Omicidio Tarquinia – I legali di Cesaris hanno chiesto i domiciliari: “Carcere non compatibile con la sua salute”

Inoltre l’ex tecnico dell’Università di Pavia si è detto disponibile a risarcire i familiari di Dario Angeletti da lui ucciso con due colpi di pistola alla nuca

CIVITAVECCHIA – Qualche giorno fa i legali di Claudio Cesaris hanno presentato un’istanza al Gip Paola Petti del Tribunale di Civitavecchia chiedendo di cambiare la misura cautelare in carcere con un regime meno duro quale quello dei domiciliari.

Claudio Cesaris ha ucciso con due colpi di pistola alla nuca il docente universitario Dario Angeletti: il suo cadavere è stato trovato privo di vita martedì 7 dicembre del 2021 all’interno della sua auto (una Volvo), nelle vicinanze del parco Saline di Tarquinia (nella zona in cui si trova il laboratorio di ecologia ed il centro ittiologico sperimentale dove Angeletti lavorava in quanto biologo).

Claudio Cesaris, tecnico di laboratorio dell’Università di Pavia in pensione, dopo l’arresto aveva confessato l’omicidio.

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Ha raccontato al magistrato Gentile come si sono svolti i fatti. Dopo una lunga passeggiate nella riserva delle Saline ha avuto un malore, chiesto un passaggio al rivale in amore Dario Angeletti che in quel momento, casualmente si trovava a transitare e gli ha chiesto un passaggio. Una parola di troppo, un giudizio di troppo nei confronti della donna da lui amata gli ha fatto perdere il controllo. Ha estratto la pistola di piccolo calibro, una 6,35, ed ha sparato due colpi a bruciapelo alla testa del professore che è morto sul colpo.

Un delitto passionale maturato principalmente nella suo inconscio. Cesaris, milanese d’origine, dopo aver chiuso col lavoro all’ateneo pavese ha scelto di trascorrere molto tempo tra Viterbo e Tarquinia. A spingerlo sarebbero state due passioni: l’ornitologia e una donna, scienziata e appassionata di zoologia in forza al dipartimento Deb dell’Unitus (l’università della Tuscia).

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Esattamente lo stesso in cui lavorava il professor Angeletti. Il 68enne, che conosceva bene la Riserva delle Saline, era un signor nessuno per la comunità di San Martino al Cimino, frazione di Viterbo, dove aveva affittato una casa da due mesi. Dimora che dista appena 60 metri da quella della ricercatrice, dalla donna con cui anni fa aveva intrecciato, secondo la sua versione fornita al giudice, una relazione.

Al momento Claudio Cesaris si trova rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia. I legali avrebbero chiesto un’attenuazione della misura restrittiva in quanto il regime carcerario non è compatibile con il suo stato di salute. Vorrebbe trascorrere la detenzione in regime domiciliare nella casa di una sorella. Inoltre, oltre ad essere pentito del gesto compiuto si è detto disponibile a risarcire la famiglia del professor Angeletti.

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Angeletti, figlio di un medico di Tarquinia, era sposato ed aveva due figli. Era molto conosciuto e stimato nella cittadina della Tuscia dove viveva e lavorava. Dal 2010 insegnava ecologia applicata e tutela dell’ambiente marino al polo universitario di Civitavecchia. Il suo lavoro si svolgeva anche nel laboratorio di ecologia e centro ittiogenico sperimentale alle Saline di Tarquinia, a poca distanza dal posto dove il suo corpo è stato trovato senza vita.

Il Gip Paola Petti ha chiesto al pm che ha condotto le indagini Alessandro Gentile il parere sull’istanza a doppia firma dei legali di Cesaris, Alessandro De Federicis Michele Passione.

La decisione è attesa per lunedì. Ovviamente tutto può accadere ma a distanza di soli quattro mesi da quel terribile fatti di cronaca nera sembra davvero irragionevole la richiesta.

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