Roma doveva indicare la strada per lo smaltimento dei rifiuti nella capitale e lo ha fatto. Aveva bisogno dell’aiuto del governo e il Presidente del Consiglio dei ministri l’ha subito assecondato.

Adesso, però, c’è da capire nell’immediato dove andrà l’immondizia romana. Perché tra le tante cose dette, in molti tralasciano un aspetto importante. I tempi di realizzazione dell’impianto.

Innanzitutto, c’è la durata della costruzione del termovalorizzatore che richiede come minimo tre anni. Poi, aspetto molto importante, per un impianto del genere va considerato il periodo necessario per la messa in funzione.

Un termovalorizzatore non è un televisore al plasma che, una volta collegata la presa della corrente e fatta la sintonizzazione dei canali, ti permette da subito di cominciare vedere un episodio della serie tv del Commissario Montalbano.

La messa in funzione dura almeno sei mesi. Che, unita a tutte le autorizzazioni e burocrazia varia, ci fa arrivare ben oltre il Giubileo del 2025. Basteranno 5 anni?

Nel frattempo, il “fare” di Gualtieri ha di nuovo passato la palla al “non fare” di Zingaretti che, governando la regione da quasi dieci anni, avrebbe potuto evitare di avvicinarsi al Giubileo con un grave problema da risolvere.

Resta il fatto che ci saranno ancora altri 4/5 anni, ad essere ottimisti, di emergenza rifiuti nella capitale d’Italia che Nicola Zingaretti dovrà risolvere.

Come?

Continuando a martoriare il territorio di Viterbo autorizzando un nuovo aumento di volumetria per la discarica di Moterazzano?

Per una parte dei rifiuti romani probabilmente si.

Una parte, invece, era destinata ad Albano ma la Procura di Velletri ha imposto l’alt alla discarica di Roncigliano per la polizza fideiussoria post mortem mancante.

In attesa di sapere anche come finirà la questione relativa all’interdittiva antimafia che la nostra redazione ha sollevato in tempi non sospetti. C’è poi l’iter autorizzativo di Magliano Romano, inserito nella famosa “cornice dentro il quale si muovono i comuni” stabilita dal Piano Rifiuti sbandierata dall’assessore regionale Valeriani in Commissione Trasparenza.

Autorizzazione VIA concessa dalla Direzione regionale guidata da Vito Consoli nonostante le decine di pareri contrari. Su cui, presto, si pronuncerà il TAR, invocato dallo stesso Valeriani sempre nella audizione in XIII Commissione “rispetto alle contestazioni fatte, per fortuna, ci sono i Tribunali amministrativi che possono verificare se ci sono incongruenze o inadempienze”.

Il quadro, questa volta senza cornice, non sembra essere diverso da quello vissuto in questi lunghi nove anni di amministrazione Zingaretti. Il quale, per non vedere di nuovo Roma sommersa di rifiuti, deve comunque fare qualcosa. E quello che abbiamo visto fare in questi anni è stato molto dispendioso per i cittadini romani. Rifiuti fuori regione.

A partire dall’accordo con l’Abruzzo che prevede il trasporto dell’immondizia da trattare nell’impianto DECO di Chieti (di proprietà Acea) per poi farli rientrare nel Lazio sotto forma di scarti da conferire in discarica. Oppure il dispendioso trattamento dei rifiuti laziali che in questi anni ha visto coinvolte altre regioni, a partire dalla Toscana e Emilia-Romagna. Che sono costati alla regione (anzi, ai cittadini laziali) centinaia di milioni di euro l’anno in più.

Per finire con la recentissima determinazione dirigenziale di Ama che “per ragioni di estrema urgenza…. dovute alla carenza e fragilità del sistema impiantistico regionale” è costretta a inviare 40 mila tonnellate di rifiuti in Olanda, passando attraverso una tappa intermedia nel nord Italia. Costo dell’operazione 12,5 milioni di euro. Da caricare sulle spalle dei cittadini.

Dunque, al netto delle dichiarazioni di facciata di Zingaretti, che ha accolto con favore la scelta di puntare sul termovalorizzatore (se era favorevole perché non lo ha inserito nel Piano Rifiuti?), la strada più facile per il Governatore nel fronteggiare l’emergenza che non terminerà a breve (visti i tempi di realizzazione dell’impianto voluto da Roma Capitale), rimane quella dell’invio dell’immondizia fuori dai confini della regione. Così potrà continuare a tenere buoni gli alleati pentastellati.

Con un enorme aggravio di spese per i cittadini laziali. Tanto, come direbbe il “Principe della risata”, Antonio De Curtis, in arte Totò…. “E io Pago!!!”.

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